:: Recensione di Una stanza piena di sogni di Ruta Sepetys (Garzanti, 2013) a cura di Elena Romanello

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stanza sogniDopo aver raccontato in Avevano spento anche la luna il calvario della Lituania sotto lo stalinismo vissuto dalla famiglia di sua nonna, Ruta Sepetys è tornata nelle librerie italiane con il suo nuovo romanzo, ambientato più o meno nello stesso periodo storico dell’altro, gli anni Quaranta, ma oltre oceano, negli Stati Uniti, nell’affascinante, contraddittoria e violenta New Orleans, città di confine e di stordimento, di sperimentazione e di perdizione.
Josie, figlia adolescente di una prostituta di un bordello, è cresciuta con come uniche consolazioni i libri e la libreria di uno dei suoi pochi amici, un anziano uomo di colore, e sogna di poter evadere da un mondo che le sta sempre più stretto, magari cercando di frequentare l’Università, anche se sa che è molto difficile. Un giorno entra in libreria Hearne, un viaggiatore che la affascina e che condivide la sua passione per la letteratura e i suoi classici, che poco dopo muore e forse sua madre, che abbraccia i suoi clienti ma non l’ha mai fatto con sua figlia, non è estranea alla sua morte. Josie dovrà fare una scelta, tra la sua vita e il continuare a fingere amore per qualcuno che non lo merita.
Un romanzo di formazione, che esalta la lettura e i libri come antidoti ad una vita squallida e come porte che aprono la voglia di vivere, di cambiare, di conoscere. Il personaggio di Josie, adolescente curiosa, fiore nato dal letame come avrebbe detto Fabrizio de André, resta dentro, non è una finta ingenua o una verginella che resiste alle avances e alla corruzione, ma una ragazza moderna e libera, capace di voler credere e seguire ai suoi sogni, come possibilità di riscatto e di cambiamento, di voltar pagina e vivere.
L’ambientazione della New Orleans degli anni Quaranta è particolarmente accurata, pronta a svelare il volto di una città poi cantata e celebrata da altri autori in vari generi (un esempio per tutti Anne Rice) e purtroppo gravemente ferita dall’uragano Katrina, una città che non era comunque un paradiso in terra anche se resta una delle più interessanti culturalmente e socialmente degli Stati Uniti.
Un merito dell’autrice è anche quello di raccontare una storia in un ambiente sordido e degradato ma di farlo senza volgarità, concessioni morbose, colpi di scena e altre cose gratuite, ma con delicatezza, in una risalita dagli inferi di Josie, che si riscatta grazie e partendo dai libri.
Avevano spento anche la Luna era un libro commosso e straziante, su una delle tante tragedie rimosse del secolo breve viste dal punto di vista di una giovanissima protagonista. Una stanza piena di sogni conferma il talento dell’autrice, in una storia che parte disperata ma man mano si arricchisce di speranza, un inno alla ricerca di sé e di cosa si ama realmente, ma che non è né una favoletta zuccherosa né una storia irrealistica e con poco spessore, ma un percorso di vita possibile, tra le mille combinazioni possibili.

Ruta Sepetys è nata in Michigan da una famiglia di rifugiati lituani la cui storia ha ispirato il suo primo romanzo, il bestseller Avevano spento anche la luna (Garzanti, 2011). Vive nel Tennessee con la sua famiglia.


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