:: Recensione di Il caso editoriale dell’anno – Anonimo (Edizioni Anordest, 2013)

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anonimoAnche se mentre mi vestivo per andarmene ho avuto l’impressione che Margherita fosse sveglia e facesse finta di dormire, come se sperasse che me ne andassi senza svegliarla, senza dire nulla, senza spiegazioni di sorta.
Poi magari lei dormiva veramente e quindi adesso ho un motivo in più per odiarmi, o anche solo per disprezzarmi.
Non lo so, ma veramente mi interessa di saperlo?
Veramente mi interessa quello che pensa Margherita?
Veramente mi interessa cosa pensa chiunque nei miei confronti?

Vi propongo un gioco. Una piccola licenza creativa da critico dilettante, postmoderna, ebbene sì il gioco, il divertissement è terribilmente postmoderno, come le citazioni colte, i rimandi, gli scambi di persona, i doppi, le assenze, le sparizioni. Discutevo di postmodernismo con un amico, che in modo acuto, e neanche troppo esagerando, definiva la nostra epoca, con crisi e disperazione generalizzata, un’ epoca da tragedia, non da dotti equilibrismi intellettuali. Ma in fondo si può parlare di cose serie scherzando, e mascherare (cos’altro un autore fa se non questo) la realtà, a volte squallida, desolata, gretta, con la calda luce dell’intelligenza.
Il gioco che vi proponevo di fare poc’anzi è di continuare a considerare anonimo l’autore di questo libro, Il caso editoriale dell’anno, (anche se il mistero è stato svelato, sebbene in che modo non so, forse anche questo meriterebbe una storia a sé) e perciò non ne farò il nome, anche se è un testo così personale, così ricco di impronte narrative, che per chi conosce questo autore, avendo praticato da lettore il suo mondo, anche senza disvelamenti, o coups de théâtre, l’identità è certa.
Quindi mi riferirò all’autore come all’Anonimo[1], in un gioco di identità fittizie, presunte, di immedesimazioni, non troppo vertiginose, di scambi di persona, perché non fatevi abbagliare dalla patinata apparenza, questo libro, a dire il vero assai sottile, scritto con tono spumeggiante e marcatamente autoironico, è più profondo e serio di quanto volutamente voglia apparire. Si parla di identità, fittizie o reali, si parla dei concreti dubbi, paure, speranze, insicurezze che affliggono uno scrittore, che sia mediocre o geniale poco importa.
Sì, certo è una satira del mondo editoriale italiano, (e il passatempo vagamente sadico di chi sarà chi, chi avrà ispirato quale personaggio, può cadere in derive che credo l’autore non desidererebbe), un pamphlet metafisico, travestito da romanzo, con personaggi, dialoghi, scenari riconoscibilissimi e volutamente ricercati. Lo stile è elegante, raffinato e lievemente eccentrico, come sono i gusti di uno scrittore che veste sempre di nero, che ama autori come Nooteboom su tutti, o Amis, Houellebecq, DeLillo, McInerney, o ascolta musica volutamente poco commerciale ma dal fascino indefinito.
Stranamente fino adesso ho parlato poco del libro e molto dell’autore, rimedierò dicendo che è scritto in prima persona, al presente. Narra il successo improvviso e immeritato(forse) di uno scrittore abituato fino ad un istante prima a porte in faccia e a bazzicare il purgatorio (economico) della piccola editoria. Poi il colpo di genio: cercarsi un agente, mediamente onesto, brillante, conoscitore delle regole del gioco, e  da quel momento si aprono per  lui le porte dorate della grande editoria, delle fiere letterarie, dei premi, delle presentazioni in università prestigiose o in grandi librerie.
Traduzioni in tutte le lingue del mondo, soldi a palate, donne pronte a tutto per compiacere il grande autore, il miraggio del Nobel, ma come nel Faust c’è un prezzo da pagare quando si avverano i sogni più spinti di un uomo (uno scrittore) e in un certo senso si vende l’anima alle regole del business. Il prezzo che il nostro paga è prima l’insicurezza e poi il prosciugamento della sua vena creativa, l’incapacità di scrivere anche solo una pagina decente. (L’esempio di scrittura dello scrittore superfamoso, è faticosa, davvero, spezzata per stile e contenuti, dal resto del romanzo. Della serie so anche scrivere in modo noioso. Attenti.) Un contrappasso ben crudele, più doloroso del cinismo e del sarcasmo di un romantico che guarda un mondo che vorrebbe migliore, con debolezze e mancanze.
In un cameo, Luigi Bernardi, colto nel suo volto più schivo e refrattario al presenzialismo tout court (e non ostante questo credo sarebbe stato felice di comparire in questo romanzo.)


[1] Roberto Saporito è nato ad Alba (CN) nel 1962. Ha studiato giornalismo. Ha pubblicato raccolte di racconti, come “Harley-Davidson Racconti” e “Generazione di perplessi”, e romanzi, tra cui ricordiamo “Anche i lupi mannari fanno surf”. Le sue opere sono state pubblicate in antologie e su innumerevoli riviste letterarie. È membro del comitato scientifico del festival letterario “Letture corsare” che si tiene ad Alba.

Una Risposta to “:: Recensione di Il caso editoriale dell’anno – Anonimo (Edizioni Anordest, 2013)”

  1. “Liberi di Scrivere” ha recensito (oggi) il romanzo di Roberto Saporito “Il caso editoriale dell’anno” | "Il caso editoriale dell'anno", il nuovo romanzo di Roberto Saporito (l'Anonimo) Says:

    […] https://liberidiscrivereblog.wordpress.com/2014/01/07/recensione-di-il-caso-editoriale-dellanno-anoni… […]

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