:: Intervista a Monica Dall’Olio a cura di Viviana Filippini

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Cosa ti ha ispirato l’idea del romanzo Le descrizioni?

La centralità che la scrittura ha nella mia vita. ‘Le descrizioni’ è nato dall’esigenza di raccontare che cosa significa scrivere. Da che cosa nasce l’urgenza di narrare. Quali sono i sentimenti che la scrittura mette in moto. E infine, qual è il posto dello scrittore nel mondo.

Quanto hai messo di te in Mika, la piccola protagonista?

Anch’io ero una bambina piena di domande. Cocciuta. Rompiscatole. Che voleva spiegarsi il mondo.

La suddivisione in tre parti del romanzo può essere vista come una evoluzione o formazione della protagonista?

Come formazione. All’inizio Mika sente la ‘smania’ (questa la parola che uso) di imparare a leggere e scrivere. Crede infatti che associando la cosa alla parola, della cosa finalmente comprenderà il senso. Invece non va così. La parola solo le serve a realizzare che il mondo è illogica violenza e le cose un senso univoco, non ce l’hanno. Ma scrivere rimane per Mika preziosa via di accesso alla realtà. Anche quando la realtà, come viene rappresentata nell’ultima parte del testo, assume risvolti talmente tragici e imprevedibili da travalicare la parola.

Mika legge l’unico libro che c’è in casa sua – Niente di nuovo sul fronte occidentale– questo suo approccio alla letteratura adulta cosa significa per la ragazzina?

Significa, come lei stessa dice, trovare in questo libro per grandi ‘la vita e la morte’. Perché questa è la magia della grande letteratura, penso.

Mika è avida di sapere e si appunta ogni parola sconosciuta, mentre Sara, la sorella maggiore è più ribelle. Come è il loro rapporto?

Mika è curiosa e indagatrice; Sara è spensierata, ma allo stesso tempo è una ragazza degli anni Sessanta, che vuole libertà. Mika vorrebbe accedere al mondo di Sara che invece sta un po’ sulle sue. Ma il legame tra loro è stretto, viscerale. Sara è punto di riferimento per Mika.

I genitori della protagonista sono presenti, ma la loro funzione è di “sfondo”, perché la loro presenza è così marginale?

Il tramite tra Mika e il mondo degli adulti ho voluto che fosse piuttosto la sorella, che partecipa di più alla sua vita. I genitori sono presi dalle beghe del quotidiano. Sono presenze esterne, ma allo stesso tempo funzionali a comporre la scena sociale che ruota intorno alla vicenda.

Nella terza parte scompaiono le descrizioni e tutto è molto basato sulle esperienze vissute. I “mostriciattoli” in cui si imbattono Mika e i compagni cosa rappresentano?

L’altro da sé, il diverso. Ciò che non conosciamo, che dapprima desta curiosità, poi diffidenza, e infine ostilità, guerra. Eppure c’è una frase che dice una delle bambine del gruppo di amici di Mika: «Una margherita è diversa da un-non-ti-scordar-di-me e tutti e due sono belli. Sono dei fiori coi petali».

Quando il gruppetto di amici si addentra nel territorio dei “mostriciattoli” e scopre la loro vera natura, cosa cambia in Mika?

Di nuovo la bambina cerca di decodificare il mondo nel suo modo: associando la cosa (il fenomeno) alla parola. In questo caso, la parola che impara è ‘razzismo’.

L’ambientazione è l’Italia di provincia tra anni ’60 e ’70, ma spesso si infiltrano notizie di cronaca e politica italiana oltre a canzoni e riferimenti a programmi tv di quel periodo. Quale è la loro funzione? Quella di condurre davvero il lettore nel cuore di quel preciso contesto storico e sociale, creando una vera e propria full immersion. Perché le storie, come dice Mika, ‘ti portano dove non sei, ti mettono addosso una vita che non hai’.

Dove hai scritto Le descrizioni e quale è il significato del titolo? Può essere definito romanzo metaletterario?

L’ho scritto in una città diversa da quella dove è ambientato gran parte del romanzo. Il titolo allude alla certezza che, come dice Mika, ‘dappertutto c’è una storia’. Perfino i fatti più comuni e quotidiani escono dalla loro banalità se trasformati dalla potenza della parola. L’aggettivo metaletterario mi sembra, applicato a questa piccola storia, un po’ impegnativo.

Quale è il valore della scrittura per Mika e per te Monica?

La scrittura, per Mika e per Monica, è strumento di verità.

Sei già al lavoro per il prossimo romanzo?

Sono a metà, sì. Il romanzo che sto scrivendo ha come protagonista una donna, che seguo dall’infanzia negli anni Settanta, all’adolescenza fino all’età adulta, negli anni Novanta. E’ una storia particolare. Incentrata sul suo rapporto con il nucleo familiare.

2 Risposte to “:: Intervista a Monica Dall’Olio a cura di Viviana Filippini”

  1. Le descrizioni: intervista a Monica Dall’Olio – Gruppo Perdisa Editore – a cura di Iannozzi Giuseppe | Iannozzi Giuseppe aka King Lear Says:

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