:: Un’ intervista con Romano De Marco

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romanoGrazie Romano per aver accettato questa mia intervista e benvenuto su Liberidiscrivere. Raccontaci qualcosa di te. Chi è Romano De Marco? Definisciti in tre aggettivi e presentati ai nostri lettori.

Ciao Giulia e grazie a voi per l’ospitalità. Definirmi in tre aggettivi? Beh, come lettore direi “appassionato”, come autore “rispettoso” e come persona… “sincero”.

Raccontaci qualcosa del tuo background, i tuoi studi, la tua infanzia.

Sono nato e cresciuto in Abruzzo, ho un percorso di studi prevalentemente tecnici e ho lavorato per dieci anni nel campo dell’edilizia come progettista e direttore di grandi cantieri. A metà degli anni novanta il passaggio in una banca, dove mi sono occupato del settore tecnico, per poi diventare esperto di sicurezza. Attualmente sono Chief Security Officer in un Istituto di credito collegato a un grande gruppo bancario. La mia infanzia è stata un lungo, ininterrotto viaggio nella fantasia, coltivata dalla lettura di libri e fumetti e dalla visione di tanti film, in un continuo elaborare di storie che non avrei mai immaginato, un giorno, di poter raccontare.

Quando hai capito che saresti voluto diventare uno scrittore?

Sinceramente fatico ancora a definirmi tale. L’attimo in cui ho deciso di misurarmi in qualcosa che potesse essere rivolto a un ipotetico pubblico di lettori, è stato quando un grande scrittore contemporaneo, Raul Montanari, ha espresso apprezzamento per un mio racconto. Un testo nato quasi per gioco, nell’ambito di un esperimento condotto da me e altri amici su un forum di lettori che frequentavo una decina di anni fa. Il forum si chiama Emozionalia e, anche se non lo frequento più, rimane una tappa fondamentale del percorso che mi ha condotto fino a qui.

Parlaci del tuo debutto. Raccontaci come sei arrivato alla pubblicazione. Hai fatto fatica a trovare un editore?

Tutto sommato devo dire di non aver fatto molta fatica, perlomeno al debutto. Mandai il mio primo romanzo (in realtà era il secondo, perché il primo finì dritto in un cassetto dove ancora si trova…) al premio Alberto Tedeschi, il concorso che il Giallo Mondadori organizza ogni anno in memoria del fondatore della storica rivista. Non vinsi, ma ricevetti, dopo un paio di mesi, la telefonata di Sergio “Alan D.” Altieri, all’epoca editor delle collane Mondadori da edicola. Sergio era ed è uno dei miei autori preferiti e inizialmente pensai a uno scherzo di qualche amico… Invece era proprio lui. Mi disse che aveva letto e apprezzato il mio romanzo e mi propose di pubblicarlo nel Giallo.

Hai esordito nel 2009 nel Giallo Mondadori, con il romanzo “poliziottesco” Ferro & fuoco, ripubblicato proprio quest’anno da Pendragon. Cosa hai provato appena hai firmato il tuo primo contratto?

La firma del contratto fu una esperienza indimenticabile, una emozione grandissima, soprattutto per un lettore “forte” come me (all’epoca leggevo almeno 50 libri l’anno). Provai la sensazione tangibile di passare “dall’altra parte”, peraltro in una collana che aveva ospitato, negli anni, tutti i più grandi autori mondiali di genere. Fu  davvero una gioia indescrivibile

Affronti un genere molto particolare che mischia l’action più pura, tipica di tanta letteratura americana, con influenze tipicamente italiane come il poliziottesco anni 70, un genere più cinematografico ma anche letterario, mi viene in mente Giorgio Scerbanenco e il suo I milanesi ammazzano al sabato e non solo. Quali sono le tue influenze letterarie, gli scrittori da cui hai più imparato?

Per molti anni ho letto moltissimi romanzi di genere “mistery” (una definizione che, all’estero, raccoglie tutti i nostri “noir”, “giallo”, “thriller” ecc..) prediligendo gli stranieri. Oggi le mie preferenze di lettura sono cambiate completamente, ma devo riconoscere che autori come Harris, Crais, Child, ma anche classici come Stark, Spillane, Chandler, hanno   avuto una fondamentale influenza sul mio immaginario e sul mio modo di raccontare.

