:: Recensione di Neronovecento A.A. V.V. (Cordero Editore, 2013) a cura di Diego Di Dio

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neronovecentoIl secolo breve. Il secolo lungo. Il secolo sterminato. Il secolo spezzato. Il secolo più violento della storia dell’umanità. Il secolo dei genocidi. Il secolo dei totalitarismi.”

Così si apre l’introduzione di Daniele Cambiaso a “Nerovecento”, un’antologia pubblicata dalla Cordero Editore. Dieci racconti d’autore, uno per decennio, assemblati dallo stesso Cambiaso in un libro che ripercorre un intero secolo di storia italiana.
L’antologia si apre con “Il sogno di Anna” di Stefano Mantero. Il destino degli emigranti e lo scrosciare del mare fanno da sfondo storico a un giallo ambientato agli inizi del secolo. Attraverso gli occhi di Giulio, il protagonista reporter, si dipana un omicidio consumatosi su un piroscafo. Nota degna di interesse è quella relativa alle prime tecniche fotografiche, che in questo racconto vengono spiegate con dovizia di particolari.
Il libro prosegue con “Non come in guerra”, lo strepitoso racconto di Angelo Marenzana. Qui la storia dell’umanità ha compiuto qualche passo in avanti, e ci troviamo in un’Italia appena uscita dalla prima Guerra Mondiale, in un degrado umano e sociale da far accapponare la pelle. Sullo sfondo delle proteste sindacali, e di un’evoluzione del potere che impara a preservare se stesso, Marenzana dà lezioni di scrittura con uno stile veloce, fulmineo e accorto, in grado di tessere un colpo di scena dietro l’altro.
Molto originale è il terzo racconto, “Gaggio”, scritto dalla collaudata coppia Riccardo Parigi e Massimo Sozzi. Mentre l’Italia sta assistendo alla progressiva ascesa fascista, i due autori ci parlano delle vicende di un circo e delle strane figure che lo popolano. Molto ben riuscito il personaggio del nonno burbero. Calibrato il finale, degno del miglior giallo.
“L’uomo con la valigia” di Giorgio Ballario merita una menzione speciale per l’ansia che riesce a trasmettere al lettore. Ballario ci parla di una fuga al cardiopalma, ambientata nelle colonie africane nel corso degli anni Trenta. La ricostruzione dell’ambiente è notevole, ma la caratteristica principale di questa storia è che si lascia letteralmente divorare: le parole dell’autore pizzicano con esperienza nella psiche del protagonista, trasmettendoci una scarica di adrenalina dalla quale è arduo non restare travolti.
“Requiem”, di Denise Bresci e Ugo Polli, è un piccolo gioiello di scrittura e intreccio. L’ambientazione storica è quella del secondo dopoguerra, un periodo duro e pieno di contraddizioni, nel quale i due autori sanno tuttavia come muoversi. In un gioco di flashback e flash-forward dipingono un meraviglioso affresco di vendetta e redenzione, tradimento e suspense. Ottimo il finale a sorpresa.
“Phlebas il Fenicio”, del grande Giulio Leoni (autore che non ha certo bisogno di presentazioni), narra di un viaggio per mare che fa da sfondo a un dialogo-confessione. Lo scambio di battute che viene costruito tra i due protagonisti è un climax di previsioni e anticipazioni sul futuro, che trova la sua degna esplosione in un coerente disvelamento finale.
E passiamo ad “Amesha Spenta”, il bellissimo racconto di Claudio Asciuti. Lo stile è originale, onirico e veloce. Le scelte sulla punteggiatura non rallentano questo racconto lungo, ma avvincente. Nella Genova del 1968, durante gli scontri, i destini dei protagonisti si incrociano e si dipanano in un continuo alternarsi, mescolarsi, di presente e futuro, in cui la memoria fa da volano per un passato violento, ma mai dimenticato. E se questi sono i decenni che, più di altri, hanno assistito alla ribellione delle classi meno abbienti, su ogni scelta umana e sociale grava l’ombra dello Stato, unico grande demiurgo, macchinatore silenzioso di ogni fermento politico.
Altra importante ospite di questo libro è Adele Marini, che ho avuto il piacere di conoscere grazie ai suoi scritti “I fondamenti della scrittura d’indagine” (Milano Nera). “L’ultimo scatto”, ambientato nel corso degli anni ’70, è un racconto che mescola tecnica ed esperienza. Questa storia potrebbe idealmente collegarsi al brano che apre la raccolta, per l’importanza data alla “fotografia”, con la differenza che qui non sono le tecniche d’inizio secolo a giocare la partita, bensì una serie di foto rubate, in grado di far emergere le ombre più cupe nascoste dietro la cosiddetta “strategia della tensione”. Lo stile dell’autrice è raffinato e teso, ed è un piacere lasciarsi condurre verso la soluzione finale.
Sapiente e avvincente è “L’attentato che non ci fu” di Vindice Lecis. Lecis, oltre a essere un giornalista del gruppo editoriale Espresso, è anche autore di romanzi e saggi. Il centro nevralgico della storia è il 3 ottobre del 1973, giorno in cui Berlinguer fu ferito a Sofia in uno strano incidente, sul quale, tuttavia, deve calare un muro di silenzio per i nostri protagonisti. Intrighi politici e atmosfere spy-story per una storia calibrata e ben scritta.
E concludiamo con l’ultimo racconto: “Il sogno” di Giorgio Merega. La morte di un poveraccio, che dovrebbe passare inosservata, è in realtà il ponte per una trama thriller ben intessuta e ben congegnata, che si sviluppa  nella Genova degli anni Novanta. Un caso molto particolare per il commissario Leone, protagonista di una storia dalle tinte noir e dallo sfondo politico ben costruiti.
Dodici autori, dieci storie, un secolo. “Neronovecento”, per originalità delle trame, ricerca storica e qualità della scrittura, si conquista un posto d’onore tra le letture che mi sento di consigliare per questa estate. I miei complimenti, e la mia stima di lettore, vanno al curatore, Daniele Cambiaso, e agli autori, che hanno costruito un libro di altissima qualità.


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