:: Recensione di La tela, Benjamin Stein, Keller editore 2013 a cura di Viviana Filippini

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la telaQuesto romanzo mi ha ricordato un po’ il gioco del Tetris, ma anche i famosi mattoncini colorati della Lego che possono essere uniti tra loro in modo molteplice, per il semplice fatto che ogni sua parte si unisce alle altre a seconda di come il lettore vorrà leggere la storia. Detto questo, prendete La tela di  Benjamin Stein e addentratevi nella storia di Jan Wechsler. Poi arrivati alla fine della sua vicenda, tenete ancora tra le mani La tela di Stein e leggete la storia di Amnon Zichroni. Oppure potete fare il contrario, partire dalla vicenda di Zichroni – uno psicoanalista nato a Gerusalemme, cresciuto a Zurigo, che ha il dono straordinario di rivivere i ricordi delle altre persone toccandone la pelle – e di seguito passate a quella di Wechsler, il giornalista  tedesco al quale viene recapitata un misteriosa valigia che lui non ricorda di aver mai posseduto e il cui contenuto lo porterà ad intraprendere un viaggio in Israele per scoprire la verità. Ma se non foste ancora soddisfatti, volendo potreste leggere le due vicende a capitoli alterni, girando di continuo il libro dello scrittore nato a Berlino Est nel 1970. Attenzione non pensate che non abbia la minima idea di cosa scrivere su questo romanzo, o che mi stia divertendo a girare attorno al succo del libro, perché quelle sopra indicate sono le diverse possibilità di lettura che La tela, edito da Keller, concede al lettore curioso di conoscere questa ingarbugliata storia. La tela di Stein non è solo un romanzo multi prospettico, fatto da una pluralità di punti di  vista che si intrecciano tra di loro, ma esso racchiude in sé diversi generi. Se si considera la misteriosa valigia che viene recapitata al giornalista Wechsler e il mistero che alleggia attorno ad essa, direi proprio che il romanzo ha i tratti tipici del giallo. Non manca una spruzzata di genere psicologico, vista l’indagine nei contorti meandri labirintici della mente dei due protagonisti e di alcuni dei loro comprimari che diventano – come accade al violinista ebreo Minsky, sopravvissuto al campo di concentramento – il ponte di collegamento tra Zichroni e Wechsler. Non solo, perché nel libro di Stein c’è anche del romanzo antropologico, grazie al viaggio alla scoperta degli insegnamenti della cultura e della religione ebraica e dei principi dai quali prende vita la medicina orientale. Stein non fa mancare proprio nulla al lettore, perché La tela è un libro ricco di contenuti storici – esemplare è la descrizione dell’adolescenza di Wechsler nella DDR –  e di vicende umane che si intessono nell’ intricata e avvincente trama narrativa, facendo della storia una vera e propria tela dipinta a più colori, nella quale trova spazio anche il dramma dell’Olocausto.  La tela di Benjamin Stein coinvolge i lettori, avvicinandoli alla complessità presente nella mente umana, mostrata come una dimensione individuale attiva, perspicace e ricca di risorse, ma allo stesso tempo l’autore – e ce ne fornisce una  prova con la storia di Wechsler – evidenzia quanto a volte ciò che sta nella testa di una persona possa tradirlo e indurlo a rimuovere parti importanti e fondamentali del proprio passato e di quello degli altri incontrati nel proprio cammino esistenziale. Traduzione di Elisa Leonzio.

Benjamin Stein nasce a Berlino (Est) nel 1970. Dopo il diploma lavora come portiere di notte in una casa di riposo fino alla caduta del Muro, nel 1989; in seguito studia giudaistica ed ebraistica. Dal 1982 pubblica poesie e brevi prose. Il suo primo romanzo, Das Alphabet des Juda Liva, esce nel 1995 presso la Ammann Verlag. Benjamin Stein ha lavorato anche come redattore e corrispondente di diverse riviste di informatica tedesche e americane e dal 1998 come consulente di azienda nel campo della tecnologia dell’informazione.
Vive a Monaco di Baviera, è proprietario della casa editrice Edition Neue Moderne e porta avanti il blog letterario «Turmsegler».

Una Risposta to “:: Recensione di La tela, Benjamin Stein, Keller editore 2013 a cura di Viviana Filippini”

  1. Avatar di Viviana Viviana Says:

    non lo faccio apposta lo giuro: Traduzione di Elisa Leonzio

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