La trama è quella tipica del giallo con un cadavere abbandonato in un cassonetto, quello di una giovane donna morta sgozzata, in via Nomentana a Roma nei pressi dell’ambasciata Afghana. Poi c’è l’arresto di un extracomunitario sospettato dell’omicidio e l’avvio delle indagini per risolvere il misterioso delitto che scuote nelle viscere una parte dell’antica Urbe. Da subito in La marcatura della regina, il romanzo d’esordio di Di Giamberardino, si respira un’ aria di tensione che permane fino alla fine, in una curiosa storia di vita quotidiana dove tutto accade e si sbroglia in 24 ore (e qui ho pensato alla serie tv americana con protagonista Kiefer Sutherland). La particolarità narrativa de La marcatura della regina è il raccontare il caso di omicidio da punti di vista molteplici, rappresentati dai tanti personaggi che scandiscono con parole, azioni e relazioni il passaggio delle ore. Un ispettore di polizia, un giardiniere al lavoro con il figlio, impiegati alla prese con consegne e schermaglie d’amore e ancora preti, giornalisti tv e guidatori inesperti raccontano e partecipano alla caccia all’assassino in modo più o meno volontario. Questa umanità umile e semplice si racconta e allo stesso tempo ci riferisce un evento drammatico – la morte di un giovane donna – attorno al quale i media e le chiacchiere di quartiere evidenziano lo stesso genere di spasmodico interesse nel voler scoprire chi, perché e come il cadavere sia finito tutto infagottato dentro ad un cassonetto. Addentrandosi sempre più nella storia si scoprirà come ognuno degli individui presenti nella scena narrativa è solo in apparenza distante dal fattaccio, in realtà per ognuno dei personaggi ci sono legami più o meno solidi con la vittima e con il suo aguzzino. Ne La marcatura della regina c’è tanto e questo “tanto” di sentimenti e gesti avventati e appassionati è lo specchio della nostra società. Nel primo romanzo di Di Giamberardino c’è il pregiudizio verso il “diverso” e lo straniero additati subito come colpevoli, l’amore non accettato tra persone, genitori alle prese con i problematici figli, la paura comune della presenza di un assassino in libertà pronto a colpire ancora e un elemento costante che ritorna con il suo volo a legare tutti i protagonisti: le api. Un succulento giallo di quartiere, nel quale protagoniste sono le vicissitudini di un piccola comunità umana fatta di persone, di vite diverse che ruotano, anche senza rendersene conto, attorno ad un unico soggetto rappresentato dalla vittima. In questo romanzo il giovane autore riesce a dare forma a due complessità – quella del mondo sociale e quella che caratterizza l’io singolo – che intrecciandosi tra loro scatenano un intenso thriller psicologico. Leggendo La marcatura della regina non so perché, ma ho fatto una serie di associazioni metaforiche che mi hanno portato a collegare la porzione della città dove avviene il delitto ad una delle tante celle che formano l’alveare. Poi, le persone che espongono la loro visione della storia, le ho associate alle tante piccole api operaie che qui cercano di aiutare chi indaga a trovare la verità e, infine, la giovane vittima è l’ape regina, ma purtroppo in questo caso nessuno è riuscito a salvarla dalla furia omicida.
Giovanni di Giamberardino è nato nel 1984 a Roma. Ha pubblicato online e su carta diversi racconti e poesie. È autore di soggetti per fiction televisive ed è tra i curatori di www.serialmente.com. Finalista al Premio Calvino nel 2009 (con il titolo Aristeo e le api), La marcatura della regina è stato definito dalla giuria “una odierna sociologia della solitudine”.
27 ottobre 2012 alle 9:02 |
Reblogged this on Aristeo voleva un'ape and commented:
Recensione di Viviana Filippini per Liberi di scrivere