:: Intervista con Biagio Proietti e Diana Crispo a cura di Stefano Di Marino

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SDM. Cominciamo con una domanda ‘ delicata’. La TV di Oggi e quella degli anni ‘70. È  mio parere (e non solo) che la fiction attuale sia piuttosto povera di contenuti ed emozioni. Ma è vero? Qual è la tua opinione in merito?

BP.Sono un critico partigiano, quello che vedo lo trovo molto brutto. Quali i difetti principali? Un buonismo eccessivo, una incapacità a descrivere personaggi(anche per colpa di pessime regie e pessimi attori), una superficialità anche nell’affrontare temi scottanti e importanti. Diciamo che mi pare una marmellata, dove si mette troppo zucchero a posto della frutta necessaria. Sicuramente posso essere accusato di partigianeria ma non credo che abbiano ragione. Si parla molto di ritmo ma spesso c’è solo il vuoto, di corsa.

SDM .Come si lavorava in TV negli anni 70?

BP. In modo estremamente individuale, gli autori scrivevano un progetto o un soggetto e lo portavano ai responsabili degli sceneggiati o originali televisivi. Se piaceva ti facevano il contratto di commissione, a volte affiancavano alcuno di loro fiducia per la sceneggiatura, a me non è successo mai, anzi in alcuni casi sono stato chiamato per revisione o addirittura per riscrivere, diventavo io l’autore di fiducia, ma non per appartenere a un gruppo o a un colore partitico( di tutto posso essere accusato, mai di essere democristiano). Una volta finita la sceneggiatura cominciavano le riunioni per la definitiva approvazione. A quel punto, sceglievano il regista ì, se non faceva parte anche lui del progetto dall’inizio, come capitava per i grandi , D’Anza, Bolchi, Maiano. Il regista parlava con gli sceneggiatori, chiedeva qualche piccola modifica, poi cominciavano le riprese. Ricordiamoci che subito dopo il titolo del programma appariva il nome dell’autore o degli autori, a caratteri cubitali, adesso per trovare gli autori ci vogliono lenti d’ingrandimento e individuarlo in un plotone di nomi.

SDM. Scrivere un soggetto originale e adattare un testo già esistente(sto pensando ai lavori di Durbridge di cui mi hai parlato). Differenze e difficoltà…

BP Durbridge è un fenomeno particolare che andrebbe studiato non tanto per il suo valore ma per come è stato presentato in Italia. Durbridge scriveva per la BBC storie che si sviluppavano in cinque ,sei puntate di 25 minuti. La RAI acquistava i copioni tradotti dalla Cancogni ma chiedeva di portare le puntare a 60 minuti perché li mandava in prima serata . questo successe per La Sciarpa -Paura per Janet – Giocando a golf una Mattina- Melissa, questi ultimi due adattati e diretti dal grande Daniele D’Anza. Poi D’Anza non li fece più quindi la RAI chiese a uno scrittore di fare questa sceneggiatura che per motivi contrattuali loro continuavano a chiamare adattamenti, ma per portare storie alla durata doppia non era sufficiente allungare i diavoli, si entrava nella struttura, si modificavano personaggi, si inventavano di nuovi, . soprattutto si proponevano nuove situazioni, trenta minuti a puntata di giallo non sono uno scherzo-Io ne ho fatti 3 ( fui scelto perché venivo dal successo di Coralba) :Un Certo Harry Brent – Come Un Uragano – Lungo Il Fiume E Sull’acqua sono stati grandi successi, anche perché partendo da una macchina costruita bene io potevo permettermi di fare cambi sostanziali, per il terzo feci cose folli, un bambino di pochi anni divenne un ragazzo, l’assassino rimase lo stesso ma il complice no, insomma era più  che Durbridge.  Dopo non volli farne più , mi ero conquistato sul campo il diritto di scrivere il primo giallo italiano, perché ambientato in Italia e con tematiche importanti della nostra società: Dov’e’ Anna? scritto in coppia con  Diana Crispo mia moglie, con quale avevo scritto già cose importanti per la radio-Biagio e una raccolta delle sue opere principali

SDM. Quali sono i tuoi lavori televisivi ai quali sei più affezionato?

