:: Segnalazione di Lettere dalle Hawaii di Mark Twain (Cavallo di Ferro, 2013)

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Cover_HawaiiLettere dalle Hawaii
di Mark Twain
Letters from Hawaii –traduzione di Virna Conti,
a cura di Alessandro Gebbia e Virna Conti

Nel 1866, il “Sacramento Daily Union” è il più antico giornale a ovest del Mississippi. Sacramento è allora una città in forte ascesa economica e demografica, desiderosa di affermarsi al pari, se non di più, della non lontana San Francisco, e dunque estremamente attenta nei confronti dell’Oriente, quale altrove verso cui espandere – in linea con tutto il resto degli Stati Uniti – i propri interessi politici e commerciali. Tale espansionismo necessita del supporto (e della giustificazione?) di un immaginario collettivo ad hoc che canalizzi motivi di curiosità e seduzione: l’Oriente come uno sterminato Eden esotico adesso non più così distante, ma anzi finalmente accessibile. L’alfabetizzazione al verbo espansionista viene svolta principalmente dagli organi di stampa che, con particolare immediatezza, fanno breccia sull’opinione pubblica più acculturata, guadagnandone il consenso.
Il “Sacramento Daily Union” decide che è arrivato il momento giusto per spedire sull’arcipelago delle Hawaii – emblema perfetto di quell’altrove che deve essere raccontato ai cittadini californiani e quindi americani – un energico, giovane e promettente cronista.
Quel cronista è Mark Twain, viaggiatore come pochi del suo tempo, nonché scrittore votato al movimento.
Dal marzo al luglio del 1866, Twain, poco più che trentenne, vivrà alle Hawaii, territorio tra i più isolati del mondo, a quasi 4000 km dalla costa americana.
Da lì Twain scrive per il giornale californiano 25 lettere che offrono uno sguardo affascinante e affascinato sulle Hawaii del XIX secolo, ancora legate ad antiche tradizioni e avvolte nella magnificenza tropicale, quando l’influenza della cultura americana era pressoché inesistente e le isole non appartenevano agli Stati Uniti. È proprio mentre quest’ultimi, assieme a Francia e Inghilterra, si contendono l’egemonia della zona e mentre i nativi cominciano a misurarsi con la decadenza dovuta al dilagare delle malattie e alle pressioni esterne che si dispiega il racconto di Twain.

[…] pur ponendosi in atteggiamento critico di fronte all’ancestrale cultura degli hawaiani, Twain non sa sottrarsi al fascino di queste isole […]; si meraviglia di certe usanze tribali del passato ma non si sente di ripudiarne la diversità; rimane in tutti i sensi un inguaribile romantico eppure non riesce a evitare di essere il cantore di un capitalismo sempre più dominante e pervasivo; appare un osservatore del vecchio e agisce da anticipatore del nuovo.

(Dall’introduzione di Alessandro Gebbia)

Le lettere descrivono la potenza dell’impatto naturalistico che le isole esercitano sugli stranieri, il paesaggio incontaminato, dunque – la vegetazione lussureggiante, i vulcani, le valli, le spiagge, il mare –, il clima, la popolazione – i nativi ma anche i capitani di navi, i turisti, i missionari –, i quartieri, le infrastrutture, la politica, l’economia, la storia, la religione, i costumi. Tutto diventa oggetto d’osservazione e materia letteraria per Twain.
Se è vero, come sostiene Hemingway, che la narrativa americana nasce con Le avventure di Huckleberry Finn (1884), è altrettanto vero, come dimostrano le Lettere dalle Hawaii (1866) che, prima ancora, Twain è l’ideatore del giornalismo americano. Un genere letterario completamente nuovo e originale non solo per gli argomenti – la conquista del West, la febbre dell’oro, lo sviluppo della costa occidentale, il sorgere di una nuova economia e di una politica espansionistica sempre più agguerrita – e per lo stile, dettagliato, ironico, diseguale, ma soprattutto per la lingua, ricca di trovate, neologismi e innovazioni sintattiche, destinata a porsi quale fondamento della lingua americana moderna.
La prima persona delle Lettere conferisce una prospettiva squisitamente autobiografica, la cronaca giornalistica emerge negli approfondimenti e nei commenti – in specie economici e politici – dallo scopo prontamente informativo; tuttavia l’estro letterario di Twain non è affatto sacrificato, anzi, lo scrittore non perde occasione di insinuarsi nella cronaca divertendo il lettore e sollecitandone la meraviglia. Twain passa dall’ironia ciarliera e piena di brio del reportage di viaggio, alla causticità dei momenti di noia, fino alla distaccata asciuttezza dei resoconti sugli aspetti commerciali.
Il soggiorno alle Hawaii rappresenta un punto di svolta nella vita dello scrittore: l’avvio della carriera giornalistica, il successo tra il grande pubblico (grazie anche all’attività assai remunerativa di conferenziere che lo avrebbe reso uno degli oratori dell’epoca maggiormente richiesti e applauditi) e, di lì a poco, la stesura dei grandi romanzi.
Le isole conquistano Twain istantaneamente perché altrettanto istantaneamente egli capisce che non sono soltanto un luogo incantevole, bensì sono un luogo unico al mondo.
Ogni scrittore ha un luogo dell’anima, quello di Mark Twain fu l’arcipelago delle Hawaii: le immagini del cratere di Diamond Head, le baie, la brezza delle onde non smisero di alimentare in lui una saudade mai sopita. Dopo la partenza, il sogno di Twain fu sempre quello di tornare alle Hawaii per trascorrervi la vecchiaia, ma ciò non accadde più.
Numerosi osservatori contemporanei hanno continuato a interrogarsi sull’attrazione e la malìa dell’arcipelago delle Hawaii rispetto ad altri luoghi dal clima caldo ma nessuno di loro ha saputo spiegarlo come Mark Twain nelle sue Lettere dalle Hawaii.

Mark Twain, pseudonimo di Samuel Langhorne Clemens (Florida, Missouri 1835 – Redding, Connecticut 1910), è uno dei padri indiscussi della letteratura nordamericana. Appena dodicenne comincia a lavorare come tipografo, per poi diventare apprendista pilota lungo il fiume Mississippi (dove la sua famiglia si è intanto trasferita), esperienze che si rivelerà tra le più formative della sua vita. Fu proprio dal gergo dei battellieri che derivò lo pseudonimo “mark twain”, cioè “marca due”, espressione che indica la profondità dell’acqua di due braccia. Giornalista e conferenziere vivace, Twain è autore di circa 50 opere, fra romanzi, racconti e saggi. I suoi capolavori, Le avventure di Tom Sawyer e Le avventure di Huckleberry Finn, sono legati al mondo dell’infanzia ma non possono non ricordarsi anche Il principe e il povero, Vita sul Mississippi, Un americano alla corte di re Artù e Seguendo l’equatore. Lettere dalle Hawaii viene tradotto per la prima volta in italiano per i tipi dell’editore Cavallo di Ferro.

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