:: Recensione di Gli anni belli di Marco Proietti Mancini (Edizioni della Sera, 2013)

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anni belliGli anni belli di Marco Proietti Mancini, edito da Edizioni della Sera, ci porta nella Roma tra le due guerre, nel quartiere popolare di San Lorenzo, dove vivono i due protagonisti, Elena e Benedetto. E’ una storia d’amore la loro, una semplice e delicata storia di sentimenti, una storia minima sullo sfondo della Storia, narrata come si narravano una volta le storie d’amore, fermi sui ballatoi delle case di ringhiera, affacciate sui cortili, o sui tetti pieni di corde tese a cui appendere la biancheria da asciugare.
Dalle pagine emerge la Roma di allora, trasfigurata dai ricordi, dalle memorie tramandate. Una Roma forse presente ancora in qualche film in bianco e nero, di quelli che ancora si possono trovare nelle retrospettive dedicate al cinema neorealista italiano. Stessi umori, stessi odori, stesse atmosfere che l’autore fa rivivere con la sua fantasia. La gente era più ingenua, schietta, buona, solidale. Nei paesi fare le conserve di pomodori era una cerimonia collettiva, come ammazzare il maiale. C’erano famiglie che se ne tramandavano il compito, sapevano uccidere la bestia senza che la paura ne intossicasse il sangue. Quando morivano i figli piccoli, i nonni arrivavano a chiedere alle figlie di fare un figlio ancora per tramandare il proprio nome.
Benedetto, originario di Subiaco, è un giovane artista artigiano, lavora il marmo in un laboratorio. Vive in affitto in una stanza della casa del Sor Paolo, scappato dal paese a Roma per una storia di donne, padre di Elena una ragazzina di tredici anni, che come tutte le donne dei ceti popolari ha già scelto chi amare e chi sposare. I matrimoni di convenienza spettano solo ai ceti alti, loro hanno da tramandarsi ricchezze, devono badare a queste cose. I proletari, i popolani hanno poco o niente. Le ragazze al massimo i loro corredi: qualche lenzuolo ricamato, qualche tovaglia, due asciugamani.
Elena e Benedetto si innamorano senza accorgersene, si scambiano i primi baci, si tengono per mano. Unica testimone e confidente del loro amore, Ione, la portinaia ebrea che non lascia mai il quartiere. Fuori da San Lorenzo c’è una brutta aria per gli ebrei. Siamo in piena epoca fascista, ormai il regime è la struttura del potere. Mussolini, strizzato nelle sue uniformi piene di mostrine e di medaglie, con la sua mascella volitiva e le sue smorfie, con i suoi proclami da piazza Venezia, cadenza le giornate dei romani. Ma il loro amore è un segreto che ormai consono tutti, forse solo i loro genitori non lo sanno ancora.
Appena sbocciato, questo amore è subito messo alla prova dalla vita. Benedetto riceve la lettera che lo chiama a svolgere il servizio militare. Due anni di ferma, di lontananza. Prima Civitavecchia per l’addestramento e poi Brescia. Certo ci saranno le licenze, che Benedetto però sceglie di non chiedere, è troppo penoso vedere i volti tristi dei commilitoni al loro ritorno in caserma dopo questi brevi soggiorni dai parenti, e le lettere ai sui genitori restati a Subiaco con i fratelli minori e a Elena, lettere che Sor Paolo, bizzarro personaggio così disinvolto nelle storie di cuore, si è impegnato a farle avere, basta che non scriva troppo spesso, ma il distacco è doloroso.
Sopravviverà il loro amore? Si sposeranno? Diventeranno genitori? La guerra imminente, che si respira nell’aria li cambierà? Forse a quest’ultima domanda non avremo risposta, il racconto si ferma prima. Questi sono gli anni belli, gli anni della pace, anche se nelle colonie si combatte, dell’amore condiviso, della solidarietà. Il lattaio che regala il latte che avanza a chi non lo può comprare. Lo paghino i ricchi, loro che possono. O il panettiere, che fa lo stesso con il pane, sono la norma. Perché la povera gente, la gente umile e vera si aiuta, si difende, si sorride, si chiama per nome.
Marco Proietti Mancini rifà rivivere gli anni tra il 1933 e il 1940 attraverso le vicende dei suoi due innamorati, con uno stile poetico, semplice, antico, quasi malinconico, ricco di saggezza popolare. Registra sentimenti, malinconie, delicate emozioni che ci fanno partecipi della vita, dei piccoli drammi, delle speranze di gente genuina, attaccata alla vita e alle sue piccole felicità. Come Vasco Pratolini ha fatto con Firenze. Molto me l’ha ricordato. Romanzo corale, composito, profondo e nello stesso tempo lieve, misto  a un nostalgico rimpianto per il tempo che fu, per l’innocenza perduta.
Certo c’è il fascismo, una dittatura feroce, come tutte le dittature, ma l’autore sceglie di non evidenziarne gli aspetti drammatici. A lui interessa parlare della povera gente, del suo modo di restare ancorata alle piccole cose, di sopravvivere. Gente che odia la guerra, che non si fa abbindolare dagli alti proclami retorici e apparentemente così nobili. La guerra è dolore, è separazione, è uccidere ed essere uccisi. Se proprio si deve fare e non si può sfuggire, almeno sia breve. E se bisogna scegliere se farla, si può seguire la propria coscienza e non fare un passo avanti. Proprio come fa Benedetto nel momento più intenso del romanzo.
Gli ci vorranno gli anni passati a svolgere il servizio militare per capire cosa era veramente il fascismo. E’ una rivelazione, una delusione, un ricordare le parole di suo padre e del suo maestro socialista. Ma finito il militare c’è la vita da civile che l’aspetta.

Marco Proietti Mancini, romano del 1961. Si occupa di marketing in una multinazionale dell’informatica. Nel 2009 ha pubblicato il suo primo romanzo Da parte di Padre. Collabora con portali e riviste on line scrivendo racconti, poesie, articoli e recensioni letterarie. Nel 2012 è stato pubblicato il suo secondo libro Roma per sempre (Edizioni della Sera). Sempre nel 2012 il suo racconto Ogni venerdì è stato inserito nell’antologia Cronache dalla fine del mondo (Historica Edizioni) e ha scritto i testi per il volume fotografico Roma, caput mundi?. A gennaio 2013 Roma per sempre è uscito in una nuova edizione ampliata per Edizioni della Sera e a marzo 2013 il suo racconto “Ciao mamma” è stato inserito nell’antologia Nessuna più pubblicata da Elliot Edizioni.

Una Risposta to “:: Recensione di Gli anni belli di Marco Proietti Mancini (Edizioni della Sera, 2013)”

  1. Gli anni belli | Edizioni della Sera Says:

    […] Recensione di “Gli anni belli”, 14 luglio 2013 – fonte: Liberi di scrivere […]

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