:: Recensione di Wunderkind di G.L. D’Andrea (Mondadori, 2009) a cura di Gianrico Gambino

by

Quando tre anni fa venne presentata la trilogia del Wunderkind ero scettico. Non so nemmeno bene io dire oggi per quale motivo. Non mi attirava: scrittore ignoto, titolo “tetesko”, insomma per leggere un libro deve crearsi un’alchimia qualcosa nel volume che stuzzichi la curiosità del potenziale lettore. C’è poco da fare. Ci sono libri che amo che ho atteso anni prima di leggere. Con Wunderkind, per gli amici W, non andò così.
Non attesi troppo.Tuttavia da subito questa trilogia dovette scontrarsi con inattesi contrattempi. Conobbi l’autore attraverso una comune amica, una tizia che scrive di ragazze drago e cosaccie del genere, lo conobbi su Facebook, ad oggi non ci siamo mai visti di persona sebbene si chiacchieri spesso del più e del meno, spesso arrabbiandoci. Dicevo dei primi problemi. Mi ricordo ancora quando andai a cercare alla Feltrinellona di Torino come la si chiama di solito il primo dei tre volumi. Sapevo che era un fantasy e così mi misi a cercarlo tra i volumi del settore in questione senza esito. Mi dissi allora: “Siccome è un po’ forte lo troverò tra gli horror”, buco nell’acqua. Dopo un venti minuti nuovi di vana ricerca chiedo alla commessa che con mia somma sorpresa mi indirizza tra i libri per bambini. Insomma trovo W tra i testi per dodicenni. Mio figlio HA dodici anni e MAI gli farei leggere adesso un libro di questo genere. I motivi sono molti: in primis non ha l’età per comprenderlo, secondariamente non è un libro per bambini scene decisamente non adatte a loro. Chiedo all’autore che messo da molta gente in più città a conoscenza di questa situazione mi rivela la sua frustrazione di fronte a questa categorizzazione assurda e assolutamente sbagliata fatta dall’editore.
La trilogia, un breve riassunto, mi perdoni G.L.
Tralasciamo per un attimo questo primo disguido. G.L. D’Andrea è persona chiara, netta, a volte persino fastidiosa per quanto sa essere diretto. Lo stimo per questo. Nella sua chiarezza disse che questa sarebbe stata la prima e l’ultima trilogia di cui si sarebbe occupato. Ciononostante trilogia era e ce la dovevamo sorbire come tale con i relativi lunghi tempi di attesa tra un volume e l’altro e la conseguente perdita di tutta una serie di dettagli. Ecco perché i libri a puntate secondo me sono deleteri.
Di chi e di cosa parla il Wunderkind. Banalmente, se questo termine può essere usato con tanta leggerezza, parla del destino del mondo, parla dell’aspetto magico della vita e del prezzo che impone agli uomini. La magia ha un prezzo. C’è un quartiere a Parigi che non si vede (in questo dissi a G.L. che era stato potteriano, come potteriana, ma solo nel primo libro è la figura di Caius Strauss il protagonista), i tratta del Dent de Nuit, qui vivono i cambiavalute e tutto un popolo decisamente strano. Ci sono mostri i cagoulard (nella mia mente li ho assimilati a una sorta di orco, sebbene credo l’autore li abbia pensati diversi). Ci sono creature incredibili come le Rarefatte. C’è la magia dicevo e i cambiavalute sono i maghi, ma ogniqualvolta il mago esegue una magia deve pagare un prezzo: un ricordo lo abbandona per sempre.
Qui vive Caius che viene avvicinato da un losco figuro Herr Spiegelmann del quale ci verrà narrata la storia nel secondo libro in uno dei capitoli più incredibili che io abbia mai letto in cui si viene proiettati all’inferno senza scomodare per questo i danteschi cerbero e soci. È evidente da subito che la vita di Caius sta per essere ribaltata e infatti nel breve volgere di alcuni capitoli il ragazzo viene a trovarsi avvolto da un turbine di eventi violenti magici inspiegabili e terrorizzanti, vede morire la madre e viene salvato da un gruppo di persone che per lui si battono per salvarlo da Spiegelman.
Cosa vuole costui? Dovrete arrivare alla fine, io posso solo dirvi che siete davanti ad uno dei cattivi più pervicaci e insistenti che io abbia mai trovato in giro. Certo, come tutti i cattivi ha dei limiti che lo portano oltre il limite dell’umano, della carne. Parola cruciale. Carne, specie nel terzo volume.
Il gruppo che salva Caius è guidato dal Barbuto un Apriporta. Come? Che porta? EH, ma se racconto tutto… va beh. Porte su altri mondi, porte sul Mare d’Hidirac al di là del quale vi è la terra in cui vivono i ricordi perduti dai cambiavalute e non altre, molte altre terre, con esseri di ogni genere.
Vi è tra i personaggi più importanti che Caius incontra un cagoulard schiavo di Spiegelmann, cui lui ridà il nome e con esso la libertà. Sì, Spiegelmann toglie i nomi ai suoi schiavi e senza di essi costoro possono solo dimenticare chi siano e diventare servi. L’amicizia tra i due fa capire chiaramente che molti limiti possono essere eliminati, che molte barriere si abbattono con una semplicità che a volte sembra impensabile e Bellis restituirà questa libertà conquistata cercando in tutti i modi di aiutare il suo amico.
