:: Recensione di Il silenzio dell’onda di Gianrico Carofiglio (Rizzoli, 2012) a cura di Elisa Giovanelli

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L’ultimo romanzo di Gianrico Carofiglio, finalista al Premio Strega 2012, è un’esperienza multisensoriale, da leggere e da ascoltare. L’autore, infatti, attraverso i suoi personaggi, indica la musica che fa da colonna sonora alla sua storia: l’album Nevermind dei Nirvana, Light My Fire dei Doors, Time Is on My Side dei Rolling Stones, Everybody Hurts dei R.E.M., Tunnel of Love dei Dire Straits, Don’t Stop Me Now dei Queen, With or Without You degli U2 e Stairway to Heaven dei Led Zeppelin.
Il titolo allude a un’onda: bisogna pensare alle grandi onde oceaniche della California che avvolgono, e spesso travolgono, i surfisti. Anche la vita a volte si comporta così: travolge, sommerge, lasciandoci senza fiato e senza punti di riferimento, come accade ai protagonisti del romanzo. Nelle recensioni di solito ci sono delle anticipazioni sulla vicenda narrata e sui personaggi. In questo caso, però, ogni informazione rischia di rovinare il piacere della sorpresa, quella sensazione che si prova quando si entra in un mondo nuovo, da scoprire pagina dopo pagina. È una caratteristica tipica dei buoni romanzi, ma in questo si apprezza particolarmente.
Carofiglio, mandato in ferie per un po’ l’avvocato Guerrieri, dà vita a una storia dalla trama semplice, con pochi personaggi, ma che scava profondamente nell’animo umano. Il libro racconta in parallelo le vicende di Roberto Marías, maresciallo dei carabinieri in congedo in cura da uno psichiatra, e Giacomo, un ragazzino timido che scrive in un diario i suoi sogni in cui vive grandi avventure in compagnia di un cane parlante.
Seduta psicanalitica dopo seduta, sogno dopo sogno, si scoprono particolari sulla vita dei personaggi, con una struttura narrativa vivace, dove si alternano in maniera efficace e non giustapposta realtà e dimensione onirica, episodi del presente e del passato. Cosa ha portato il maresciallo dei carabinieri specializzato in missioni sotto copertura a prendere psicofarmaci e a dover andare dallo psichiatra due volte alla settimana? Cosa vuole comunicare il cane al piccolo Giacomo?
Tutti i romanzi interessanti provocano al lettore un dispiacere quando è costretto a interrompere la lettura per dedicarsi ad altre attività. In questo caso, però, è un vero e proprio fastidio: Carofiglio riesce immediatamente a catturare l’interesse di chi legge, che si affeziona ai protagonisti e continua a pensare a cosa accadrà loro nelle pagine successive almeno finche non potrà riaprire il libro. Lo stile è essenziale, le situazioni e i personaggi vengono descritti in modo vivace, inserendo anche battute ironiche. I protagonisti, nonostante siano stati messi a dura prova dalla vita, non smettono di cogliere i lati comici dell’esistenza. Notevole è poi la capacità dell’autore di passare dal linguaggio di un maresciallo molto vicino alla realtà criminale, a quello di un bambino di undici anni, con i suoi sogni e le sue paure.
Chi non è un carabiniere sotto copertura nato in California e abituato a trattare con i narcotrafficanti internazionali non ha vissuto esperienze simili a quelle di Roberto  Marías, ma tutti hanno dei momenti di difficoltà, in cui ci si sente travolti e sopraffatti. Il silenzio dell’onda, oltre che un romanzo avvincente, ha la funzione di una seduta di analisi che, a un prezzo ragionevole, offre un messaggio di speranza: può capitare di finire sotto una grande onda, ma si può venirne fuori. La regola fondamentale è non farsi prendere dal panico, non fare resistenza perché è inutile, e aspettare che passi.

Il silenzio dell’onda

Gianrico Carofiglio

Rizzoli, 2011

pp. 300

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