Ancora deserto sporco di pubblicità non degradabili, cartelloni stradali in inglese e arabo, con nomi di hotel, ristoranti, locali per turisti. Il mare sfregiato dalle costruzioni dei verdi, gialli, rossi villaggi turistici; una curva, una barca da pesca lasciata in un vicolo sterrato a bloccare il traffico, un dedalo di viuzze sporche, motorini, bambini che chiedevano la carità, e ancora uno stradone impolverato percorso da decine di pulmini scarburati. Case lasciate lì a marcire, costruite fino al primo piano e poi abbandonate, odore di mafia, cartelli politici. Infondo alla strada la moschea.
Apologia di uomini inutili, edito da La Gru e scritto con sofferta partecipazione da Lorenzo Mazzoni, è un romanzo fatto di scene che si susseguono veloci, alternandosi e seguendo la vita di tre personaggi, tre nerissime caricature di occidentali dolorosamente assorbiti nel loro nulla, nella loro inutilità. Un collage di storie quindi, unite da un unico filo conduttore, un’ unica direttrice. Un’amarissima parabola discendente, testimone di un fallimento, di un doloroso vuoto etico ed esistenziale, prima che politico od economico. Paco, Jerry, Mauro, sono gli antieroi di questa farsa tragica. Le loro vite a perdere, non presentano spiragli di redenzione, o salvezza. Ambientato principalmente tra Sana’a e Urghada, luoghi dove l’autore ha realmente vissuto, Apologia di uomini inutili è un ritratto impietoso, che non tenta di giustificare, un’ umanità colpevole e vuota, incapace di ergersi sugli abissi della sua inadeguatezza. Paco, il più duro, il più deciso dei tre, è un mercenario, un avventuriero che gira il mondo e organizza attentati per tenere vivo un clima di instabilità, voluto da un servizio segreto esclusivo, alla faccia dello Stato e del Sismi. Le sue vittime non sono innocenti, non sono migliori di lui, ma l’indifferenza con cui organizza le loro morti è assoluta, neanche spiegata o giustificata da ideologie o fanatismi. Non ha memoria del passato, non ricorda neanche il suo nome, ma sa di non avere futuro. L’organizzazione si libererà di lui con la sua stessa indifferenza, appena sarà inutile, appena sarà un peso morto. Ingranaggio difettoso in un meccanismo spietato e disumano. Jerry lascia l’Italia per sfuggire ad un amore disperato e non corrisposto, per non sentire più nella sua mente le sue ultime parole: “Non sono innamorata di te. Ti voglio bene ma non ti amo.” Per sfuggire ad una città di provincia, vuota, noiosa, che lo faceva sentire parte di una generazione inutile in un mondo inutile. Diventa così animatore turistico in un resort sul Mar Rosso, a contatto della stessa umanità tamarra e assurda dalla quale sperava di fuggire. Erano arrivati il giorno prima con i voli dall’Italia. Certi erano dei veterani delle vacanze da sogno, altri verginelle sciocche e cadaveriche pronte a lasciarsi trascinare dal loro nulla. Ometti inutili ingannati felicemente dal mito scadente della mobilità a poco prezzo; rapiti dalla magica formula del last minute, dei sette giorni- sei notti, tutto compreso; succubi dell’animatore turistico, il loro tutore della felicità. Infine Mauro, il più fragile a modo suo, quello la cui coscienza gli impedisce di continuare a vivere senza cercare di fare qualcosa, di uscire dalla sua neutralità. Venditore di attrezzi di ferramenta, per una ditta con filiali in tutto il mondo. Venditore per l’Egitto grazie alla sua laurea in Lingua e Letteratura araba. Dopo una sera alcolica finisce a casa di Damiano, conosciuto in un bar dei Navigli. Ed è allora che succede. L’irreparabile. Damiano gli mostra dei video amatoriali girati in Thailandia. Immagini di un bordello di Chumphon, dove bambine Bamar, profughe del Mianmar venivano stuprate e alla fine uccise. L’equilibrio di Mauro va in pezzi, e non può far altro che uccidere Damiano e iniziare una vita da fuggiasco, finendo infine nello stesso resort di Jerry. Non è una lettura facile, chiariamolo subito. Lorenzo Mazzoni non è uno scrittore commerciale, che utilizza la retorica per attirare consensi, che sposta il baricentro narrativo ad uso e consumo di una letteratura usa e getta, banale, edulcorata, perbenista. C’è una genuina rabbia nei suoi testi, un’ autentica e viscerale nausea e ripugnanza che rendono la sua onestà intellettuale scomoda e provocatoria al tempo stesso, difficilmente classificabile in categorie e generi. Mi stupisco che nel panorama letterario italiano, piuttosto monocorde e conformista, un libro così abbia trovato spazio, e non mi riferisco solo al tipo di autocensura che potrebbero provocare le pagine dolorose e piuttosto traumatiche in cui lo scrittore descrive la visione di filmati in cui si consumano abusi e violenze su bambine thailandesi. Il turismo sessuale e le perversioni legate agli abusi sui minori sono ancora temi tabù, e forse non unicamente per ipocrisia. Possono urtare davvero la sensibilità dei lettori, e fare male. Non certo male quanto quello che viene fatto alle piccole vittime, comunque. Ma proprio allo spirito anarchico che si respira, al desiderio di fare qualcosa, di cambiare qualcosa, di svegliare dall’apatia i lettori. Nostalgia per una letteratura partecipata, figlia di ideali politici e ideologici, così fuori moda, così in disuso. Pandiani ha definito questo romanzo una spy story di denuncia, genere che sembra congegnale all’autore, già in Le bestie Kinshasa Serenade le colpe dell’occidente, e i danni causati dal colonialismo più selvaggio, erano temi sentiti e virulentemente combattuti. Ma a dire il vero molta della sua produzione precedente sceglie le vesti della spy story già dai tempi di Il banchetto degli scarafaggi. Mazzoni non ha mai nascosto i suoi debiti letterari nei confronti di Kapuscinski, Hartley e Greene. Il Greene soprattutto de I commedianti e Il potere e la gloria. La spy story è un ottimo veicolo per denunciare i mali di questa società contemporanea sempre più indifferente, violenta, disgregata, in disfacimento. Il respiro internazionale (spie e delatori da sempre si sono mossi in scenari esotici, variegati, altri) permette di individuare le cause, di tutto ciò di vedere come tutto sia connesso, in questa società così tragicamente, spropositatamente globalizzata. Un bellissimo libro, amaro e vero, mi sento di consigliarlo, pur avvertendo del linguaggio crudo e forte di alcune pagine.
Tag: Apologia di uomini inutili, Giulietta Iannone, Lorenzo Mazzoni
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