:: Un’ intervista con Giulio Leoni

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mediumBenvenuto Giulio su Liberi di Scrivere e grazie di aver accettato questa nuova intervista. Avevi già risposto ad alcune nostre domande in occasione dell’intervista collettiva dedicata a Nero Novecento. In questa parleremo solo di te e dei tuoi libri, anzi principalmente del tuo ultimo libro edito da Nord, Il testamento del papa. Ma ora iniziamo come di consueto con le presentazioni. Parlaci di te, descriviti ai nostri lettori. Romano, classe 1951. Chi è Giulio Leoni? Punti di forza e di debolezza?

Il mio più grande punto di forza è quello di riuscire a superare tutte le molte debolezze che mi affiggono. Punti di debolezza? Nessuno, ovviamente: scrivere è un mestiere per uomini duri, sottopone natiche e schiena a ore e ore di tortura, e bisogna saperle affrontare con distacco e il sorriso sulle labbra.

Come è nato il tuo amore per la scrittura e per i romanzi storici particolarmente?

Scrivo per il motivo per cui scrivono tutti gli scrittori: per il desiderio di essere amato. E spero di riuscirci raccontando storie interessanti e piacevoli. Non necessariamente istruttive, perché per quello basta già la vita reale. Quanto all’amore per la storia, deriva essenzialmente dal fatto che la Storia è un’innamorata che non ti respinge mai, è sempre disponibile e soprattutto ha una lunga, lunghissima pazienza. Oltre al fatto che francamente non saprei nemmeno immaginare una racconto non “storico”: anche se mi limitassi a descrivere quello che sta accadendo in questo preciso momento, già il tempo necessario per scrivere lo trasformerebbe in un racconto storico, anche se di storia recente. Stando così le cose, tanto vale allora sfruttare a pieno le immense risorse di tutto il tempo trascorso, senza limitarsi a quella fettina in cui per caso ci è toccato di esistere.

I thriller storici necessitano di approfondite ricerche. Raccontaci un tuo segreto, un tuo modo di procedere quando raccogli materiale per un tuo nuovo libro, che possa essere utile a giovani autori che vogliano seguire le tue orme.

Anzitutto cerco sempre di trattare epoche e personaggi dei quali abbia già in partenza una buona conoscenza. Poi procedo con un metodo che potrei definire vagamente popperiano, applico la regola della falsificazione: formula una ipotesi, una teoria, immagino una situazione che mi piacerebbe raccontare, e quindi mi metto in caccia di una qualsiasi prova, documento o anche solo argomentazione convincente che quello che ho pensato sia errato o impossibile. Se non trovo niente che possa smentirmi allora procedo, altrimenti cambio storia, senza rimpianti. Questo fa sì che in tutti i miei libri, anche in quelli in cui si avanzano ipotesi spericolate, non ci sia mai nulla che possa essere dimostrato falso.

Sei conosciuto, almeno da me, per il ciclo dedicato alle avventure investigative di Dante Alighieri. Ma hai spaziato con le tue opere in tutti i generi legato al fantastico, dal fantasy all’horror, dal giallo investigativo alla fantascienza, occupandoti anche di letteratura per ragazzi e non disdegnando i racconti. Amato all’estero, amato nel nostro paese, quale sfida ti sei posto, che non hai ancora raggiunto?

La sfida è sempre la stessa, cercare di fare sempre meglio, raccontare un’altra storia ancor più curiosa e affascinante, commuovere, emozionare, sconcertare, al limite infastidire  ancora un altro lettore. È un lavoro che non finisce mai, come tutti quelli che hanno un rapporto anche lontano con il campo dell’arte.

Ne parlavo con Matteo Di Giulio di una sorta di risveglio del thriller storico in Italia, i lettori sembrano apprezzarlo particolarmente, autori come Colitto, Martigli, Custerlina, pur variando scenari ed epoche sono molto amati. Cosa pensi affascini maggiormente del passato? Gli enigmi, i segreti nascosti in epoche lontane sono più avventurosi?

Credo dipenda da un bisogno profondo della nostra psiche: praticamente tutto l’ultimo secolo è stato caratterizzato da una continua innovazione scientifica e tecnologica, che costringeva l’uomo a mutare continuamente abitudini e costumi, spinto sempre più avanti verso un futuro magari inquietante ma anche luminoso. Ma la grande e terribile novità degli ultimissimi tempi è che è finito il futuro: non esiste più un orizzonte magari anche lontano e incerto, ma la cui prospettiva veniva a giustificare ogni fatica. Ormai cominciamo a sentire che ogni ulteriore trasformazione della nostra vita indotta dal progresso sarà ineluttabilmente verso il peggio. Questo diffuso sentimento porta a riscoprire il passato come un più sicuro ancoraggio, e i suoi enigmi anche i più tenebrosi fonte di una bizzarra consolazione.

Il testamento del papa è il primo libro tuo che leggo, quasi per caso. La Nord me l’ha inviato e come faccio sempre ne ho iniziate alcune pagine. Non ho potuto smettere di leggere, sarà per lo stile fluido, sarà per i personaggi decisamente interessanti, e per il mistero legato alla statua data in dono a Papa Silvestro II dall’imperatore d’Oriente. Si parla anche di un tesoro di Augusto, un bottino di guerra che aveva portato tornando dall’Egitto. Gli ingredienti per un thriller avventuroso ci sono tutti. Come è nata l’idea di scrivere questo romanzo, quale è stato il punto narrativo di partenza?

