Lui si chiama Daniel, ha vissuto una vita per lo più da vagabondo a Londra, con un solo grande amore con una donna sposata, morta troppo presto, da cui ha avuto una figlia, che non ha mai conosciuto, alla quale manda ogni anno il giorno del suo compleanno presunto una lettera di auguri senza indirizzo.
Lei si chiama Alice, ha trent’anni, un’indole da eterna viaggiatrice che le impedisce di fermarsi a lungo in un posto e di crearsi legami e che da sempre si sente fuori posto accanto al padre, ora morente, e alle due sorelle maggiori, con le quali non ha mai sentito di avere granché in comune.
Daniel e Alice, un papà e una figlia che non si sono mai incontrati prima, si conosceranno al funerale dell’uomo che Alice ha sempre considerato suo padre, provando a ricostruire un rapporto, ma soprattutto raccontando, a voci alterne, le loro vite, così lontane ma a tratti anche simili, dove entrambi hanno il vezzo di fare liste delle cose che amano, odiano o che sono importanti per loro, liste che riflettono due vite insolite e a tratti un po’ borderline ma non per questo meno degne di essere vissute.
Non è la prima volta che la letteratura si interroga sul rapporto tra le generazioni, ma le dinamiche scelte sono interessanti, perché la ricerca di un genitore o di un figlio mai conosciuto di solito viene fatto con toni più da feuilleton, mentre qui è un lento avvicinamento tra due mondi così lontani e così vicini.
Anche la scelta dei due protagonisti è interessanti: Daniel è quasi un barbone, Alice potrebbe sembrare l’ennesima ribelle senza causa della narrativa, ma se ne distacca subito per una dose di profonda umanità e per essere uno dei tanti volti femminili di un oggi contraddittorio, che spinge la gente a crearsi dei legami, lavorativi e affettivi, in un momento in cui la crisi economica e la disgregazione della famiglia tradizionale rendono questi valori molto più difficili e aprono la strada alla costruzione di nuovi modelli di vita, non sempre facili da scegliere, ma possibilità in più dell’oggi.
Due punti di vista per due personaggi che raccontano questo loro incontro e avvicinamento di vite, mentre la terza protagonista della storia è la città di Londra, una Londra che non è quella turistica delle grandi attrazioni, né quella mondana dei teatri e dei ristoranti di lusso, né tantomeno quella affaristica della City, ma la Londra quotidiana di chi vive le sue vite, a volte per caso, a volte senza grandi exploit, e proprio per questo molto realistica ed efficace.
Daniel e Alice rappresentano due delle tante vite che non fanno notizia oggi e per le quali sembra che non ci sia spazio ma che esistono, due persone non disperate ma con problemi e aspirazioni, che scoprono un altro modo di volersi bene e altre affinità, partendo da un legame di sangue mai coltivato in passato, ma che li accomuna, e nel ricordo dell’amore di Daniel per la mamma di Alice, che lei ha conosciuto appena prima che morisse in un incidente d’auto.
L’amore in un giorno di pioggia presenta il ritratto di due personaggi che incarnano due delle possibili sfumature della vita di oggi e una saga familiare non magniloquente ma non per questo meno appassionante.
Sarah Butler vive a Manchester. Si occupa di progetti letterari e artistici che riflettono sui luoghi in cui viviamo. L’amore in un giorno di pioggia è il suo primo romanzo.
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4 gennaio 2014 alle 13:59 |
[…] :: Recensione di L’ amore in un giorno di pioggia di Sarah Butler (Garzanti, 2013) a cura di Elena…. […]