Ripensando alla mia carriera scolastica mi ricordo che le materie di Storia e Storia dell’arte non erano le più amate tra noi studenti, perché? Per il semplice fatto che le percepivamo come una serie infinita di nomi, date e immagini da ricordare a memoria. Dopo aver letto La cupola del mondo di Sebastian Fleming, scrittore e sceneggiatore tedesco, vi posso garantire che se fossi un insegnante non esiterei ad adottarlo come testo scolastico. Motivo? L’autore è riuscito a creare un libro nel quale oltre a raccontare una bella storia di aspirazione artistica alla realizzazione della più importante e grandiosa cupola del mondo (quella di San Pietro a Roma), restituisce a noi lettori una serie di dati, date, fatti ed eventi reali che ci permettono di entrare in contatto con la società italiana del’500. Nelle pagine si avvicendano la storia, la storia dell’arte, la politica, le lotte religiose presenti nel territorio , gli usi, i costumi e le usanze del contesto sociale nel quale i personaggi storici convivono alla perfezione con quelli di pura fantasia. C’è quindi tutto un universo da scoprire in La cupola del mondo, ed è quello che ha per protagonista assoluta di ogni pagina l’architettura. Essa è l’imput di ogni pensiero ed azione di chi agisce nell’impianto narrativo in relazione alla costruzione della Basilica di San Pietro. Durante le lettura ci imbattiamo in alcuni dei più importanti maestri d’arte che hanno reso l’Italia del Rinascimento una delle epoche di maggiore espressione culturale, apprezzata anche fuori dai nostri confini. Tanti sono i poli che si oppongono in questo succulento libro. Da una parte c’è la confraternita dei “Fedeli d’amore” che da secoli si tramanda il progetto biblico per la costruzione del tempio perfetto per la fede. In opposizione al gruppo di intellettuali si presenta l’ “Archiconfraternita De Perfecti in Segreto”, una unione segreta interna al mondo del clero, pronta a fermare ogni mossa degli artisti e nella quale sarà introdotto Giacomo il Catalano, un cardinale penitente dal passato molto oscuro. Poi c’è il confronto tra punti di vista diversi nella schiera di chi deve lavorare al cantiere della basilica. Da una parte compare Bramante – tanto per intenderci l’autore del dipinto Cristo alla colonna e della Chiesa di San Satiro a Milano – con il suo carattere irruento, burbero, un frequentatore assiduo di case di piacere, innamorato dell’affascinante cortigiana Imperia. Nono solo, Donato Bramante è un uomo che si attacca facilmente alla bottiglia e vuole portare a compimento il progetto architettonico di origine biblica descritto nel “Libro degli architetti”, l’ antico manuale passato di mano in mano tra i vari affiliati della confraternita e giunto a lui assieme alla Divina Commedia di Dante. Dall’altra parte invece c’è Michelangelo, uomo solitario, povero, coinvolto in un percorso di ricerca spirituale che lo assilla per tutta la vita e lo spinge a realizzare la chiesa più bella del mondo a segno della sua platonica storia d’amore con la Contessina, la figlia di Lorenzo il Magnifico. Accanto a questi due grandi maestri ecco comparire Antonio Da Sangallo, Baldassarre Peruzzi, Raffaello e Daniele da Volterra soprannominato il Braghettone, perché sarà proprio lui, su ordine di Michelangelo, a rivestire i nudi della Cappella Sistina prima che mani inesperte li rovinino. Da non scordare i papi: da Giulio II della Rovere, a Leone X e Clemente VII Medici, poi Paolo III Farnese, Paolo V, sempre pronti a fermare in qualche modo l’agire degli artisti impegnati nella costruzione del più importante edificio della cristianità. Esemplari rimangono i ritratti di Giorgio Vasari pittore e scrittore, di Gian Pietro Carafa futuro Papa Paolo IV, del banchiere Agostino Chigi e della poetessa romana Vittoria Colonna. Il tutto condito da azione, difficoltà nello svolgere i lavori in cantiere, intrighi politici, attacchi da parte dei Lanzichenecchi che mettono a ferro e fuoco Roma nel 1527, accuse di eresia e il diffondersi da parte dell’Inquisizione del terrore tra chi è sospettato di non essere un buon cristiano. Durante la lettura ci si accorge che La cupola del mondo di Fleming è un romanzo ben costruito, ricco di informazioni, avventuroso e curioso, perché oltre a raccontarci la Storia, riesce a scandagliare a fondo gli animi dei personaggi vissuti secoli fa rendendoli vicini a noi lettori.
Sebastian Fleming è nato a Staßfurt nel 1963. Ha studiato letteratura tedesca, storia e filosofia alla Martin-Luther-Universität Halle-Wittenberg. È stato a lungo attivo in ambito teatrale (come scrittore e regista) e in quello cinematografico come sceneggiatore e produttore. Dal 2005 si è dedicato alla saggistica – ha pubblicato una biografia di Michail Gorbačëv e due testi sul Vaticano – e, più di recente, proprio con La cupola del mondo, ha deciso di cimentarsi con la narrativa.
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