Ispirato ad un fatto di cronaca, la morte di Luca e Marirosa, avvenuta più di vent’ani fa a Policoro in provincia di Matera, Niente è come sembra, nuovo romanzo di Tommaso Carbone, pubblicato da Rusconi Libri nella collana “Gialli Rusconi” diretta dallo scrittore viareggino Divier Nelli, è un giallo con venature noir e un buono sfondo sociale, ben costruito e originale per ambientazione e stile. La Basilicata è decisamente uno scenario insolito per un giallo, e a dire la verità lo è anche per un romanzo di per sé, ed è perciò piacevole scoprire i suoi angoli più remoti, i piatti tipici, i vini, il tutto caratterizzato da un gusto un po’ vintage che fa rivivere la fine degli anni Ottanta e l’inizio degli anni Novanta, con spruzzate realistiche di vita quotidiana che vanno dalle marche di sigarette, ai programmi televisivi, alle automobili, con una gran cura per i dettagli. Lo stile è semplice, diretto, caratterizzato da dialoghi essenziali e quasi prevalenti sulla parte descrittiva, molto scerbanenchiano e come non pensare a Duca Lamberti, molto simile al suo protagonista. Niente è come sembra è una storia di coperture e depistaggi, una storia in cui la verità sembra una vittima altrettanto inerme quanto i due ragazzi uccisi, Miriam e Francesco, ritrovati morti in bagno una notte del 1989. Frettolosamente classificata come un incidente domestico, la loro morte sembra nascondere qualcosa di oscuro e minaccioso e dubbi e interrogativi si insinuano nella mente specialmente della madre di Francesco. Ma soprattutto perché non è stata effettuata l’autopsia sui due corpi, perché la deposizione di una testimone che aveva visto tre uomini davanti alla loro casa all’ora presunta della loro morte non è stata presa in debita considerazione, perché i giornalisti che non accettavano la verità precostituita e nei loro articoli azzardavano dubbi o evidenziavano incongruenze subivano minacce e ritorsioni? Troppe perizie lacunose e contraddittorie, troppa fretta, troppa improvvisazione per essere dettata da semplice incapacità umana e non invece da una reale volontà di intralciare la giustizia. Sei anni dopo la loro morte, la madre di Francesco decide di rivolgersi ad un investigatore privato e così entra in scena il protagonista: Max Ferretti, ex poliziotto, con un passato doloroso alle spalle, e una situazione difficile anche nel presente. In crisi con la moglie, con un rapporto conflittuale con il figlio adolescente, in difficoltà finanziarie, pensa di chiudere la sua agenzia investigativa ma quel caso lo incuriosisce e sebbene da principio non sa se accettarlo o meno, non ostante gli servano i soldi, poi ne viene assorbito e la scoperta della verità diventa per lui quasi una ragione di riscatto, una necessità. Aiutato da Gaia la sua giovane assistente, si getta a capofitto in un’ indagine difficile e pericolosa in cui ben presto si accorge che gli interessi in gioco coinvolgono gente potente e spietata, gente che può manovrare e corrompere, indurre all’omertà e minacciare, pronta a tutto pur di restare pulita davanti alla legge. Quale è il segreto che Miriam custodiva e del quale per vergogna o paura non riuscì a parlarne neanche alla sua migliore amica, segreto di cui Miriam fa cenno in una lettera al fidanzato Francesco? E il passato della ragazza caratterizzato da droga e storie di sesso con persone equivoche come l’egoista figlio di papà Rino Pelliti, o l’avvocato Pascale, può essere il terreno in cui scavare per disseppellire la verità? Poi qualcuno che non ha più niente da perdere, per vendetta, rompe il muro di omertà e racconta a Ferretti la sua verità. Credergli o no? Amaro il finale.
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