:: Recensione di Delitto a Villa Ada di Giorgio Manacorda (Voland, 2013) a cura di Michela Bortoletto

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Delitto-a-Villa-AdaA Villa Ada, una mattina Vasco Sprache, poeta e barbone, viene ritrovato morto. A trovare il suo corpo è stato Giorgio Manacorda, poeta e corridore. A dover indagare sull’omicidio è il commissario Antonio Marco Sperandio, aspirante poeta.
Il caso è dunque questo: un poeta ucciso, ritrovato da un altro  poeta che comincia a parlare di una leggendaria macchina da scrivere dorata, la lampada di Aladino dei poeti, colei che permetterebbe anche a chi non sa scrivere di diventare poeta. Manacorda sembrerebbe quindi il maggiore indiziato: ha trovato il cadavere, è un poeta, conosceva Sprache e sapeva che lui sarebbe potuto essere il proprietario del leggendario oggetto magico. Per Sperandio le cose sembrano essere semplici. Se non fosse che intorno a questi tre uomini c’è tutta una serie di persone che la mattina si ritrovano a correre e che in passato o ancora oggi hanno legami più o meno labili come la poesia. Perché, come dichiara Giorgio Manacorda, il personaggio: “anche se nella villa, insieme allo Sprache,  sono l’unico poeta; ce ne saranno molti altri, non si può certo escludere, ma sta a lei trovarli, in Italia tutti scrivono versi. Secondo me anche lei commissario, anche lei.”
A Sperandio non resta quindi che interrogare tutti i corridori e cercare tra di loro l’assassino. Una ricerca che non sarà facile e che avrà un esito alquanto inaspettato.
Delitto a Villa Ada è la seconda opera narrativa di Giorgio Manacorda, professore e poeta che ha esordito nell’arte del romanzo con Il corridoio di legno.
Pochi giorni fa me la sono presa con un debutto letterario di Jeet Thayil che dalla poesia è passato al romanzo. (qui) Ecco, non è questo il caso di Giorgio Manacorda. Mi aveva già colpito positivamente con Il corridoio di legno, entrato oltretutto nella rosa dei dodici finalisti al Premio Strega 2012. (qui)
La sua scrittura procede liscia senza intoppi, è scorrevole e non è appesantita da lunghe e inutili descrizioni e microscopici dettagli. La trama c’è, ha una sua sostanza pur essendo un libro molto breve. Il finale non è  affatto scontato. Di più non posso scrivere, c’è un delitto di mezzo  e ogni mia parola in più potrebbe rovinarvi la lettura!
Delitto a Villa Ada è un noir che parla di poesia, di creatività, di invidie e di tormenti della creazione. Parla di letteratura, poesia, cultura, di desideri di gloria e di fallimenti. È un romanzo piacevole che conferma il talento di Giorgio Manacorda anche in campo narrativo.

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