:: Recensione di L’abisso è alle porte, Beda, GDS editori 2013 a cura di Viviana Filippini

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l'abisso è alle porteCosa è l’abisso? Così, su due piedi penso a qualcosa di profondo che non ha una fine. Una sorta di luogo dal quale sembra del tutto impossibile tornare indietro e se relaziono la parola abisso al titolo di questa raccolta poetica di Beda, penso che l’abisso sia alla porte come un qualcosa di cupo ed opprimente pronto a travolgere ognuno di noi. La raccolta di Beda, nata nel 2009, è un insieme di frammenti poetici di varie lunghezze nelle quali l’autore, che non ama definirsi un vero e proprio poeta, indaga situazioni di vita umana privata. Tanti versi dai quali emerge un pessimismo profondo nei confronti della vita e di come essa a contatto con la società di oggi stia abbruttendosi con la conseguente perdita  dei principi esistenziali positivi di un tempo. Il tutto è determinato dal contatto con un’organizzazione odierna e quotidiana dalla quale risulta quasi del tutto impossibile riuscire a ricavare qualcosa di buono e per tentare la costruzione di un oggi e di un domani migliore. Il tema delle poesie di Beda è esistenziale e le parole in questa raccolta sono il mezzo usato dall’autore per esprimere la sofferenza del vissuto quotidiano. Quello che emerge è un senso di profondo malcontento nei confronti del sistema contemporaneo nel quale ogni cosa sembra andare a rotoli (dal lavoro, all’economia fino a giungere allo scatafascio delle relazioni umane). Il pessimismo doloroso di Beda è così intenso che a volte si ha quasi l’impressione che la stessa parola poetica soffra nel tentativo di esprimere ciò che sta nel cuore di chi scrive. Dalla lettura di L’abisso è alle porte emerge il desiderio di chi comunica con in versi di sentirsi libero di esistere, ma è il mondo cupo e torbido nel quale si vive oggi a rendere difficile, ardito e quasi impossibile quest’ aspirazione. Tante sono le tematiche (amore, conflitti sociali, l’incomunicabilità tra le persone, sentimenti infranti) affrontate attraverso i versi, i paragoni e le metafore poetiche.  Tra i vari argomenti spiccano la consapevolezza della brutale trasformazione subita dal paesaggio naturale abbruttito e violato dall’ossessiva necessità di costruire insita nell’uomo (Amianto calmo e quieto) e il tempo Passato. Quest’ultimo è un esempio di un tempo fatto di pensieri, cose, gesti e persone trascorso per sempre e ormai irrecuperabile, composto da ricordi impossibili da riportare in vita, perché andati e finiti nell’oblio. Indicativa è l’immagine di copertina con quelle sbarre oltre le quali c’è una possibile libertà non facile da raggiungere per l’uomo odierno, fagocitato da un mondo che non è più quello che avrebbe dovuto e potuto essere. Il linguaggio di Beda è schietto e diretto proprio per fare arrivare il messaggio a chi legge, nella speranza di smuovere le menti dei lettori a prendere coscienza sulla deriva che il nostro universo sociale sta prendendo oggi.

Beda nasce e cresce a Padova, città dove ha vissuto  da bambino e da dove poi si è allontanato per esigenze familiari trasferendosi con la sua la famiglia in un tranquillo paese di campagna. Beda ha compiuto studi tecnici, che come dice l’autore: «poco si addicono alla mia vera indole». Beda si è iscritto a Lettere Moderne all’Università di Padova, ma ha abbandonato gli studi per dedicarsi ad altro in ambito familiare e lavorativo.

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