BP A parte l’ovvia risposta tutti, direi che sono tre: Dov’e’ Anna? – Storia Senza Parole , che segnò il mio esordio nella regia, Sound, perché è uno dei più belli ma   purtroppo quello che ebbe minore successo, forse perché era non un giallo ma una storia di fantascienza. Però mi sono già pentito della risposta, perché amo molto Miriam che Diana Crispo e  io sceneggiammo da un racconto di Truman Capote, La Casa della Follia da un racconto di Richard Matheson con un grande attore come Luigi Pistilli e la splendida Olga Karlatos, La Mezzatinta ambientato nella Napoli di oggi ma tratto da un racconto gotico di Montague James. Guarda caso sono tutti filmtv anche diretti da me e presentati nella serie Il Fascino dell’insolito che curavo io per la rete 2.

Diana Crispo – Mi aggiungo alla risposta, perché vorrei suggerire una serie di originali televisivi che scrivemmo per RAIUNO dal titolo IL Filo E Il Labirinto  che trattava temi di mistero al limite del paranormale. Il più bello per me era quello diretto da Biagio L’armadio che nasceva da una mia idea: una donna trovava la felicità  richiudendosi in un armadio  che nella sua mente diventava una grande stanza bianca che lei riempiva di tutti gli oggetti amati, una sorta di culla nella quale ritrovare se stessa. Una bella storia molto ben diretta.

SDM. Recentemente ho visto  ‘ L’ultimo aereo per Venezia’ che è una ‘cronaca raccontata’… piuttosto differente da altri tuoi lavori. Secondo quali criteri hai lavorato adattando il caso Ghiani-Fenaroli alle esigenze di una fiction televisiva?

BP Anch’io l’ho rivisto recentemente e mi sono baciato da solo , non tanto per la trama ma per il linguaggio scelto,  totalmente innovativo. Io ho sempre adorato Daniele D’Anza, quindi non diminuisco la grandezza della sua figura se dico che l’idea del linguaggio fu mia, lui ebbe la grande intelligenza di capirla e di seguirmi . L’idea era quella di scrivere una storia usando il linguaggio televisivo nuovo, quello delle inchieste giornalistiche e dei telegiornali, per fare questo non sentivamo le domande di un commissario che non parlava mai, sentivamo solo le risposte dei personaggi che rispondevano direttamente alla telecamera. Una roba nuova e rivoluzionaria che purtroppo non ebbe seguito, ma dette allo sceneggiato un ritmo pazzesco. Tutto questo per raccontare una storia complessa come quella dove si ricostruiva, con nostre interpretazioni il famoso caso Fenaroli -Ghiani. Quello che mi dispiace è che nessuno ha seguito poi questo stile, che davvero è ricco di ritmo, da non confondere con la frenesia fine a se stesso.

SDM: Molti degli interpreti dei tuoi lavori erano attori con esperienze teatrali. Scrivere per la televisione comporta delle differenze sia con la sceneggiatura teatrale che cinematografica… vuoi parlarcene?

BP La differenza di scrittura fra cinema teatro e televisione – poi parleremo della letteratura- non dipende dagli attori ma dal mezzo di comunicazione. Comune a tutti è l’intento di raccontare una storia e cercare di agganciare il pubblico – a Roma diciamo acchiappare – diversi sono gli strumenti  che ha a disposizione l’autore. Se un attore è bravo sa benissimo adattare il suo stile di recitazione al mezzo, non parlerà in televisione come fa in teatro , altrimenti vuol dire che è un mediocre attore e il regista è peggiore di lui. Comunque devo dire che gli attori negli sceneggiati degli anni settanta erano veramente bravi , almeno quasi tutti . Pensate a Alberto Lupo , che allora riceveva anche critiche , ma a rivederlo si capisce quanto era bravo e quale fascino aveva, bucava il video. Nel rivederlo direi che è l’attore più moderno che abbiamo avuto. Forse perché gli volevo bene.

SDM: Adesso avete scritto CHIUNQUE IO SIA tratto da LA MIA VITA CON DANIELA del 1976. Come mai?

DIANA CRISPO – Rispondo io . Abbiamo deciso di farne un romanzo perché quando  abbiamo rivisto lo sceneggiato dopo tanti anni lo abbiamo trovato ancora interessante e ci sembrava che la storia, non solo fosse di estrema attualità , ma potesse avere uno sviluppo sulla carta diverso e molto stimolante.