La figura del cattivo va affinandosi molto nello sviluppo della storia, dapprima appare come il classico cattivo, quello che è tutto crudeltà, malvagità e bramosia di potere. In realtà egli ha un piano ben preciso, usare Caius, il Wunderkind. Un bambino che non dovrebbe essere, ma che invece è stato lasciato in vita. Nel secondo libro il protagonista scopre quanto sia complesso il mondo, si scontra con realtà che non credeva possibili e proprio in una di queste scopre al contempo l’amore e la morte. Ed è a quel punto che sparisce nel Mare.
Il Regno che verrà
È lo scontro finale in cui tutti i protagonisti e i comprimari debbono affrontare il nodo cruciale della vicenda che per ognuno di loro ha risvolti e implicazioni diverse, c’è chi muore chi prende il suo posto, chi perde e chi vince.
Ma principalmente viene mostrata la cosmologia del W. Vediamo com’è fatto l’universo, L’Albero con al suo centro il Dent de Nuit e sulle radici i Ceterastradivari, suoi custodi, il cui esprimersi orrendo per i più è compreso e può essere guidato solo da un essere. Wunderkind. E i Ceterastradivari mangiano ricordi rendendo così possibile la Permuta e al contempo mantenendo sano e in vita l’Albero. Ma questo sta morendo. Qualcosa in questo meccanismo che rende ciò che esiste stabile s’è rotto. C’è necessità di una nuova Permuta.
Si scoprono parecchie interessanti vicende che precedettero l’avvento di Caius, cioè che prima di lui il Rana era un Wunderkind o qualcosa di simile e che aveva modificato lui stesso la prima Permuta che invece che ricordi richiedeva sangue. Adesso Spiegelman vuole cambiare ancora la Permuta e ha perfettamente in mente la soluzione perfetta. Si debbono usare le Speranze.
Non rivelerò il finale sebbene debbo dire che in questo G.L. è stato un realista, mettendo in luce le debolezze di chi è chiamato a svolgere un ruolo forse troppo elevato per la sua scarsa esperienza, e la pervicacia, quasi il furore famelico, con il quale il suo antagonista persegue il suo obiettivo sfidando la morte stessa, parlando con i Ceterastradivari.
Come ho vissuto questi libri
Non vi è un modo letterario per dirlo, ma la sola immagine che possa spiegare è quella di un trittico pittorico. L’enorme merito di G.L. d’Andrea a mio parere è proprio quello di fare immergere il lettore in immagini talmente forti da lasciare spesso senza fiato. Ho spesso visto tinte rosso fuoco, arancioni caldi misti a nero. Ho letto questo quadro. Ne ho sentito la musica a volte speranzosa a volte tragica, a volte suadente (Ceterastradivari a me ricorda gli archi, non so a voi).
La visione dell’autore è una visione allargata del concetto stesso di scrittura, in essa si fondono oltre alle parole, le immagini e i suoni o i silenzi.
Siamo davanti a un affresco. A una serie di flash visivi. Il risultato generale è davvero potente. Scrissero questo aggettivo mi pare sulla quarta di cover del primo volume suscitando nei soliti noti alcune ire in quanto tale potenza non venne ravvisata. Ognuno è libero di vederla a modo suo per carità, ma se vi immergete in questo romanzo vi accorgerete della sua forza.
Alcune note sulla storia editoriale del W
Alle grandi attese del primo volume sono seguite una serie di traversie ben più gravi e ingiustificabili che hanno creato non pochi problemi. Faccio qui una breve premessa perché è la prima volta che scrivo qui una recensione. Per lavoro mi occupo di informatica, più specificamente mi occupo di editoria digitale nelle sue più svariate forme e sviluppi. Essendo il classico fanatico ho vari lettori di libri digitali, dal Kindle all’iPad. Da quando liuto per me il libro di carta viene preso in considerazione solo nel caso in cui non ne esista la versione digitale.
Non mi sono pertanto stracciato le vesti quando ho saputo che il W3 sarebbe uscito solo in versione e pub, cioè digitale, tuttavia mi sono posto la domanda, perché? Ufficialmente la versione di Mondadori è che i due precedenti avevano venduto troppo poco per giustificare l’uscita del terzo volume in cartaceo. Così con l’astuzia che contraddistingue certa editoria italica, hanno deciso che era meglio uscire col solo digitale (quindi destinato allo 0,2% dei consumatori). Geniali.
Molto probabilmente dietro la vicenda vi è stata una pressione editoriale per far sì che il volume arrivasse a un mercato cui non era stato destinato. Un autore scrive un libro perché è una necessità per lui identica alla respirazione. Che un editore forzi un libro volendolo correggere per arrivare a prendere un mercato cui quel libro non è rivolto, è un fatto che lascia sbigottiti. Probabilmente fa parte del novero delle cose reali, ma non per questo sono giuste. In più se un autore usa il suo cervello anche davanti a mostri sacri come Mondadori, scatta immediata una sorta di ostracismo.
In tale visione il digitale è visto come una sorta di camera di punizione, invece che una enorme opportunità, fatto che denota l’assoluta mancanza di preparazione degli editori su un tema che ormai non è più eludibile e che sta erodendo a poco a poco ma inesorabilmente lo spazio della carta stampata.
Su questa vicenda vi rimando al solito bell’articolo di Lara Manni altra notevole scrittrice dotata di una sagacia che in pochi ho visto.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: