:: Recensione e intervista di Delitti politici di Fabio Giovannini (Stampa Alternativa, 2013) a cura di Marco Minicangeli

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Delitti politiciSarei tentato di dire che Delitti politici di Fabio Giovannini è un libro necessario e questo per tanti motivi. Il primo è una necessità “cronachistica”, nel senso che in molti dei quindici casi trattati ci sono notizie che i media non hanno adeguatamente trattato a favore di una verità ufficiale. Effettivamente, come dichiara lo stesso scrittore, non troviamo nuovi indizi o nuove prove, ma il tentativo di leggere con spirito critico quello che è uscito. Per esempio sulla morte di Papa Luciani (“Veleni ecclesiastici”) siete proprio sicuri di sapere tutto? Ma Delitti politici è un libro necessario soprattutto perché ci insegna a fare domande su uno Stato che molte volte ha agito da protagonista, ha occultato, depistato. Talvolta ucciso.
Dei quindici casi che Giovannini ha scelto, ci sono vicende molto note — come quella già accennata di Papa Luciani, oppure il caso Calvi o quello Mattei — ed altre invece che personalmente scopriamo tra le pagine di questo breve saggio. Uno è il caso Petrone avvenuto nel 1977 e che è stato archiviato come l’ennesima vittima di quella battaglia politica avvenuta negli anni di piombo. La morte di questo militante di sinistra causò un clima di guerra civile strisciante a Bari e ad esser invischiati c’era poi anche nomi che poi avremmo ritrovato negli anni successivi in Parlamento. Insomma politica ed assassinio, un connubio che viene pubblicamente sempre disconosciuto in nome della democrazia e della non-violenza. Fermo restando poi che i fautori di una via “pacifica” al potere sono poi sempre pronti a girarsi dall’altra parte, quando non ad agire direttamente.
L’approccio di Giovannini a questa materia è molto narrativo: le quindici storie si leggono d’un fiato ed appassionano dalla prima all’ultima riga. Come appassionante è l’appendice dove l’autore riporta il famoso articolo di Pier Paolo Pasolini “Io so” pubblicato sul Corriera della sera trent’anni fa, ma drammaticamente moderno. Unico difetto del libro, il prezzo: 14,00 euro. Ma Stampa Alternativa non era quella dei Millelire?

Intervista all’ autore

Proviamo ad immaginare una nuova categoria, la “criminologia politica”. Se inquadrassimo la storia d’Italia degli ultimi 30 anni con questa lente avremmo qualcosa di diverso?

Una criminologia politica permetterebbe di capire i veri centri del potere, perché ogni delitto politico (escludendo il terrorismo e la lotta armata che hanno caratteristiche specifiche) avviene con una serie di coperture, mandanti, depistaggi e manipolazioni che, se indagati e individuati, indicherebbero chi davvero comanda o ha comandato in questo paese: quali organizzazioni, lobby, centri di potere, sodalizi hanno gestito nei fatti e non nell’apparenza la politica della Repubblica. Quindi una criminologia politica sarebbe di grande aiuto anche per analizzare i fondamenti della crisi attuale, più di altri punti di vista.

Dopo anni di militanza culturale, come definiresti la situazione odierna?

In Italia, pessima. Le concentrazioni editoriali stanno portando all’estinzione delle librerie e delle case editrici indipendenti (di grandezza media, mentre le piccolissime sopravvivono e si moltiplicano nella loro nicchia). Il complessivo declino della politica, poi, si riflette sul piano culturale (o forse l’una è lo specchio dell’altro) con un panorama della narrativa italiana spento e privo di qualsiasi eccezione. Non mi sento motivato a leggere autori italiani da anni, a parte qualche raro esempio nella letteratura di genere. C’è un Pasolini dei nostri tempi? o un’Elsa Morante? Li cito a caso tra i tanti e non per nostalgia, ma perché con le loro opere erano capaci di innescare discussioni e riflessioni di grande rilievo. Io non vedo niente di simile ai nostri giorni. Anche gli scrittori più venduti scrivono libri transeunti che restano nella memoria per pochi mesi e poi svaniscono nell’affollamento del marketing.

Carta o ebook?

Per ora resto affezionato alla carta, ma l’ebook è un utile strumento, soprattutto per la saggistica perché permette di “navigare” in un testo con facilità (ad esempio per trovare parole chiave, nomi, per annotare, ecc.). Attualmente mi sembra che la spinta all’ebook sia più una necessità del mercato e meno un’esigenza sentita dai lettori. L’ebook ha comunque il vantaggio di non occupare spazio e di essere facilmente riproducibile (anche attraverso quella che viene definita “pirateria”, anche se a volte è in realtà utile allargamento e distribuzione di conoscenza).

Veniamo al libro. Partiamo dalla sua appendice, l’ “Io so” di Pasolini. Possibile che non sia cambiato nulla?

Forse la situazione è ulteriormente peggiorata. Innanzitutto perché non c’è più quella sinistra politica che lo stesso Pasolini richiamava nel suo testo (pur sottolineandone le contraddizioni) e che era spesso uno sprone per arrivare alla verità sui misteri insoluti della Repubblica. Non solo Pasolini, ma tanti scrittori, saggisti, giornalisti non omologati hanno “saputo” in questi anni, e lo hanno scritto e detto. Nessuno è riuscito, però, a trovare le prove che Pasolini stesso diceva di non avere. In questo anche la magistratura ha le sue colpe. Oggi si parla tanto di “toghe rosse”, ma ribaltando la realtà: in Italia c’è stata un’egemonia della magistratura conservatrice, collusa con le forze politiche dominanti e pronta a insabbiare quando necessario o a orientare le sue energie in direzioni di comodo.

Perché hai scelto questi casi? E pensi che sarà mai possibile far completamente luce su queste vicende?

Ho scelto casi che sono molto noti e altri che pochissimi ricordano. Tutti però sono unificati dall’assenza di “soluzione”. Sembra che il dato caratterizzante dei delitti politici italiani sia l’impossibilità di fare chiarezza e individuare responsabili e mandanti. Il tempo potrebbe aiutare ad andare a fondo su alcuni delitti e svelare le vere responsabilità. Ma solo una rivoluzione politica potrebbe consentirlo davvero.

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