:: Recensione di Se niente importa di Jonathan Safran Foer (Guanda, 2010) a cura di Michela Bortoletto

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se niente importaSe niente importa di  Jonathan Safran Foer non è un romanzo, non è un racconto né tantomeno una favola. Non è una lettura che una persona decide di intraprendere per passare qualche ora in un mondo diverso e migliore. Leggendo Se niente importa non si prova quella speranza che il racconto non abbia mai fine; quella voglia di protrarre la lettura all’infinito che si prova leggendo i grandi romanzi. Al contrario, non si vede l’ora che arrivi la parola fine! Non è una lettura piacevole. È anzi ricca di dettagli dolorosi e di immagini forti. Ma è una lettura che secondo me andrebbe comunque fatta e spero di riuscire a farvi capire il perché.
Si comincia a leggere le prime pagine che parlano dei ricordi di infanzia di Foer, della nonna scampata all’Olocausto, della loro baby-sitter, dei suoi anni all’università, poi dell’incontro con sua moglie e della nascita del loro bambino. Poi, dopo una ventina di pagine tutto cambia. Dai ricordi ovattati del passato si precipita negli orrori della contemporaneità. Dalla nonna che si rifiutò di mangiare maiale perché non era cibo Kosher nonostante stesse quasi morendo di fame, Foer passa a raccontarci come il pezzo di carne che abbiamo nel piatto è arrivato fino a noi.
Se niente importa è dunque un’analisi attenta, dettagliata e cruda di tutto quello che avviene a un animale prima di arrivare ad essere semplicemente un pezzo di cibo.
Si parte dalla nascita di un pulcino, di un maiale e di un vitello fino ad arrivare alla sua macellazione. Foer non lesina sui particolari e ci propone descrizioni vivide di quanto succede negli allevamenti intensivi d’America.
La sua opera è il risultato di un’indagine durata tre anni durante la quale Foer ha visitato allevamenti intensivi e a conduzione familiare (i pochi rimasti!), ha parlato con allevatori, addetti alla macellazioni e animalisti attivisti, ha letto documenti ufficiali e si è perfino intrufolato di notte in capannoni sovraffollati di polli assieme a degli animalisti. Foer ha fatto tutto questo per darci il maggior numero di informazioni possibili, per farci capire cosa sia quello che abbiamo nel piatto.
Foer racconta di animali stipati in pochi decimetri, imbottiti di antibiotici, di tacchini che non riescono a reggersi in piedi, di scrofe costrette a partorire in gabbie strettissime, di animali macellati ancora vivi.
Ma Foer ci parla anche di allevatori più coscienziosi, che offrono carne di qualità migliore, che non “drogano” i loro animali, che danno loro ampi spazi per crescere e vivere, che cercano di dar loro una morte dignitosa, pur con tutte le contraddizioni che sono presenti anche nelle loro attività.
Il libro di Foer non vuole essere un manifesto a favore del vegetarianismo, e tantomeno lo vuole essere la mia recensione.  Sulla copertina della mia edizione J.M. Coetzee sostiene che: “Gli orrori quotidiani dell’allevamento intensivo sono raccontati in modo così vivido..che chiunque, dopo aver letto il libro di Foer, continuasse a consumare i prodotti industriali dovrebbe essere senza cuore o senza raziocinio”  Io sono vegetariana (da poco) ma credo nella libera scelta delle persone. Non credo che una persona sia una cattiva persona perché mangia la carne. Pretendo che le mie scelte vengano rispettate e per questo rispetto quelle degli altri.
All’inizio della recensione ho scritto che secondo me Se niente importa è una lettura che va fatta. Va intrapresa per essere informati, per conoscere e sapere da dove arriva quello che mangiamo. Poi, se una persona vuole continuare a mangiare carne la scelta è sua e va rispettata. Io sono per il diritto ad essere informati, non per l’indottrinamento. E questo vale sia per le scelte alimentari, che per quelle etiche fino ad arrivare a quelle politiche. L’importante è essere consapevoli della scelta che si fa e avere tutti gli strumenti necessari per poterla fare pienamente in libertà.
Per questo motivo non concordo pienamente con l’affermazione di Coetzee ma piuttosto con quella dello stesso Foer:“Noi non possiamo addurre come scusa l’ignoranza, ma solo l’indifferenza.[..] Siamo noi quelli a cui chiederanno a buon  diritto: tu che cos’hai fatto quando hai saputo la verità sugli animali che mangiavi?”[1]  Trad. di Irene Abigail Piccinini.


[1] J. S. Foer, Se niente importa, Parma, 2010, pag. 270

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