Benissimo, le cosa che accadono per caso nella vita sono quasi sempre quelle più decisive! Come per tutti gli altri miei racconti, l’idea di fondo è scaturita da una serie di domande che io per primo mi ponevo da tempo: come è nata la leggenda nera intorno alla figura di Silvestro II? Cosa c’è di vero? Cosa poteva essere la famosa testa magica che gli veniva attribuita, e se è mai esistita come poteva funzionare? E venendo più vicini a noi, chi era la famosa spia tedesca H27, Mademoiselle le Docteur, e cosa fece dopo la guerra? Chi si batteva negli anni Venti per la rinascita dei culti pagani a Roma? Fornire una serie di risposte plausibili ha costituito l’ossatura del romanzo, il resto lo ha messo la penna.

Due piani temporali paralleli, il 999 della Roma di Papa Silvestro II e il 1928 della Roma mussoliniana. Hai trovato affascinante accostare e confrontare queste due epoche? Hai notato anche delle similitudini?

Indubbiamente tra le due epoche, pur così lontane sotto tutti i punti di vista, esistono alcune “consonanze” che mi hanno spinto a sceglierle come sfondo per la vicenda. Entrambe sono gravate da un eguale sentimento di catastrofe imminente, ma con una singolare inversione dei ruoli: alla fine del primo millennio erano soprattutto gli strati più popolari e ingenui ad essere preda del terrore per la vicina fine dei tempi, mentre con poche eccezioni le gerarchie della chiesa e in genere le classi dominanti mantennero un atteggiamento molto più scettico e disincantato. Al contrario nei tardi anni Venti erano le élite più avvertite e inserite nei vertici del potere a presentire l’avvicinarsi di un secondo e ben più devastante conflitto, mentre i popoli vivevano una stagione tutto sommato più tranquilla e di relativa ripresa economica.

E’ anche un gioco di spie: H27 una spia tedesca, che tutti credevano morta, incaricata da un colonnello dell’ Abwehr di trovare “Qualcosa di estremamente prezioso per la Germania futura. E di pericoloso. Qualcosa che è andato perduto”, metterà in moto un gioco pericoloso. John Phillips verrà convocato nell’Ambasciata del Regno Unito per fermarla. Dunque anche un tocco di spy story?

Assolutamente sì: il periodo tra le due guerre mondiali è stato un campo di battaglia tra gli spionaggi di tutte le maggiori potenze non meno affascinante di quello della successiva Guerra Fredda. Meno conosciuto, perché non ha (ancora) avuto i suoi Fleming e Le Carré, ma altrettanto pieno di spunti e di personaggi che meritano di essere raccontati.

Protagonista è l’architetto antiquario Cesare Marni. Come hai sviluppato il suo personaggio?

Come in tutti gli altri casi, gettandolo nel pieno di una vicenda e cercando di immaginare le sue reazioni. È questo soprattutto che determina il carattere di un personaggio, spesso occorre soltanto pazienza e capacità di osservazione.

E vogliamo parlare dell’affascinante Zirka, l’enchanteresse merveilleuse, la grande illusionista che arrivava dalla Germania anticipata da una fama leggendaria? Una sua profezia sembra destinata ad avverarsi.

Zirka è modellata su un personaggio realmente esistito, con questo stesso nome. È stata all’inizio del secolo una delle più grandi maghe di ogni tempo, bella e affascinante. Che potesse essere anche una spia è ovviamente una mia congettura. Ma la sua profezia avrebbe potuto essere formulata da chiunque avesse un minimo di attenzione alla storia e a quello che stava avvenendo nel mondo.

Anche papa Silvestro, al secolo Gerberto d’Aurillac, è un personaggio affascinante, avvolto da una fama sulfurea. E’ più un damnatio memoria lanciata dai suoi nemici o davvero commerciava con l’occulto?

No, era soltanto una grande mente di scienziato in anticipo sui suoi tempi. E come avveniva allora e spesso avviene ancora oggi, questo non gli venne perdonato dai suoi contemporanei. I geni morti sono sempre onorati, ma quelli vivi e operanti troppo spesso incutono timore e suscitano invidie mortali.

Innovazione scientifica, progressi della scienza e della tecnica sono temi al centro del tuo romanzo. Non ci dire quale mistero è contenuto nella statua, ma mi piacerebbe sapere in che misura questo segreto avrebbe potuto cambiare la storia. Almeno qualche accenno, per non rivelare ai lettori troppo.

La storia potrebbe essere cambiata anche da un battito d’ali, è per questo che la fisica contemporanea ha elaborato la teoria degli universi paralleli! È difficile sapere quanto avrebbe inciso un eventuale ritrovamento della testa magica nei secoli passati: forse la rivoluzione scientifica che ha portato alla costruzione di macchine che imitano in modo sempre più perfetto il comportamento dell’uomo sarebbe cominciata con molti anni di anticipo.

L’intervista è finita, nel ringraziarti ancora della disponibilità mi piacerebbe sapere se hai altri progetti in cantiere, non solo letterari.

Al momento tra le altre cose sto lavorando alla sceneggiatura di un film dell’orrore, naturalmente affrontato con i modi che i miei lettori hanno imparato a conoscere. Sarà anche questa una storia in cui verità, finzione e incubo si mescoleranno in modo da non poter mai essere distinti dallo spettatore. È un’esperienza nuova, che dovrà naturalmente superare tutte le difficoltà che affliggono il cinema italiano per vedere la luce, ma che è molto stimolante.


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