Molto devi anche al cinema, ad una parte della produzione televisiva che privilegia una angolatura molto realistica dell’azione, un ritmo sincopato, dialoghi secchi e incisivi, una certa durezza ma priva di volgarità. Cosa hai imparato dalle sceneggiature cinematografiche?

Sono un grandissimo appassionato di serie televisive (soprattutto quelle americane dell’ultimo ventennio, ma anche i “cult” degli anni 60 e 70), nonché cultore del cinema poliziesco, italiano ed estero. I miei romanzi nascono più da suggestioni visive che narrative, forse per questo spesso mi sento dire che leggere le mie cose equivale a guardare un film. Qualche addetto ai lavori mi ha anche assicurato che i miei romanzi sembrano vere e proprie sceneggiature, già belle e pronte per essere trasformate in fiction…

Per esperienza che differenza c’è tra le pubblicazioni da edicola e da libreria? Hai la percezione che gli scrittori che pubblicano in edicola siano ghettizzati o penalizzati?

Sicuramente poter esordire nel Giallo Mondadori è stato per me un vantaggio. La tiratura (mai inferiore alle quindicimila copie) e la distribuzione pressoché capillare in tutta la penisola, assicurano una immediata popolarità. D’altra parte, c’è l’handicap che il romanzo resta visibile per un solo mese, dopodiché scompare e lo si può reperire solo al servizio arretrati o, magari, su qualche bancarella. Conosco personalmente alcuni bravissimi autori italiani che sono tuttora effettivamente penalizzati dal pubblicare abitualmente in edicola. Per alcuni editori, infatti, l’eccessiva identificazione dei lettori in un circuito diverso da quello delle librerie, costituisce un limite.

Nel 2011 è uscito Milano a mano armata, per Foschi Editore (premio Lomellina in Giallo 2012), con la prefazione di Eraldo Baldini. Ce ne vuoi parlare?

Beh, un romanzo che, senza falsa modestia, definirei particolarmente ispirato. Rispetto a Ferro e fuoco ho voluto dare più spazio alla psicologia dei personaggi, cercando di esplorare la cosiddetta “seduzione del male” intesa come spinta, da parte del lettore, a immedesimarsi con un personaggio negativo. Un romanzo che deve molto a una serie televisiva statunitense di grande successo, THE SHIELD, andata in onda dal 2002 al 2007 e che ha cambiato profondamente il mio modo di intendere il genere poliziesco.

Il romanzo è stato scelto da Eraldo Baldini per la collana di narrativa da lui diretta per l’editore Foschi di Forlì. Ho avuto l’onore di avere la prefazione di questo grande autore e di ricevere personalmente da lui parole di grande apprezzamento. Un riconoscimento che mi porterò per sempre dietro come un bagaglio prezioso nella mia esperienza di narratore.

Purtroppo la distribuzione del romanzo è stata molto scarsa (ne sono state stampate solo mille copie) e la promozione praticamente nulla. E’ un limite della micro editoria che penalizza spesso opere che meriterebbero un maggior risalto. Una bella soddisfazione, comunque, è stata vincere il premio Lomellina in giallo, nella sua seconda edizione svoltasi a settembre del 2012.

Partecipi a numerose presentazioni, incontri, rassegne. C’è un aneddoto particolarmente curioso legato a questi avvenimenti che ti va di raccontarci?

Per un autore alle prime armi, abituato a misurarsi con gli scarsi mezzi delle piccole case editrici, impegnarsi in prima persona nella promozione è praticamente un dovere. Per questo partecipo a qualsiasi evento mi propongano girando l’Italia in lungo e in largo a mie spese. Lo considero una sorta di investimento su me stesso.

Riguardo all’aneddoto… beh, forse quella sera che, dopo il lavoro, partii alla volta di Forlì per una presentazione di Milano a mano armata condotta da Eraldo Baldini. Tre ore di macchina per arrivare e scoprire che… Baldini aveva dato forfait. Nonostante la delusione, la presentazione, condotta dalla editor della Foschi,  andò ugualmente molto bene. E le tre ore di macchina del ritorno furono, tutto sommato, accettabili…

Collabori con il blog Thriller Magazine. Cosa pensi del fenomeno dei blog letterari? Quali segui più spesso?

