:: Volevo solo averti accanto, Ronald H. Balson, (Garzanti, 2014) a cura di Natalina S. e Marco Minicangeli

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imagesNatalina S.

Sarebbe stato un peccato chiudere nel cassetto dei sogni “Volevo solo averti accanto”, un romanzo di Ronald H. Balson, avvocato statunitense, che nella sua forgia letteraria ha saputo fondere il senso di giustizia con la passione per la scrittura e arrivare, con grande calore, al cuore dei lettori. Ed è proprio il cuore dei lettori a restituire entusiasmo e forza tali da rendere il romanzo un successo indiscusso a livello internazionale. Tradotto da Lucia Ferrantini ed edito da Garzanti, Volevo solo averti accanto, conquista anche gli scaffali delle librerie italiane nonché  l’animo, appassionato e sensibile, degli amanti del genere.

“Ci piace pensare di aver ormai superato l’odio razziale, ma la verità è che non possiamo mai abbassare la guardia [ … ] noi siamo delle sentinelle, dobbiamo tenere gli occhi aperti rispetto a qualunque indizio possa assomigliare al germe del genocidio.”

Sono le parole di Ben Solomon, protagonista principale del romanzo, ad offrirci una chiave di lettura profonda e significativa del tema che fa da perno all’intera storia: l’Olocausto che, pur essendo una delle manifestazioni più terrificanti del male, non esaurisce in sé le mille altre facce in cui può mostrarsi  e ci obbliga, in quanto figli della civiltà, a non abbassare il livello di guardia per non rischiare di inciampare, nuovamente, in errori che poco distano dal confine del filo spinato.
La storia narrataci da Balson abbraccia due momenti spazio-temporali, un presente nell’Illinois del 2004 e un passato nella Zamość degli anni del nazismo, perfettamente bilanciati nelle tre parti in cui la struttura narrativa è stata concepita. È il 26 settembre del 2004 e Ben Solomon, ebreo polacco, sopravvissuto ai campi di concentramento, sta per partecipare all’evento mondano più atteso dell’anno: il Gran Gala di apertura, la forza del destino, al Teatro dell’opera di Chicago. Il suo è un appuntamento atteso, voluto. Ben desidera, con tutte le sue forze, risanare la spaccatura che Elliot  Rosenzwaig, oggi, uomo integerrimo e dalla posizione indiscussa, ha provocato nella sua vita e in quella della sua famiglia, in cambio di una fatiscente bramosia di potere durante il regime. Sostenuto dalla forte quanto fragile avvocatessa Catherine Lockhart, Ben combatterà la sua battaglia fino a quando una luce spunterà per i giusti a dar gioia ai retti di cuore e solo allora troverà pace.
Non c’è vita senza amore, in tutte le sue manifestazioni, e anche nel clima nefasto dello sterminio nazista o, forse, soprattutto, esso si confonde fino a fondersi con l’istinto di sopravvivenza per sputare sull’odio e abbracciare i sogni. Volevo solo averti accanto è, anche, una storia d’amore e di amicizia non circoscritte entro i limiti del tempo e dello spazio ma cerniere indissolubili tra la vita e la morte.
Con la sua prosa minuziosa e l’estrema naturalezza nel narrare i fatti, questo romanzo conduce i lettori ad entrare in empatia con la sofferenza e con il senso di giustizia che spinge il protagonista alla ricerca della verità. Il ritmo, seppur lento nello snocciolare istante per istante ogni avvenimento, tiene alta l’attenzione e il desiderio di arrivare fino in fondo per scoprire che mai nessuno potrà chiudere questo capitolo chiamato Olocausto. Traduzione di Lucia Ferrantini.

Marco Minicangeli

Chicago, 26 settembre 2004. Al Teatro dell’Opera sta per iniziare La forza del destino, Gran Gala d’apertura della stagione. Elliot Rosenzweig, ricco mecenate della città, sta apprestandosi ad entrare quando tra la folla appare un uomo vestito con uno smoking fuori moda che si avvicina e gli punta addosso una pistola. Subito viene fermato e arrestato, ma il problema è che l’arma, una vecchia Luger, non avrebbe mai potuto sparare. Effettivamente quello che vuole l’uomo non è uccidere, ma attirare l’attenzione di tutti su un fatto: il vero nome di Resenzweig è Otto Piatek, e quell’uomo è il Macellaio di Zamosc, un famoso criminale nazista.
Inizia così Volevo solo averti accanto Once We Were Brothers — di Ronald H. Balson, un romanzo che negli Stati Uniti è stato un piccolo caso. Autopubblicato in formato ebook, è letteralmente esploso solo grazie al passaparola nella rete e le grandi case editrici se lo sono conteso a suon di dollari.
Torniamo alla vicenda narrata. L’uomo che ha puntato la pistola è Ben Solomon, un ebreo che è riuscito a salvarsi dalle persecuzioni naziste ed è emigrato in America. Sarebbe più o meno la stessa storia che racconta Rosenzweig — magnate delle assicurazioni, benefattore della città — che afferma di essere sopravvissuto ad Auschwitz, ma Solomon continua a dire che non è così, che lui è un nazista delle SS. Nessuno sembra volergli credere, nessuno tranne Catherine Lockhart, un giovane avvocato avviato a una radiosa carriera. E così Ben inizia a raccontare la storia sua e di Elliot (o forse sarebbe meglio dire Otto?), facendo rivivere al lettore la follia degli anni del nazismo. La storia scorre bene e non pochi saranno i problemi che Catherine e Ben si troveranno ad affrontare in una Chicago che fa fatica ad accettare quelle accuse. Ma è davvero così o dietro c’è qualche altra cosa? Possibile che quell’ottantenne illuminato, che fa donazioni anche ad associazioni ebraiche, sia un criminale di guerra?
Volevo solo averti accanto mette il dito in una piaga che forse non sarà mai sanata. Molti sono quelli che non hanno pagato (in Francia, Didier Daenickx con lo splendido A futura memoria si era fatto le stesse domande) e noi italiani dovremmo interrogarci su quante siano le camice nere che da un giorno all’altro sono diventate bianche. Chissà quante ricchezze, più o meno cospicue, sono il risultato della spoliazione degli ebrei. Già, chissà.

Ronald H. Balson: è un avvocato con la passione della scrittura. Volevo solo averti accanto è il suo primo romanzo .

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