:: Recensione di Dietro la stazione di Arno Camenisch, (Keller editore, 2013) a cura di Viviana Filippini

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160-dietro-la-stazione-csAvete presente la tipica immagine della Svizzera con la sue verdi montagne, le mucche al pascolo e fantastici paesaggi nei quali tutto sembra dipinto da un abile artista? Ecco dimenticatevi questa immagine e leggendo Dietro la stazione, il piccolo capolavoro nostalgico dedicato al passato scritto dallo svizzero Arno Camenisch, scoprirete un insolita e a dir poco impensabile terra elvetica. Tutto un micro mondo di un villaggio montano – 40 abitanti compresi cani e gatti – è narrato nel nuovo libro di Camenisch che usa uno sguardo lucido e puro come quello di una bambino per raccontare i luoghi delle sue origini. Una storia dove la vita di ogni abitante si sviluppa attorno alla stazione ferroviaria, un punto di riferimento che rappresenta il ponte di collegamento con il mondo esterno alla valle protagonista della narrazione. Accanto a chi ci racconta la storia – ambientata in un paesello senza nome, ma collocabile nella catena montuosa dei Grigioni – si innestano tanti altri personaggi che fanno di Dietro la stazione una vicenda corale, dove ognuna delle persone agenti apporta il proprio contributo alla costruzione della storia di vita quotidiana. Nel libro del giovane Camenisch, edito da Keller e tra i finalisti del Premio Salerno Libro d’Europa, compaiono tanti tipi umani che evidenziano, da un lato, quanto sia varia la nostra specie e, dall’altro, quanto questa diversità di tipologie comportamentali riescano a convivere in uno stesso spazio. Ecco arrivare  sulla scena la nonna dell’io narrante con il marito costruttore di bare colpito da acciacchi vari dovuti all’età che avanza. Accanto a loro irrompono Gion Baretta che molla al padre del primo personaggio dei conigli da allevare. Poi compare Giacasep con il suo un negozio dove vende motoseghe e chiodi, un posto che il protagonista e il fratello frequentano spesso prendendo di nascosto chiodi che nascondono nei pantaloni e che una volta finiti nella lavatrice danneggiano irreparabilmente la lava panni di famiglia, causando le ire della madre di chi racconta. E non mancano altri personaggi originali come la vicina di casa di italiana, il maestro di sci sempre vestito uguale che porta in dono squisite tavolette di cioccolato e la bella – e qui si capisce subito la particolare attrazione del narratore per la  ragazzina – bambina Silvana. Il villaggio di Dietro la stazione è una sorta di microcosmo a sé filtrato attraverso l’innocente sguardo di un bambino che ci racconta la realtà dove è nato e cresciuto. Chi legge ha quindi l’impressione di trovarsi davanti a personaggi grotteschi, comici e a volte troppo strampalati per essere reali, ma questa non è un’impressione errata. Essa è figlia dell’immediata prima  impressione di una visione fanciulla che vede il mondo circostante in maniera pura, senza gli schermi imposti dall’età adulta. Il villaggio di Dietro la stazione è una sorta di museo con tanti esseri strani e Camenisch non ci racconta nulla di quello che sta oltre la stazione, perché il suo è un viaggio indietro nel tempo alla riscoperta e alla salvaguardia di un passato ormai trascorso per sempre. Il lettore entra nel microcosmo di Camenisch grazie allo sguardo in soggettiva dell’io narrante e all’originale scelta linguistica – fate attenzione che non sono errori grammaticali i modi in cui certe parole vengono tradotte e scritte – che attraverso una mescolanza di italiano, tedesco e romancio esprime le diverse entità umane presenti in uno stesso piccolo ambiente in fase di trasformazione. L’importanza di salvaguardare i tempi andati è una costante dei Dietro la stazione e la scelta compiuta alla fine dal protagonista ci fa capire che la vita nel suo villaggio è sì un’ epoca trascorsa, ma in lui c’è il bisogno di mantenerla viva per ricordare le persone, i gesti e le cose che hanno caratterizzato la sua infanzia. Ottima la traduzione dal romancio di Roberta Grado.

Arno Camenisch è nato nel 1978 nella regione dei Grigioni, in Svizzera. Ha studiato Letteratura a Biel, dove vive attualmente. Camenisch ha vinto numerosi premi per la sua poesia, le prose e i drammi, che scrive in tedesco e in romancio. È membro dell’ensemble Spoken Word ‘Bern ist überall’. I suoi lavori in prosa e alcuni estratti sono stati tradotti in 15 lingue. Camenisch è stato inserito nell’Antologia della migliore fiction europea del 2012. Tra i premi che ha vinto: Plema d’aur, Premio Berna, Premio Schiller, Premio Eidgenössischer; Hölderlin Litteratur Preis. Il primo volume della trilogia dei Grigioni, Sez Ner, è edito da Casagrande e  Keller editore dopo Dietro la stazione, pubblicherà l’ultimo volume della trilogia intitolato Ustrinkata.


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4 Risposte to “:: Recensione di Dietro la stazione di Arno Camenisch, (Keller editore, 2013) a cura di Viviana Filippini”

  1. Avatar di Holt Holt Says:

    “Tedesco romancio”?

  2. Avatar di Viviana Viviana Says:

    tedesco e romancio la lingua neolatina parlata in Svizzera…

  3. Avatar di Holt Holt Says:

    Lo so bene, grazie, ma il “tedesco romancio” non esiste! Nella recensione dovrebbe essere scritto “dal tedesco e dal romancio”.

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