Considero i blog una bella occasione di confronto e di informazione e una valida alternativa ai canali “istituzionali” (stampa e TV) a disposizione degli autori che vogliano farsi conoscere e propagandare le proprie cose. Seguo Thriller Magazine da anni e ho accolto con grande piacere la proposta di collaborazione avanzata, circa un anno fa, dall’amico Lucio Teini, grandissimo esperto di letteratura di genere e cinema (praticamente una enciclopedia vivente).

Ci sono degli autori esordienti che segnaleresti e che ti hanno particolarmente colpito?

L’anno scorso rimasi folgorato dal romanzo Tiratori scelti di Emmanuele Bianco (Fandango) consigliatomi dall’amico Mauro Marcialis. Quest’anno ho molto apprezzato Una brutta storia di Piergiorgio Pulixi, che ho trovato molto nelle mie corde. Ma in questo caso, la garanzia del laboratorio di scrittura Sabot age e di Massimo Carlotto lasciavano già presagire un prodotto di grande qualità.

Romano De Marco e il mondo del fumetto. Cosa leggi? Cosa ti infastidisce?

Quello col fumetto è un amore nato quando ancora frequentavo le elementari. Ho letto e collezionato di tutto, da Topolino a Zagor a Diabolik, a Skorpio e Lancio Story che portarono in Italia i grandi autori sudamericani. Ma la mia passione è stata e rimane quella per i supereroi statunitensi. Al top delle mie preferenze ci sono il Nick Fury di Jim Steranko, lo Shang Chi di Paul Gulacy, il Batman di Neal Adams e il Punisher di Garth Ennis.

Una cosa che sopporto poco è il tipo di serialità della Bonelli (con tutto il rispetto per quello che questo editore ha fatto e fa per il fumetto in Italia). Penso che, alla lunga, molti personaggio interessanti siano stati “fagogitati” da una visione limitata della continuity che ha impedito di innescare un meccanismo di sana evoluzione che forse avrebbero giovato a “mostri sacri” come Tex, Zagor  o Dilan Dog

Il 7 gennaio 2013 sarà la volta di A casa del diavolo per Fanucci, che, tra l’altro, inaugura una nuova collana che si chiamerà Nero Italiano. Puoi anticiparci qualcosa della trama?

A casa del diavolo è la mia grande occasione. E’ il passaggio dalla micro editoria a un editore medio grande molto intelligente e lungimirante, ovvero Sergio Fanucci, che investe sugli autori e sui romanzi in cui crede. La storia si discosta da quelle che ho raccontato fino ad ora perché non è poliziesca. Si tratta di un “noir”, ma forse è più giusto definirlo una sorta di “thrilling” Argentiano. Un giovane bancario in carriera subisce un trasferimento punitivo in un piccolo paese di montagna dove dovrà gestire, da solo, la filiale più piccola della sua banca. Ben presto, quello che sembrava un paese tranquillo e sonnolento, si rivelerà essere un vero e proprio covo di vipere che cela inquietanti misteri e spaventosi segreti. Segreti che il protagonista della vicenda proverà a svelare, ritrovandosi irrimediabilmente invischiato in una trappola mortale. E’ un romanzo che riserva sorprese clamorose che sfido qualunque lettore ad anticipare prima dell’ultima pagina…

Nella primavera del 2013 uscirà con Pendragon Codice di ferro, il seguito Ferro & fuoco. Ce ne vuoi parlare?

Codice di Ferro è nato nel 2008,  come secondo capitolo di una serie che avrebbe dovuto soggiornare stabilmente sul Giallo Mondadori, secondo un progetto dello stesso Altieri. Purtroppo le cose andarono diversamente, le collane da edicola della Mondadori subirono  vistosi tagli, molti titoli esteri già acquisiti furono dirottati sul Giallo e, a farne le spese, furono una ventina di titoli italiani fra i quali il mio. Nel 2011, l’editore Pendragon di Bologna ha voluto acquisire entrambi i romanzi per rilanciare la serie in libreria. Codice di Ferro, quindi, uscirà questa estate, anche se a  Ferro e Fuoco non sono stati riservati la promozione e la visibilità che speravo.  Dal riscontro che avrà la pubblicazione di Codice di Ferro dipenderà il proseguimento o meno di questa serie che amo molto ma che preferisco interrompere piuttosto che relegare a un semi-anonimato.

