:: Recensione di Confessione a Tanacu, Tatiana Niculescu Bran (Hacca Edizioni, 2013) a cura di Lorenzo Mazzoni

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confessione-tanacuIl fatto di cronaca all’origine del libro che ha ispirato il film Oltre le colline di Cristian Mungiu, premiato al Festival di Cannes, accade nel 2005, in Romania. Un ambizioso prete, con velleità di esorcista, esercita il potere sulle monache e sui fedeli seguendo un retrivo e agghiacciante prontuario dei peccati. Infelici ragazzi sopravvivono agli orfanotrofi ma non a se stessi, tra pedofilia d’importazione, corruzione autoctona, associazioni umanitarie benefiche e per delinquere. Ingenue suore si prodigano zelanti al servizio di un’interpretazione mistificatoria del senso religioso. Maldestri medici di ospedali fatiscenti sono alle prese con un caso che supera la loro preparazione professionale. Irina, ventitreenne che ha trascorso l’infanzia tra brefotrofi e affidamenti temporanei, approda al monastero di Tanacu. Che cosa è successo nella sua vita per comportarsi come un’indemoniata e che colpe ha per meritarsi la violenza degli scongiuri e dei supplizi con catene per cani? Un episodio che ha scosso il mondo. Accade nell’Europa del terzo millennio. Mai come in questo caso l’esacerbata ortodossia appare come sinonimo di una mentalità da Medioevo.
Queste le parole dello scrittore romeno Mihai Mircea Butcovan all’inizio del romanzo Confessione a Tanacu (Hacca Edizioni) di Tatiana Niculescu Bran, mirabilmente tradotto da Anita Natascia Bernacchia. Un’opera che potrebbe essere ascritta nel filone del New Journalism e che, come illustri predecessori (penso soprattutto ai due capolavori Operazione massacro di Rodolfo Walsh e A sangue freddo di Truman Capote) anche questo è un testo che mutua dal noir la struttura e il montaggio per sbatterci in faccia la dura realtà, la cronaca pura, un corpo a corpo con la verità sepolta.
Nel giugno 2005, a Tanacu, 350 chilometri a nordest di Bucarest, in Romania, la giovane monaca Irina Cornici, 23 anni, fu crocifissa dalle sorelle del monastero, su ordine di Daniel, un prete ortodosso con manie da esorcista, convinto che fosse “posseduta dal demonio” probabilmente per via di alcune crisi epilettiche. Prima di essere crocefissa Irina venne tenuta legata mani e piedi per diversi giorni e privata di acqua e cibo. Come scritto da Giacomo Papi e Mihaela Iordache in un articolo apparso su Diario nel luglio del 2005: “È lei la suora di 23 anni incatenata per giorni a una croce senza ricevere né cibo né acqua per essere liberata dal diavolo, in un remoto monastero ortodosso della Moldova romena. La fotografia che ha raccontato la sua morte è bella e terribile. La ragazza giace nella bara, dodici candele rischiarano la scena e i volti delle consorelle che assediano il cadavere. È un dipinto di Caravaggio fissato su pellicola in un giorno di giugno del 2005, un’immagine che possiede una strana geometria di sguardi, un ritmo esatto di teste e posture. E’ una specie di congiura espressiva che indica il vero centro dell’attenzione non nel cadavere di Irina, ma in padre Daniel (Petru Corogeanu all’anagrafe) che sta sulla destra, fuori dall’inquadratura, un uomo di 29 anni reso più maturo e mistico da una foltissima barba infuocata. Una scena che rappresenta uno sbadiglio del Medioevo nel cuore dell’Europa postindustriale.
Dalla caduta di Ceausescu, in tutta la Romania, i monasteri si sono triplicati e i monaci quadruplicati. È il risveglio religioso di un nuovo Medioevo ormai fuori controllo. In Romania, dopo quarant’anni di ateismo di Stato, si assiste a un vero e proprio risveglio spirituale. Dal 1990, ha scritto Craig Smith sull’Herald Tribune, il numero dei monasteri è salito a 600, il triplo rispetto agli anni di Ceausescu, mentre i 2.800 monaci sono quadruplicati. Per sfruttare il trend positivo, o forse per la sua tradizionale lentezza, l’episcopato ortodosso non ha saputo governare il cambiamento.
I segni sono dappertutto, la povertà, la fame, la partenza dei giovani, il loro emigrare nel mondo in cerca di un pezzo di pane, i nostri intellettuali che si dedicano alle mansioni e ai lavori più umilianti per portare un soldo a casa e sfamare i propri figli, questi romeni che piangono di nostalgia per le loro madri rimaste a casa, che non conoscono più festività, che non hanno più domenica, schiavi di tutte le umiliazioni e le fedi fasulle, di tutti i paganesimi turchi e arabi. Siamo diventati i mendicanti dell’Europa e del mondo intero. Le braccia più a buon mercato sono quelle del povero romeno. In che stato di umiliazione è arrivato il nostro popolo cristiano.”
Petru Corogeanu, padre Daniel, uomo che approda alla religione dopo aver fallito miseramente come giovane calciatore, prima a Vaslui e, poi, all’Università dello sport di Bucarest, secondo le testimonianze dei monaci che hanno studiato con lui al monastero di Stefan Cel Mare, dove si è formato come uomo di Chiesa, è sempre stato un esaltato. Quando gli altri pregavano un’ora, lui ne pregava tre. Quando era il momento delle attività pratiche: curare l’orto, tagliare la legna, sistemare il monastero, lui pregava. Quando gli altri si riunivano a chiacchierare lui si isolava e pregava. Pregava. Pregava sempre, Invocava gli angeli. Si lasciava rapire dal suo delirio spirituale. Pregava. Pregava. Pregava.
Questo nella realtà, ma Confessione a Tanacu  è cronaca letteraria e anche qui padre Daniel si dimostra per quello che è: un poveretto devastato da visioni medioevali, una incompleta e patologica educazione civica, sbrodolanti e fugaci autopromesse di raggiungere il Regno dei Cieli con le sue azioni.
‘Poiché tu sei potente o Signore, e a Te innalziamo gloria, al Padre, al Figlio e al Santo Spirito, ora e sempre, e nei secoli dei secoli. Amen’ disse padre Daniel guardando Irina con il capo reclinato da una parte, come a dire ‘Lo vedi? Te lo avevo detto!’, poi alzò gli occhi al soffitto, chiusi, in segno di profonda gratitudine a Dio.

Tatiana Niculescu Bran si è laureata presso la Facoltà di Lettere dell’Università di Bucarest e presso l’Istituto europeo di giornalismo di Bruxelles. Tra il 1995 e il 2004 è stata redattrice nella redazione romena londinese di Radio BBC World Service. Tra il 2004 e il 2008 ha diretto l’ufficio della BBC World Service di Bucarest. Nel 2006 ha pubblicato il romanzo Spovedanie la Tanacu (Confessione a Tanacu), seguito nel 2008 da Il libro dei giudici. Ha inoltre pubblicaro Le notti del Patriarca nel 2011 e Nella Terra di Dio nel 2012.

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