:: Intervista con Donato Carrisi

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il-tribunale-delle-animeGrazie Donato di avere accettato la mia intervista e benvenuto su Liberidiscrivere. Parlaci un po’ di te. Sei nato nel 1973 a Martina Franca (Ta). Ti sei  laureato in Giurisprudenza con una tesi su Luigi Chiatti. Ne è seguita poi la specializzazione in criminologia e scienza del comportamento Nel 1999 hai iniziato l’attività di sceneggiatore per cinema e televisione. Sei una firma del Corriere della Sera.  Chi è Donato Carrisi?

Ma devi sapere che ho iniziato la mia attività di scrittore scrivendo per il teatro a 19 anni. Avevo una piccola compagnia teatrale mentre studiavo Giurisprudenza. Provengo da una famiglia di avvocati che sicuramente immaginava per me un futuro legato a quella professione. Fare lo scrittore non era previsto. Comunque io sono essenzialmente un lettore. Amo scrivere le cose che mi piacerebbe leggere, mi nutro di quello che leggo. Sono cambiato ben poco dopo l’improvviso successo che ho ottenuto dopo Il Suggeritore. Sono rimasto io. Il successo non è mai merito solo dello scrittore, ma di tutta la gente che ha intorno. Tutti contribuiscono a renderti ciò che sei: i collaboratori, gli amici, la famiglia. Per questo il mio stile di vita non è cambiato affatto.

Come hai scoperto la passione per la scrittura? Quali sono i tuo autori di riferimento?

Devo dire che ho sempre scritto. Mi piaceva raccontare storie fin dall’asilo. Mi ricordo che mi divertivo enormemente a spaventare gli altri bambini con racconti horror, li atterrivo letteralmente. Poi ho spaziato in vari generi dalla commedia al noir; sì, forse il thriller è il genere che mi permette di trasmettere maggiori emozioni e che mi riesce meglio. Ti racconto un fatto che forse nessuno sa: ho iniziato a 12 anni a leggere gli Harmony di una mia zia, c’era tutto in quei libri: thriller, sesso, passione. I miei autori di riferimento. Sicuramente Michael Connelly, che tra l’altro sarà mio padrino negli Stati Uniti, quando a gennaio debutterò con Il Suggeritore. Non immagini cosa ho provato quando ho ricevuto la sua mail dove si complimentava con me per quel libro. E’ stato incredibile. Poi Jeffery Deaver e Giorgio Faletti, che è un amico.

Con Il Suggeritore romanzo d’esordio, sei diventato una specie di autore cult, conosciuto in tutto il mondo. Premi, interviste, fiere letterarie, presentazioni. Come hai gestito il grande successo che ne è conseguito?

Io mi diverto molto a conoscere le persone, gestisco personalmente il mio profilo su Facebook. La magia più grande di essere uno scrittore e che gli altri leggono il tuo libro e tu puoi entrare nelle loro vite. Loro dedicano una parte del loro tempo per dedicarsi alla lettura, meritano questa attenzione. E poi io mi diverto a scrivere. Fare lo scrittore è il mestiere più figo del mondo; dire diversamente sarebbe come sputare in faccia a Cristo.

E’ da pochi giorni uscito il tuo secondo romanzo Il tribunale delle anime sempre con Longanesi. Raccontaci qualche aneddoto curioso legato alla sua stesura.

Fare lo scrittore è un po’ come fare l’agente segreto. Entri davvero dovunque. Si aprono le porte del mondo. Luoghi non aperti al pubblico diventano subito accessibili, basta dire di essere uno scrittore e che ti stai documentando per il tuo prossimo libro. Non importa che tu sia famoso o meno, basta dire che sei uno scrittore e tutti ti concedono permessi felici di farti visitare i luoghi più nascosi. E’ stato così che ho potuto visitare Roma, visitare luoghi di cui non ne conoscevo l’esistenza pur vivendo a Roma da anni. Di aneddoti curiosi te ne potrei raccontare molti. Per esempio la scena ambientata al Caffè della Pace è stata scritta proprio mentre ero seduto al tavolino di quel caffè, non alle 6 del mattino un po’ dopo, mentre si sentiva in sottofondo il rumore della macchina per l’espresso o il rumore delle tazzine che tintinnavano. Ho cercato di trasmettere in quello che scrivevo tutto questo persino l’odore della polvere.

E’ un libro molto inquietante e la cosa più inquietante è che è legato a fatti reali.La Petinenzeria, la ragazza messicana camaleonte, il serial killer trasformista sono fatti reali che non nascono dalla semplice fantasia di uno scrittore . Come ti sei documentato?

Stavo scrivendo il mio secondo libro e sono venuto a conoscenza dell’esistenza dei cacciatori del buio, persone di cui neanche cercando su internet c’era traccia. Mi è sembrato materiale per una storia thriller meravigliosa così ho interrotto il libro che stavo scrivendo e ho telefonato al mio editore Stefano Mauri, e gli ho detto che avrei ricominciato da capo con un’ altra storia. Gli ho raccontato cosa avevo in mente e lui mi ha detto che era una idea magnifica, di approfondirla, che il bravo scrittore si vede dal secondo libro in poi.

In ogni romanzo c’è sempre un filo conduttore, un’ idea da cui scaturiscono le altre. Per Il tribunale delle anime quale ‘è ?

Sicuramente la Penitenzieria e poi il dilemma che si pone di fronte alla scelta tra perdono e vendetta.

Ne scriveresti una sceneggiatura o preferisci che siano altri  a farlo?

Sì, sono senz’altro favorevole a trasformare il romanzo in una sceneggiatura. Magari supervisionerei il lavoro di altri sceneggiatori.

Per concludere vorrei esprimerti la mia riconoscenza per la tua disponibilità. Potresti fare qualche anticipazione sui tuoi progetti futuri ?

Attualmente non sto scrivendo, mi sto preparando per andare a gennaio negli Stati Uniti per presentare Il Suggeritore. Per adesso mi concentro su questo.


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