:: Downton Abbey. Sceneggiatura completa prima stagione, Julian Fellowes, (Neri Pozza, 2013)

dowton scriptIl period drama, o english country drama che si voglia chiamarlo, cioè lo sceneggiato televisivo in costume, diciamo non è più lo stesso dopo Downton Abbey. C’è poco da fare, che amiate o meno la serie, che seguiate o meno le vicende dei conti di Grantham, dei Crowley e della loro servitù, che apprezziate o meno le ricostruzioni storiche dell’epoca edoardiana, epoca in cui lo sceneggiato prende l’inizio per poi proiettarsi negli anni Venti e Trenta, e finché la fantasia e le forze creative di Julian Fellowes gli consentiranno (che voglia arrivare agli anni 2000?), qualcosa è cambiato, e già se ne avevano le avvisaglie guardando Gosford Park, appunto sceneggiato da Fellowes nel 2001, per cui vinse un Oscar per la migliore sceneggiatura originale. Julian Fellowes, nato al Cairo nel 1949, non è esattamente un progressista, né un radicale, è anzi un Conservative member della House of Lords, tuttavia è riuscito a fare qualcosa di davvero progressista, e radicale, se non  addirittura rivoluzionario, fotografare una società, quella inglese dei primi del Novecento, dando voce a coloro che nel bene e nel male si impegnarono a cambiare un mondo apparentemente statico e immodificabile. Molti personaggi dello sceneggiato di Fellowes sono tesi in questa impresa. Rivoluzionaria? Bè forse sì, una rivoluzione appunto silenziosa, soft, ma come appunto la goccia scava la roccia, inevitabile e definitiva. Già leggendo i suoi romanzi (Snob e Un passato imperfetto), si arguisce che Fellowes ha una coscienza critica molto sviluppata, ed è pronto a sottolineare difetti e mancanze, e contraddizioni di una classe sociale, di cui lui appunto facendone parte è un osservatore privilegiato ma non servile o ossequioso. L’humour e l’ironia sono le sue armi principali, il senso del ridicolo, l’implacabile minaccia con cui stigmatizza comportamenti personali, usanze, ingiustizie. Starei a parlare ore di Downton Abbey quindi scusatemi se ho divagato, questa è una recensione di  Downton Abbey. Sceneggiatura completa prima stagione   (Downton Abbey Scripts: Series 1, 2012), edita da Neri Pozza alla fine del 2013, e tradotta da Chiara Ujka, forse la stagione più brillante scritta finora, sicuramente la stagione che mi è piaciuta di più, prima della deriva un po’ da soap opera, che ha preso nelle stagioni successive. Leggere questo testo, (ovvero la sceneggiatura completa della prima serie così com’era al momento in cui fu messa in produzione, senza i tagli avvenuti prima dell’inizio delle riprese o in fase di montaggio), a dire il vero piuttosto corposo, circa 530 pagine, fornisce la possibilità di conoscere il dietro le quinte di un successo planetario, e nello stesso tempo immedesimarsi quasi completamente nel processo creativo che l’ha generato. Esperienza affascinante anche per chi non conosca Downton Abbey (ci saranno davvero costoro?) o non lo ami affatto. Innanzitutto la forza di questo sceneggiato sono i dialoghi, se anche fosse stato un radio drama, senza scenografie, sontuosi castelli, costumi eleganti, sfarzose automobili, e tutto il corollario di eleganza e raffinatezza che ci trasmette la visione di Downton Abbey, non stento a  credere, avrebbe avuto più o meno lo stesso successo. Quasi ogni battuta è un gioco di intelligenza e british humour, forse solo un po’ velato da una ironia amara, che spesso fa dire ai personaggi cose che si immaginerebbero solo pensate, con lampi di sincerità e vetriolica verità inattesa, e questo è forse il segreto dei segreti, che si coglie leggendo questo script impreziosito da riflessioni, giudizi, divertite argomentazioni dello stesso Fellowes come note a margine. Oltre che ascoltare le battute pronunciate dagli attori, è bello anche leggere lo script come fosse un romanzo, anche se ormai la storia è nota, i colpi di scena conosciuti e attesi. Sette episodi, dall’affondamento del Titanic allo scoppio della Prima guerra Mondiale, notizia che giunge tramite un telegramma a rovinare una sontuosa festa all’aperto nei prati verdissimi antistanti a Highclere Castle. La fine di un mondo,  un mondo che non sarà più lo stesso. Spero di avervi incuriosito, io mi sono divertita enormemente, e mi sono chiesta perché non portarlo in scena in qualche teatro amatoriale, sempre che non ci vogliano permessi o autorizzazioni, ma anche in questo caso si può rimediare. Riporto la quarta di copertina. E naturalmente, buona lettura! Consiglio anche la lettura delle recensioni di Il mondo di Downton Abbey di Jessica Fellowes (Rizzoli, 2012) e Ai piani bassi di Margaret Powell (Einaudi, 2012)

Era il 15 aprile 1912 quando il Titanic affonda e più di 1500 persone perdono la vita. La notiziadella tragedia fa il giro del mondo. Quando arriva tra le verdi campagne dello Yorkshire, in Inghilterra, nella tenuta di Downton Abbey, il conte e la contessa di Grantham appaiono più sconvolti e turbati di chiunque altro.
Lo stesso destino che non ha concesso loro un figlio maschio, ma soltanto tre femmine Mary, Edith e Sybill, gli ha appena strappato anche il legittimo erede della loro proprietà, Patrick Crawley, morto a bordo del transatlantico.
Ora il nuovo beneficiario è Matthew, cugino di terzo grado della famiglia, un uomo «inopportuno», «scandaloso», che, in spregio a ogni nobile tradizione e costume, lavora per vivere.
Inizia così la serie più seguita e premiata della tv britannica, ideata e scritta da Julian Fellowes, già vincitore di un Oscar per la sceneggiatura del film Gosford Park, diretto da Robert Altman. In questo libro l’autore raccoglie non soltanto il copione della sceneggiatura originale, ma aggiunge svariati aneddoti sul processo di creazione dei personaggi; sulla scelta dei luoghi, in primo luogo Highclere Castle; sulla ricostruzione dettagliata degli ambienti, come le cucine d’epoca ricreate negli studi londinesi di Ealing.
Downton Abbey è un’opera «talmente ben fatta che non è necessario aggiungere nessuna battuta, ma soltanto leggerla a voce alta» per immergersi, grazie alla forza dei dialoghi e a una serie di perfetti colpi di scena, nella vita di una famiglia aristocratica di inizio Novecento, e scoprirne i crucci e le insoddisfazioni, la noia e le gelosie, i rapporti con i domestici e gli amori più inconfessabili, e godere dell’elegante ritratto di un’epoca che ha cambiato il nostro mondo per sempre.

Julian Fellowes ha vinto l’Oscar per la sceneggiatura del film Gosford Park , per la regia di Robert Altman. Oltre a essere un celebre sceneggiatore, è anche uno dei più famosi attori britannici, coprotagonista, insieme con Jeremy Irons, di Il danno , al fianco di Pierce Brosnan in Tomorrow Never Dies e di Anthony Hopkins in Shadowlands. Vive in Inghilterra con la moglie Emma e il figlio Peregrine. Snob è il suo primo romanzo e ha ottenuto uno straordinario successo di pubblico e di critica in Inghilterra.

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