Era una delle tante grida con le quali i signori informavano i sudditi delle loro volontà, che venivano, appunto, gridate affinché tutti le conoscessero. Portava la firma di Francesco I e in alto era miniato lo stemma più antico dei Gonzaga, a righe oro e nere.
Righe nere!, riflettè Biagio, come quelle che il Vannocci ha disegnato sulla pianta.
Ricordò il corpo del pittore che giaceva sul pavimento coperto da macchie di colore, accanto il vasetto nero rovesciato e il pigmento sulle dita. Con i polpastrelli aveva, evidentemente, tracciato cinque linee dritte sul foglio, un ultimo messaggio prima di morire.
Mantova, luglio 1585. Il giovane e ambizioso prefetto delle fabbriche Oreste Vannocci viene rinvenuto cadavere nel suo studio ucciso da una camicia intrisa di veleno. Incaricato delle indagini Biagio dell’Orso è attirato da alcune linee scure presenti sulla pianta di una chiesa trovata ai piedi del Vannocci come ultimo messaggio per indicare il colpevole, pianta che misteriosamente appare raffigurata in uno dei quadri della collezione Gonzaga, il ritratto dell’architetto Giulio Romano dipinto dal Tiziano. Un’altra minaccia si aggira per le afose vie di Mantova: la Santa Inquisizione. Un’amica di Biagio, la bella Lucilla sembra infatti la vittima designata dalle manovre dell’inquisitore Giulio Doffi deciso a dar credito alla denuncia che la vede accusata di stregoneria.
Inizia così un‘ indagine pericolosa e complicata che parte dallo scenario di una fastosa Mantova cinquecentesca per toccare Venezia e Firenze e porterà il protagonista a scoprire un oscuro segreto che avrebbe potuto scatenare una guerra nascosto abilmente da anni, in cui sembrano coinvolti il papa e l’imperatore, oltre che esponenti della famiglia De Medici e Gonzaga. Biagio dell’Orso spiato, minacciato, rischiando la vita riuscirà grazie al suo intuito riuscirà a districare l’intricata matassa anche se la scoperta del colpevole avrà l’acre sapore della beffa.
Tiziana Silvestrin, dopo aver esordito con il giallo storico I leoni d’Europa, torna a narrare le indagini del Capitano di Giustizia Biagio dell’Orso, personaggio realmente esistito, nel secondo volume della serie, sempre edito da Scrittura & Scritture, Le righe nere della vendetta e lo fa con la solita cura per l’ambientazione storica, attenta e fedele anche nei particolari più marginali, e nello stesso tempo arricchita da una vivace caratterizzazione dei personaggi, sia reali che di fantasia, che assieme alla trama coinvolgente, costituiscono i punti di forza del romanzo.
La trama comunque è piuttosto complessa, un omicidio avvenuto nel 1585 tra le sue origini in un omicidio avvenuto anni prima, abilmente occultato dai potenti, la cui soluzione nascosta però è racchiusa in un quadro che ritrae Giulio Romano pittore allievo di Raffaello, ma lo stile piano e lineare che l’autrice adotta, pur se in alcuni passaggi può apparire didascalico e troppo elementare, ha tuttavia il pregio di donare una certa scorrevolezza ed eleganza al testo davvero piacevole. Diversi piani temporali si alternano per confluire in un finale dove tutti i tasselli del puzzle, abilmente disseminati durante tutta la narrazione, trovano la giusta collocazione e danno un felice compimento alla storia chiarendo ogni dubbio e facendo finalmente luce su moventi, occasioni e responsabilità.
Per gli amanti del giallo storico una piacevole riconferma di un talento tranquillo e pacato, che con la sua lievità riesce ad dar vita ad una affresco rinascimentale vivido e vitale. Molto del fascino di questo libro è dovuto al protagonista Biagio dell’Orso, intelligente e perspicace pubblico ufficiale della corte dei Gonzaga, dal carattere sanguigno e impulsivo, ma coraggioso, leale e deciso a far trionfare verità e giustizia anche a costo di mettersi contro ai poteri forti rischiando in prima persona consapevole purtroppo che certe volte i compromessi sono inevitabili quando ci si trova costretti a scegliere tra punire un colpevole e salvare un innocente.
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