:: Recensione di Pensando a mio padre, Yan Lianke, Nottetempo 2013 a cura di Viviana Filippini

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Yan-Lianke_Pensando_cover_hrPensando a mio padre sembra un romanzo, ma non lo è. Yan Lianke in questo libro edito da Nottetempo racconta di suo padre, un contadino della provincia cinese dell’Henan e della loro vita. Il romanzo biografico è diviso in due parti  –Pensando a mio padre e In quegli anni-, come se fossero le due metà di un frutto diviso, pronte per essere riunite in modo tale da restituire a noi lettori il quadro complessivo dei ricordi dell’autore e della sua famiglia nella Cina tra gli anni ’60 e i primi anni ’80. Nella prima parte –Pensando a mio padre – Lianke figlio mette un concentrato tasselli d’infanzia personali, tanti frammenti del passato dai quali emerge la figura di un padre operoso, contadino di una terra non propria e difficile da coltivare. Un uomo magro come un fuscello, ma così forte e determinato da riuscire portare a termine la promessa fatta: costruire per i suoi figli una casa in muratura, con i pavimenti e il tetto di tegole. Un impegno che Lianke senior porterà alla fine nonostante le difficoltà economiche e la grave forma di asma cronica che degenererà in modo sempre peggiore. Accanto a quest’uomo solido e allo stesso tempo esile, c’è il piccolo Yan (l’autore) diviso tra l’aiuto nei campi, la scuola e le marachelle che hanno spesso come conseguenze punizioni severe (leggete l’episodio relativo alla deliziose focaccine di sesamo delle quali Yan Lianke era ghiotto) per le trasgressioni compiute.  Nella seconda parte invece – In quegli anni– Lianke porta noi lettori dentro alla sua carriera scolastica, dall’infanzia fino all’adolescenza, in un’epoca storica di importanti cambiamenti politici per la Cina, passata nel corso del XX secolo da Stato comunista, a Stato socialista, al Monopartitismo. La cosa che stupisce in questa seconda sezione è la forte competizione nata tra Lianke e una sua compagna di classe. Lui è contadino, lei è cittadina, ed entrambi sono coinvolti in una sfida di apprendimento per la conquista del titolo del miglior della classe. Poi, con l’arrivo della rivoluzione e di Mao anche la formazione scolastica e culturale subirà delle profonde trasformazioni. Cambiamenti che toccheranno nel profondo l’autore, il quale si renderà conto che per essere uno studente modello ed eccellente non importa conoscere, ma è fondamentale recitare a memoria le parole del leader politico. Considerato in modo complessivo Pensando a mio padre è  un libro nel quale, parola dopo parola, si rivela la profonda ammirazione di un figlio verso il padre e la dolorosa consapevolezza per Yan Lianke di non essere stato un figlio perfetto. Vita di campagna, legami di famiglia, duro lavoro, convergono in questo memoir personale dello scrittore cinese, dove chi scrive non si limita a parlare dalla dimensione privata della famiglia Lianke, ma Yan mette a nudo se stesso e quel suo caratteraccio che lo ha portato in più occasioni a compiere gesti e ad avere pensieri non rispettosi verso i genitori. Pensando a mio padre è un vero e proprio tributo e salvataggio in fogli scritti delle proprie origini e dei ricordi, nei quali si intravede un profondo e costante senso di colpa che lo tormenta nell’ animo per non essere mai stato abbastanza riconoscente verso chi ha sacrificato la propria esistenza al lavoro pur di garantire una vita degna ai propri figli. Traduzione di Lucia Regola.

Yan Lianke è nato in Cina nel 1958 nella provincia contadina dell’Henan. Quando aveva 20 anni non potendosi permettere di proseguire gli studi, scelse la carriera militare cominciando a redigere testi della propaganda comunista. Nel 1985 Lianke si laura e poco dopo essere tornato alla vita civile inizia la carriera di scrittore che gli ha valso alcuni importanti premi letterari cinesi (Li Xun e Lao She). Molti dei suoi lavori, tra i quali Servire il popolo (Einuaudi, 2006) in cui prende in giro i precetti maoisti e Il sogno della città di Ding (nottetempo 2011, finalista al Man Asian Literary Prize) nel quale denuncia l’epidemia del’AIDS nelle campagne cinesi, sono stati sottoposti a censura in patria. Nel 2013 è stato tra i finalisti del Man Book Prize.

Una Risposta to “:: Recensione di Pensando a mio padre, Yan Lianke, Nottetempo 2013 a cura di Viviana Filippini”

  1. Viviana Says:

    accidenti mi è sfuggito lo zero nell’ultima riga della biografia dell’autore, ma è davvero un bello scritto fa pensare quante volte i figli si accorgono solo troppo tardi dell’importanza dei gesti e sacrifici dei genitori…

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