Chi è il primo ad essersi sporcato le mani di sangue e ad aver fomentato una catena di decessi in serie? Chi ha ucciso per primo e perché lo ha fatto? Ma soprattutto quanto il bisogno di giustizia può portare una vittima a trasformarsi in carnefice? Queste sono solo alcune delle questioni che i Malesani’s brother dovranno affrontare nella nuova intricata indagine dove Paola Sironi li ha cacciati. Sì, perché i quattro fratelli orfani, nati dalla penna della Sironi potrebbero adottare il seguente motto: “è più forte di noi, ma non riusciamo a stare lontani dai guai”, vista la loro propensione ad indagare in privato su morti che destabilizzano la tranquilla vita della Brianza. Flaminia, Massimo, Fabio e Valerio dovranno cercare di capire chi ha picchiato a sangue Massimo e indagare se esiste una qualche relazione tra la brutale aggressione subita dall’investigatore privato Malesani, la morte di una donna assassinata in un parcheggio e il tragico decesso di un giovane lavoratore edile misteriosamente caduto da un impalcatura nel cantiere dove lavorava. Essendo Massimo acciaccato in ospedale, dove non smentisce la sua fama da latin lover, saranno Flaminia e il taciturno, ma anche un po’ scorbutico, Fabio a portare avanti le ricerche per dare un senso ai tragici fatti che hanno investito da vicino la loro famiglia. In Il primo ad uccidere Paola Sironi, come nel precedente Nevica ancora, non solo ha per protagonisti i quattro fratelli con l’ hobby dell’investigazione, ma ambienta la trama di questo nuovo giallo nostrano sempre nella provincia del Nord, proprio in quei luoghi dove, a causa di consolidati stereotipi storici, si pensa non accada mai nulla. Invece la provincia della Sironi è un mondo che sotto l’apparente serenità presenta mali sociali gravi nei quali finiscono coinvolte persone innocenti, vittime dell’astuzia di approfittatori. Non a caso, addentrandosi nelle maglie de Il primo ad uccidere il lettore proprio come i Malesani sarà coinvolto – tanta è l’empatia che si crea con i personaggi letterari- nel tentativo di sbrogliare la complicata matassa di omicidi in apparenza non relazionati tra loro, e – sempre come accade ai Malesani – chi legge verrà a conoscenza di loschi traffici svolti da alcuni imprenditori locali e di relazioni pericolose con rappresentati della malavita locale. L’autrice non si concentra solo sulla ricerca di tracce per risolvere l’indagine, perché porta a galla dolorose realtà – il non rispetto delle norme di sicurezza nei posti di lavoro, la presenza di lavoratori non assicurati e senza permessi di soggiorno nei cantieri di lavoro- di cronaca, simili a fatti accaduti davvero che noi abbiamo sentito alla tv o letto sui quotidiani. Allo stesso tempo la Sironi approfondisce sempre più la dimensione psicologica dei protagonisti mostrando una Flaminia divisa tra il lavoro, le faccende domestiche e l’amato Milo con il quale vorrebbe andare a vivere dando vita al loro esclusivo nido d’amore, ma l’attaccamento ai fratelli rende questa conquista della libertà un’impresa titanica. Accanto a lei c’è un Massimo che non demorde mai nella ricerca della verità e ribadisce con i suoi comportamenti la consolidata fama da gigolo che si è costruito nel corso degli anni. Fabio c’è ma è come se non ci fosse, nel senso che all’improvviso ritorna a vivere con i fratelli, allontanandosi dalla sua convivente senza dare spiegazioni alla donna, ne tantomeno ai parenti che lo riprendono in casa, senza capire il perché sia diventato così cupo e scontroso. Valerio è il meno coinvolto dei quattro nel ruolo di detective, perché più assorto nel lavoro al pub, ma nel suo piccolo riuscirà a fornire ai fratelli piccoli utili imput per la risoluzione del caso. Questi elementi uniti ad un ritmo incalzante e ad una riflessione sui tanti mali nascosti che attanagliano la vita quotidiana fanno di Il primo ad uccidere un giallo coinvolgente e accattivante che lascia nel lettore – parere personale- una serie di domande e questioni sulle quali sarebbe utile riflettere per provare a capire gli enigmi della vita.
Paola Sironi è mamma, capo progetto informatico e nei rari avanzi di tempo scrittrice. Grafomane convinta fin dall’infanzia, è cresciuta divorando Salgari e Tex Willer, tra una partita di calcio e l’altra. Da allora, non è mai riuscita a smettere di leggere e tantomeno di scrivere. Spazia nelle sue preferenze artistiche da Joyce a Camilleri, da Chopin ai Nirvana, dai fratelli Dardenne a Woody Allen. Nonostante i suoi quarant’anni, ricorda perfettamente di aver ascoltato i Ramones dal vivo, s’incanta ancora davanti a un film di Chaplin e coltiva il vizio di credere ingenuamente che qualcosa si possa cambiare. Scrivere gialli è sempre stata la sua passione segreta e nel 2010 ha pubblicato con Todaro il suo primo romanzo Bevo grappa e nel 2011 Nevica ancora.
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8 luglio 2013 alle 15:43 |
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