:: Recensione di Scatto matto di Vania Colasanti (Marsilio, 2013)

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scacco mattoAdolfo Porry-Pastorel è un nome piuttosto sconosciuto al di fuori delle fondazioni e dei circoli di appassionati ed esperti di fotografia e forse, purtroppo, i più avranno la sensazione di sentirlo nominare per la prima volta, anche se di fatto è il fondatore del fotogiornalismo italiano e, per il suo spirito anticonvenzionale ed eccentrico, uno dei personaggi icona più curiosi e singolari del Novecento, modello di libertà, intraprendenza e determinazione.
A toglierlo dall’immeritato oblio ci ha pensato la giornalista e autrice Rai, Vania Colasanti, nel suo libro “Scatto matto. La stravagante vita di Adolfo Porry-Pastorel, il padre dei fotoreporter italiani”, edito da pochi mesi da Marsilio.
In questo libro curioso, curioso come il personaggio di cui si narra la vita, corredato da una parte centrale di foto in bianco e nero provenienti dall’archivio privato dell’autrice, forse rese pubbliche per la prima volta, e dall’archivio Farabola, a Vaiano Cremasco, in provincia di Cremona, Vania Colasanti ripercorre, con uno stile piacevole e letterario, gli avvenimenti più significativi della storia italiana che va dai primi anni del Novecento al secondo dopo guerra, guidata da un osservatore d’eccezione come Adolfo Porry-Pastorel, critico e nello stesso tempo scanzonato, capace di racchiudere nei suoi scatti fotografici lo spirito di un’epoca, per alcuni versi tragica, segnata dal fascismo e da ben due guerre mondiali con il loro corollario di morti, dramma che non risparmiò neanche il figlio di Adolfo, disperso in Russia durante la Seconda Guerra Mondiale, ma nello stesso tempo affascinante e ricca di fermento e di novità.
E infatti dal ritratto che ne fa la Colasanti, Adolfo Porry-Pastorel emerge come un puro talento sempre in movimento, sempre al passo coi tempi e curioso delle più recenti innovazioni, capace di arrivare primo, sempre, battendo la concorrenza come quando affidò ai piccioni viaggiatori i negativi delle foto scattate al Re, a Hitler e a Mussolini durante le simulazioni belliche in mezzo al mare nel maggio del 1938, e i tre le trovarono stampate sui giornali ancora prima di scendere nel porto di Napoli o quando con un escamotage degno di un prestigiatore un po’ sleale, al matrimonio del principe Umberto di Savoia con Maria Josè del Belgio, lasciò i suoi colleghi letteralmente per aria, con l’aiuto di una scala prontamente fatta sparire da sua moglie, amatissima fedele alleata  e complice delle sue innumerevoli trovate, e calando di nascosto i negativi riuscì a far apparire sulle prime pagine di tutti i giornali le immagini degli sposi principeschi affacciati al balcone.
Aneddoti curiosi come questi si susseguono nelle pagine di questo libro, forse troppo breve, ma attendibile e fondato su un attento studio oltre che delle foto, si parla che esistano ben 9 milioni di click, anche di numerosi documenti d’epoca, soprattutto quotidiani come Il Giornale di Italia, per cui Porry-Pastorel lavorò, di cui l’autrice riporta ampi stralci, esattamente come furono scritti.
Eccentrico, cosmopolita, parlava correntemente diverse lingue, elegante, con il suo immancabile papillon o con il suo caratteristico frac, spiritoso, in una foto di gioventù è ritratto vestito da ballerina sulla spiaggia di Ostia,  amico di Trilussa e di Vittorio de Sica a cui consiglierà Castel San Pietro Romano di cui era sindaco come location per Pane, amore e fantasia, fotografo mussoliniano, per cui inventò le celebri foto con sfondo agreste, ma con il quale scambiava polemiche battute, sempre pronto a cogliere nel Duce una sua dèfaillance, Adolfo Porry-Pastorel conserverà sempre una sana allegria, una irriverente capacità di stupire e meravigliare almeno fino alla scomparsa del figlio, fatto che probabilmente segnò la fine di qualcosa, lo spezzarsi di una fase della sua vita.
Non più foto commissionate dal regime, non più falsi matrimoni propagandistici, Porry era stanco di tutte quelle situazioni che aveva dovuto fotografare nel corso degli anni. E nel quartiere romano di San Lorenzo, il giorno dopo il bombardamento americano del 19 luglio 1943, sganciò una raffica di foto verità. La morte del figlio lo convinse ad agire e durante l’occupazione nazista di Roma diventò uno dei maggiori attivisti del Centro X, il fronte militare clandestino. Non più foto buffe, particolari, artistiche, ma il suo talento a servizio delle foto dei passaporti per i partigiani, ebrei, antifascisti, l’agenzia Vedo di via di Pietra 87, sede per stampare falsi documenti, incurante dei rischi, del pericolo. Tutto per accelerare la fine di quella assurda e folle guerra.
Il 2 aprile 1960 i giornali annunciano la sua morte. Alle 2, 30 di ieri notte, nella clinica Marco Polo sulla via omonima, si è spento Adolfo Porry Pastorel, che fu il primo fotoreporter italiano.  

Vania Colasanti giornalista e autrice Rai. Dopo aver lavorato a «Paese Sera» e al «Venerdì di Repubblica», nel ’97 inizia la sua carriera di autrice televisiva. E dopo l’attività a Rai International e RaiDue, attualmente lavora per RaiTre nel programma Storie Maledette di Franca Leosini. Ha collaborato con «L’Espresso», «La Repubblica», le pagine romane del «Corriere della Sera», «Wimbledon», «Arte Mondadori» e la rivista letteraria «Storie». Tra le sue pubblicazioni, il libro di poesie Gioco di carte e Tutti i ponti a Roma. E nel 2011, sempre per Marsilio, l’autobiografi a Ciao, sono tua figlia. Storia di un padre ritrovato, sull’accettazione dei genitori e l’importanza della figura del padre.

2 Risposte to “:: Recensione di Scatto matto di Vania Colasanti (Marsilio, 2013)”

  1. Avatar di Salvo Salvo Says:

    Sono rimasto particolarmente colpito da questo personaggio così atipico nel contesto storico che ha vissuto. Devo conunque dire che per essendo un appassionato di fotografia non lo conoscevo. Comprerò il libro della Colasanti che sono sicuro mi appassionerà e sicuramente mi stupirà.

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