:: Recensione di Dove è la Vittoria? di Lorenzo Busson (Edizioni Compagine, 2013) a cura di Lorenzo Mazzoni

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vittoriaIl titolo richiama, parafrasandolo, l’Inno di Mameli, ma non c’è niente di positivo, istruttivo o eroico in “Dov’è la Vittoria?” di Lorenzo Busson, edito dalla casa editrice torinese Edizioni Compagine, una delle piccole realtà più interessanti degli ultimi anni.
Il protagonista, Marco, giovane studente rodigino, rappresenta perfettamente la mancanza di valori della generazione dei sedicenni/diciottenni di oggi. Lo sballo unico Dio, rapine con gli amici, immancabilmente benestanti, a Ferrara, serate vuote in discoteca, abuso di ogni sostanza stupefacente, paranoie alimentari, l’aspetto estetico come valore massimo per affrontare la vita, una cospicua dose di maschilismo senza nemmeno rendersi conto di esserlo.
Chi è Vittoria? Vittoria è la ragazzina di cui Marco si innamora (anche se parlare di innamoramento è quasi un insulto al sentimento stesso). Il loro è un rapporto simil-carnale uguale a quello di tanti adolescenti, le loro chiacchierate sono il gotha della stupidità, dove le diatribe intellettuali che si scambiano vertono fra una Maria De Filippi, qualche tronista e libri spazzatura per giovani confusi. E poi ancora sballo e sballo, giovani sante che sognano di essere puttane, parafrasando Francesco Guccini, giovani bambocci vuoti e agghiaccianti, così com’è agghiacciante pensare che un giorno saranno loro a governare questo paese e non si sa, mentre si legge il libro, se sperare che gli attuali politici campino ancora cento anni o se sia meglio emigrare prima che questi inconsapevoli giovani nazisti ignoranti prendano il potere a suon di techno music, bamba e abiti firmati.
Un tempo c’era “Porci con le ali”, che raccontava la confusione di un movimento, oggi c’è “Dov’è la vittoria?” che narra il nulla che avanza. Un libro forte, intenso, straordinario, in cui, nonostante ci si senta colpevoli per aver partorito mostri simili, non si riesce allo stesso tempo ad avere pietà per nessuno dei protagonisti. A fare da sfondo alla storia è la città di Rovigo, uguale a tante altre città di provincia, morta e senza anima, sopraffatta dal nuovo che avanza, una città di morti viventi ancora arroccata sul ricordo sempre più sbiadito del benessere, ormai diventato Eldorado allucinato al sapore della cocaina.
Intelligente anche l’idea di scrivere il romanzo utilizzando la prima persona. Non deve essere stato facile per l’autore, un cinquantenne DOC, immergersi nella gergalità di questi piccoli mostri, ma l’operazione è riuscita benissimo, così come è riuscita l’idea di inserire agghiaccianti fatti di cronaca vera nel contesto della finzione.
Dov’è la vittoria?” è un libro che tutti dovremmo leggere perché è non solo un proclama coraggioso su dove stiamo andando a finire, ma soprattutto cosa ci aspetta fra qualche anno se non iniziamo a porre un rimedio con la cultura e l’intelligenza, prima che Marco e i suoi amici non prendano definitivamente il potere e non decidano di annullare la coscienza all’intero popolo. Un’altra soluzione sarebbe bombardare con il napalm i posti di ritrovo di questi mostri, ma non è applicabile, perciò leggete il romanzo e che sia un aiuto per migliorare la vostra vita e quella dei vostri figli.

Lorenzo Busson è nato a Rovigo nel 1960. Laureato in Giurisprudenza, insegna Discipline giuridiche ed Economiche all’Itc De Amicis di Rovigo. “Dov’è la Vittoria?” è il suo terzo romanzo. Prima ha pubblicato “Studenti Serpenti” (Edizioni Biblioteca dell’Immagine, Pordenone 2001) e “Bar Nordest” (Edizioni Biblioteca dell’Immagine, Pordenone 2002).
http://www.edizionicompagine.com/catalogo/dove-la-vittoria/

3 Risposte to “:: Recensione di Dove è la Vittoria? di Lorenzo Busson (Edizioni Compagine, 2013) a cura di Lorenzo Mazzoni”

  1. Avatar di wolfghost wolfghost Says:

    Mah… mi chiedo se sia davvero facile entrare nella testa degli adolescenti di oggi e, ovviamente non mi permetto di avere il dubbio sulla capacità dell’autore, dubito che siano così come descritti, almeno la maggior parte. Almeno spero! 😀

    http://www.wolfghost.com

    • Avatar di Shanmei liberdiscrivere Says:

      Forse dal punto di vista privilegiato di un insegnante si vedono cose che voi umani… comunque io ho poca pratica con gli adolescenti di oggi, ricordo me alla loro età, timida e introversa, amante dei libri e delle passeggiate nei boschi, un po’ naïf… quasi ottocentesca 😀

  2. Avatar di wolfghost wolfghost Says:

    Sì, però anche un insegnante ha probabilmente solo uno spaccato dei giovani d’oggi, ad esempio in dipendenza della zona dalla quale provengono. Nelle città basta spostarsi di un quartiere per trovare persone (e giovani) anche molto diversi da quello in cui si sta.
    Anche oggi ne esistono esistono di timidi e introversi… e qualcuno ama anche la natura! 😀

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