:: Intervista a Francesco Fioretti a cura di Elena Romanello

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Il libro segreto di Dante, di Francesco Fioretti, dantista e studioso dell’opera del forse massimo poeta non solo della letteratura italiana, è da mesi uno dei più letti, coniugando erudizione letteraria e un intreccio appassionante.

Doveroso fare qualche domanda all’autore, sul libro e non solo.

Come è nata l’idea di scrivere un libro su Dante?

Studio Dante da tanti anni, una passione da sempre, e mi sono interrogato spesso su alcuni misteri della sua biografia. Ho cominciato a scrivere un romanzo quando diversi nodi sono venuti al pettine, cucendo insieme due o tre spunti che sono emersi negli ultimi anni di ricerche.

 Come mai Dante continua ad affascinare ancora oggi?

Perché la Commedia è un’opera immensa, racconta tutti gli stati possibili dell’anima umana, e li narra con un linguaggio efficacissimo di simboli, immagini, concetti che si stampano nella memoria e ti accompagnano sempre. Altissima poesia, e bisogna essere fatti di marmo per non avvertirne il fascino perpetuo.

Il Medio Evo è un’epoca che ha avuto critiche ma che da Il nome della rosa in poi è stata rivalutata: è una moda o c’è qualcosa dietro?

Non credo sia una moda, visto che Il nome della rosa risale ormai a trent’anni fa ed è difficile che una moda duri così a lungo. Ma il Medioevo per noi europei è un po’ come il far west per gli americani, il tempo delle origini, lo spazio leggendario dei primordi della civiltà, dove finiamo per proiettare, per così dire, i nostri miti dell’infanzia. È l’epoca che precede quella della legge, spazio narrativo ideale ove le contraddizioni sono più accentuate, i contrasti più forti, le passioni più marcate. Ecco, ad esempio: non riusciremmo nemmeno a immaginarci un uomo di quel tempo che morisse di noia…

Prossimi progetti?

Completare una trilogia sulla storia d’Italia, spostandomi più vicino nel tempo questa volta, ma sempre, come nel Libro segreto, raccontando l’arte e l’economia, ovvero indagando sulle nostre epoche di crisi, ma anche di creatività, mostrando luci e ombre della nostra civiltà millenaria, che ha conosciuto tanti momenti di difficoltà e tante “ripartenze”. È la mia personale risposta alla crisi.

Cosa pensa del thriller esoterico?

Quella sì, una moda, che peraltro denota un certo vuoto di valori e, nei casi peggiori, quando indulge troppo alle varie tesi del complotto cosmico, maschera male una certa tendenza al vittimismo e al bisogno, che si fa fortissimo in epoche di crisi,  di capri espiatori cui addossare l’intera responsabilità del male. Naturalmente, se il complotto è orchestrato in Vaticano, il libro poi vende anche moltissimo. Ciò non toglie che si possa anche scrivere un buon thriller esoterico, calibrando bene il valore metaforico della storia narrata, ovvero giocando su un doppio piano, riempiendo di senso l’esperienza esistenziale dei protagonisti più che puntando sugli effetti speciali.

Maestri e ispiratori?

Dante, Omero, Umberto Eco, Vonnegut, Guimaraes Rosa, Dostoevskij. Può bastare?

Una Risposta to “:: Intervista a Francesco Fioretti a cura di Elena Romanello”

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