BP  Speriamo di esserci riusciti, noi abbiamo avuto l’impressione che nello sceneggiato, non per colpa del regista ma nostra, alcuni temi fossero rimasti in aria, senza arrivare ad una piena espressione. Con il romanzo abbiamo puntato a questo e crediamo di esserci riusciti , almeno a leggere la recensione di tale Di marino che ha coniato una definizione che gli ruberò: giallo dell’anima.

DIANA CRISPO – Una donna, abitata da due donne , come dice lei, deve assolutamente capire chi è stata e soprattutto chi è. Non solo quale delle due , forse è diventata una terza persona? Questa è diventata la domanda fondamentale del romanzo alla quale abbiamo provato  a rispondere. Sembra che ci siamo riusciti, certo che noi amiamo molto questo romanzo.

SDM  Quale differenza esiste fra la sceneggiatura e il  romanzo?

DIANA CRISPO . La  storia è la stessa, ma scrivere una sceneggiatura significa che a leggerla saranno solo gli addetti al lavoro, regista, attori, tecnici. Un libro invece è quello che arriva direttamente al pubblico ,  il lettore deve essere coinvolto non solo per la storia ma per lo stile della scrittura, per il linguaggio .

BP ovviamente il linguaggio del romanzo diventa la parte più importante, la scrittura è fondamentale per la riuscita di un romanzo.

SDM Come fate quando lo scrivete in due?

BP- in due si costruisce la storia , si fa lo scalettone importante per qualunque forma di racconto, poi uno dei due si prende il compito di stendere la versione finale.

DIANA CRISPO dopo l’altro legge e corregge, in due è così che si lavora. In realtà è facile che nel cinema e nella televisione si lavori in coppia o in gruppo, nella narrativa è praticata di meno la collaborazione in due, perché ognuno vorrebbe essere quello che scrive  la parte finale. Noi ci riusciamo senza prenderci a coltellate.

SDM. Biagio , hai qualche aneddoto o ricordo particolare che ti piacerebbe rievocare?

BP Nella postfazione del romanzo ho raccontato alcune cose importanti come l’incontro con Spagnol, o con Sergio Leone che voleva produrre un mio film perché gli era piaciuto molto Storia Senza Parole. Io nel 2012 ho fatto 50 anni di carriera, avendo cominciato quando avevo venti anni. La coppia Crispo-Proietti ha debuttato in radio nel 1972 , anche qui siamo a 40 anni di lavoro insieme, di cose e di aneddoti ce ne sono capitati tanti. Abbiamo girato il mondo, abbiamo conosciuto tante persone importanti, attori scrittori registi di quasi tutti loro abbiamo ricordi vivi, come se fossero successi ieri. Scegliere quale raccontare sarebbe difficile e ingiusto.

SDM. Biagio Proietti narratore. Parliamone un po’

BP La risposta l’abbiamo dato prima quando parlavamo delle differenze di linguaggio, la scrittura è un fatto individuale, così ho cominciato a inventare storie per la narrativa che sentivo il bisogno di portare avanti da solo. Però confesso che non rinunciavo all’aiuto che poteva darmi Diana.

DIANA CRISPO- Anche nei suoi romanzi firmati da solo, mi usava come se fossi un editor, parlandomi dei dubbi, facendomi leggere che cosa aveva scritto, chiedendomi pareri. Io sono sempre stata contenta di questa funzione, quando lui ha cominciato a lavorare con me era già famoso, poteva scegliere un altro partner o lavorare da solo.  Gli piacevano le mie storie, mi aiutava a farle nascere , a farle diventare fiction, radio  cinema libro. Ricordiamo che anche da Dov’e’ Anna? scrivemmo un romanzo edito da Rizzoli.

SDM. Progetti in corso?

BP- ho già scritto due romanzi , Il Drago e la Rosa – Io che ho visto i delfini rosa con protagonista Daniela Brondi , la stessa di Una Vita Sprecata – Io sono la prova. Dovrebbero uscire quest’anno. Poi sto lavorando su altri due romanzi, la televisione ormai non la inseguiamo più e loro non hanno bisogno di noi, così almeno dicono. I dirigenti che lavoravano con noi sono in pensione, gli altri ti guardano come se fossimo dei dinosauri sopravvissuti .  a noi sta bene così , è difficile spiegare a chi ignora, che cosa significa scrivere per la televisione-

SDM Un ringraziamento particolare da parte mia per la disponibilità e la simpatia che mi hai sempre dimostrato. Sia tu che la tua partner DIANA CRISPO .

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