Hai pubblicato anche alcuni racconti su antologia, l’ultima è Le prince noir di Aìsara dedicata allo scrittore André Helena. Ispirarsi a Helena per uno scrittore deve essere un esperienza affascinante e nello spesso tempo impegnativa e che incute un po’ di paura, almeno a me l’ha fatta quando mi sono cimentata. Tu come ti sei regolato per il tuo racconto? Quale romanzo di Helena hai scelto?

Il romanzo di Helénà, in realtà, mi è stato assegnato. Si tratta di Divieto di soggiorno che ho letto in due giorni e molto apprezzato. Il curatore della raccolta, Alessandro Greco, ha scelto di lasciare ampia libertà di “manovra” agli autori coinvolti, non ponendo limiti di collocazione spazio-temporale ai racconti, chiedendo solo di salvaguardare lo “spirito” e alcune suggestioni di base presenti nei romanzi originali. Grazie a questa premessa, ho potuto muovermi in un ambito a me molto congeniale, ovvero quello del poliziesco d’azione ambientato a Milano nell’attualità. Ciò che ho riportato fedelmente, nel mio racconto, è stata la visione di Hélenà del rapporto fra poliziotto e informatore, un legame che nasce da un presupposto negativo, quello del ricatto, e che spesso sfocia in conseguenze drammatiche.

Anticipo, comunque, che i personaggi del racconto mi sono rimasti talmente nel cuore da diventare i protagonisti del mio prossimo romanzo (quello che, se tutto va bene, vedrà la luce nel 2014). E la storia narrata in  Divieto di soggiorno fungerà proprio da antefatto al romanzo stesso.

Scrivi articoli per le riviste Action, diretta da Stefano Di Marino e Writer’s Magazine Italia, diretta da Franco Forte, entrambe edite da Delos Books. Ci vuoi parlare di queste esperienze?

Oltre ai romanzi, provo molta soddisfazione nello scrivere articoli e brevi saggi sugli argomenti dei quali mi ritengo esperto, ovvero il cinema, le serie televisive, la narrativa di genere, i fumetti.  Per Action grazie all’amico Stefano Di Marino, ho scritto un saggio sull’attore Maurizio Merli, indimenticata icona del genere “poliziottesco”, mentre su Writer’s Magazine intervisto gli autori dopo aver recensito i loro ultimi romanzi. Fino ad oggi è stata la volta di Mauro Marcialis, Raul Montanari e Enrico Pandiani. Collaboro anche con le collane del Giallo Mondadori, sulle quali, fino ad ora, sono stati pubblicati tre miei articoli. Il primo sullo scrittore Richard Stark (pseudonimo di Donald Westlake) il secondo sulla nascita del genere cinematografico poliziesco in Italia e il terzo sulle differenze fra la serie di romanzi di Dexter, di Jeff Lindsay e la omonima serie televisiva.

Cosa stai leggendo in questo momento?

Ho appena finito Esercizi sulla madre di Carrino e sto per iniziare Chiamate telefoniche di Roberto Bolano.

Infine per concludere questa intervista, ringraziandoti della disponibilità, l’inevitabile domanda: a cosa stai lavorando ora?

Ho appena ultimato l’editing del romanzo di cui ti accennavo sopra. Ora sto scrivendo un racconto per una antologia che uscirà a marzo della quale non posso anticiparti nulla, se non che tratterà un tema di grande e drammatica attualità e che conterrà contributi di scrittori veramente importanti (cito solo De Cataldo, Montanari, De Giovanni, Verasani, ma i nomi illustri sono davvero tanti!). Grazie a te, di cuore  e  a presto!


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2 Risposte to “:: Un’ intervista con Romano De Marco”

  1. Avatar di Maino Vittorio Maino Vittorio Says:

    Dopo la lettura dei primi quattro volumi, il mio parere.

  2. Avatar di Maino Vittorio Maino Vittorio Says:

    Attendo.

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