:: Recensione di I soldi di Hitler, Radka Denemarková , Keller editore 2012 a cura di Viviana Filippini

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I_SOLDI_DI_HITLE_4ffae94acb614Dalla prima all’ultima pagina si ha la sensazione che i temi fondamentali de I soldi di Hitler, pubblicato da Keller siano il senso di colpa, il castigo e il difficile cammino di concessione del perdono. Questi elementi si tramandano dalla fine della Seconda guerra  mondiale fino al presente recente, ad indicare che gli uomini nonostante siano muniti di razionalità rischiano di compiere nel corso della storia sempre gli stessi errori. Siamo nel 1945 in Cecoslovacchia e Gita è una sopravvissuta. Gita è una ragazzina uscita indenne dall’internamento nei campi di sterminio (questa volta però sono quelli russi e non nazisti). Gita torna a casa, a Pucklice, e la trova occupata da un famiglia che non è la sua, anzi da subito l’incolumità della giovane viene messa a repentaglio, perché lei è figlia di sospettati collaborazionisti tedeschi e per tale ragione non ha diritto a nulla e deve essere punita. Una doppia pena per lei ebrea cecoslovacca di lingua tedesca. Sessant’anni dopo Gita è ancora viva, è una donna adulta segnata dai dolori della vita che torna nel paese di origine per cercare di mettere ordine nella sua vita passata. Una volta giunta Pucklice, Gita Lauschmann incontrerà alcuni dei suoi aguzzini (la Donna che la maltrattava, ma che la aiutò a fuggire) e i loro discendenti (Nataša e Denis), scoprendo nuove agghiaccianti verità sul suo passato familiare. Tra i tanti personaggi che sfileranno al fianco di Gita nel presente, un ruolo importante sarà quello di Denis, con il quale si creerà un legame di profonda amicizia e rispetto. Un rapporto che spingerà la protagonista de I soldi di Hitler a mettere per iscritto in un diario tutto il proprio tragico vissuto. Le pagine del libro di Radka Denemarková raccontano sì la storia di una donna, delle violenze psicologiche e fisiche subìte che l’hanno tormentata per tutta la sua esistenza, ma allo steso tempo il romanzo della scrittrice ceca è un’attenta riflessione sul male perpetrato cinicamente nei confronti degli altri colpevoli o no che siano. L’autrice con un linguaggio scorrevole, dove ogni singola parola è carica di significato importante, porta il lettore a riflettere sulle gravi conseguenze derivanti da un travisamento della realtà e ci fa notare quanto gli effetti delle azioni compiute in passato si riflettano sul presente. Tra le pagine dei I soldi di Hitler quel poco amore che c’è (il sentimento di Gita per i due fratelli, quello per il figlio e per il primo marito) è sottomesso e straziato dalle tremende violenze che Gita ha incassato nel suo io e nel suo corpo, esperienze che l’anno portata ad avere ossessioni e paure tali, da impedirle di trovare la pace anche attraverso nuove gioie. Ed ecco l’onnipresente senso di colpa che tormenta Gita per quello che è accaduto alle persone che ha amato nella sua vita, unito al senso di colpa di chi l’ha aiutata. Poi c’è il castigo dato per non essere riusciti a compiere il proprio dovere tenendo lontano il male dai propri amati. Accanto ad esso si innesta la ricerca e il bisogno del perdono per riabilitarsi e affrontare il futuro con nuove consapevolezze. La Denermarková ci racconta una storia umana di dolore e tentativo di rinascita, ma allo stesso tempo la lucidità con la quale descrive il male insensato perpetrato verso deboli ed innocenti, portano chi leggere a riflettere sul senso delle azioni compiute  e delle parole pronunciate dall’uomo nella storia  e nella quotidianità, per farci capire che spesso «Non veniamo a sapere l’essenziale della vita delle persone. Non perché la storia finisce, ma perché finisce la riserva delle parole utilizzabili. Già, certo, perché si può commettere molto male con le parole. Non c’è niente che possa difenderci da esse». Traduzione dal ceco Angela Zavettieri.

Radka Denemarková è nata nel 1968, ha conseguito il dottorato in germanistica e boemistica nel 1997 presso l’Università Karlova di Praga. Ha lavorato per l’Istituto di letteratura ceca dell’Accademia delle Scienze della Repubblica Ceca, come lettrice e drammaturga presso il teatro Na zábradlí. Dal 2004 si dedica  esclusivamente alla scrittura. Ha pubblicato la monografia di Evald Schorm Sám sobě neprítelem (1998), e curato la raccolta Zlatá šedesátá (2000). Nel 2005 è uscita la sua prima opera in prosa, A já porád kdo to tluce. Il suo secondo romanzo I soldi di Hitler (2006) ha ottenuto il premio ceco «Magnesia Litera» nel 2007 per la prosa, i premi letterari tedeschi «Usedomska»nel 2011 e «Georga Dehia» nel 2012 ed è stato nominato al premio polacco «Angelus» nel 2009. Fra il 2010 e il 2012 è stato adattato e rappresentato al teatro Švandovo. Nel 2009 Radka Denemarková ha ricevuto ancora il premio «Magnesia Litera», questa volta per la pubblicistica, con la monografia romanzata Smrt, nebudeš se báti aneb Príběh Petra Lebla.Nel 2011 ha ricevuto il premio «Magnesia Litera» per la traduzione in ceco di L’altalena del respiro di Herta Müller. Del 2011 è il suo ultimo romanzo Kobold (Prebytky něhy. Prebytky lidí).

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