:: Recensione di Il destino non c' entra di Marie–Helene Ferrari

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il destinoNel volto immobile e sanguinante, gli occhi di Paul-François guardavano le stelle per la prima volta dopo tanto tempo, perché da quando usciva a tarda sera dai bar, l’uomo doveva guardarsi i piedi per evitare di cadere. Solo i piedi, niente altro che i piedi, ma era stato tutto inutile, perché era caduto lo stesso. E quella sera, le stelle somigliavano tanto a diamanti… A Paul-François piacque quel cielo, scuro e tranquillo come uno scrigno… Nessuno era chino sul suo corpo e gli teneva la testa un po’ sollevata per impedirgli di venire soffocato dal suo stesso sangue; Paul-François gli disse con voce tranquilla, in un soffio: “Dica a Marie–Saveria di guardare le stelle, perché sono bellissime le stelle!”.
 
Dopo tanta Svezia, neve, fiordi e maglioni a treccia, cambiamo decisamente ambientazione e torniamo sulle sponde lucenti del Mediterraneo approdando in uno scenario piuttosto inconsueto per il poliziesco e il noir: la Corsica. Un’ isola, come la Sicilia di Camilleri, in cui Marie – Helene Ferrari, scrittrice corsa nata nel 1960 a Bonifacio e profondamente legata alla sua terra, ambienta le indagini del commissario Armand Pierucci della polizia giudiziaria, personaggio di culto del poliziesco francese, poliziotto della vecchia scuola che quando aveva fatto domanda di trasferimento in Corsica avrebbe fatto meglio a mettere la propria firma sotto la richiesta di ingresso in purgatorio, un Montalbano baffuto, stizzoso, che vive solo con un cane di nome Clebard,  un po’ sovrappeso anzi decisamente diabetico, amante della buona cucina, ossessionato da una madre terribile che gli telefona in ufficio, e il vendicativo ispettore Finelli immancabilmente gliela passa non ostante i suoi ordini contrari, lamentandosi di essere trascurata da un figlio snaturato, un castigo di Dio, che come massima onta ha scelto l’indecorosa professione di poliziotto e quel che peggio non vuole sistemarsi con una brava moglie come fanno tutte le persone per bene e i figli delle sue amiche. Il destino non c' entra è la prima inchiesta che lo vede protagonista, un’ inchiesta seria, dopo mille casi di nessuna importanza, che rischia di mettere a soqquadro la sua tranquilla routine, le sue abitudini, il pochissimo lavoro. Dai piani alti poi iniziano a pretendere trentacinque ore di legge e risultati, tre cadaveri in poco più di un mese iniziano a macchiare l’immagine della Corsica. Perché? Forse a Juan les Pins camminano tutti sulle strisce pedonali? E’ vero basta aprire i giornali per vedere che solo in Corsica ci si ammazza. Non farmi ridere! Ma veniamo ai fatti. Una sera Marie-Saveria, giovane moglie infelice e tradita con due figli piccoli, aspetta invano il ritorno a casa del marito Paul-François. Il marito faceva il giro delle chiese, come dicevano a Bonifacio e tornava a casa sempre più tardi e sempre più ubriaco per cui non si preoccupa più di tanto. Ma Paul-François, il briaconnu, l’ubriacone quella sera ha altri progetti, ha un appuntamento con la morte. Due killer in motocicletta incappucciati e armati, due forestieri almeno secondo quanto dicono i testimoni che affermano di averli sentiti bestemmiare in siciliano, lo uccidono a colpi di pistola lungo la Marina bassa. Una morte, assurda, del tutto insensata agli occhi della giovane vedova decisa a scoprire la verità dopo una vita di menzogne. Così dopo aver costretto l’amante del marito, Laetitia, quella lofia della maestra, a badare ai suoi bambini inizia le sue indagini e si reca a casa di Aimè Barcelli, il boss della zona. Se il marito era implicato in qualche traffico illecito, lui solo può saperlo, lui sa sempre tutto. E così scavando scopre che suo marito era negli affari, anzi era implicato nel clamoroso furto di gioielli avvenuto sul Ponte Vecchio a Firenze, in una zona protetta dalla mafia. Ora Marie-Saveria si ritrova ricca, con libretti al portatore, con terreni, un’ assicurazione da riscuotere, e pedinata dagli italiani che rivogliono la refurtiva di cui ha trovato in casa un unico anello con diamante. Combattuta e in colpa per aver lasciato uccidere il fratello del marito, anche lui implicato nella rapina, senza aver mosso un dito, si reca alla polizia e racconta tutto al commissario Pierucci, che ascolta e annuisce, ora ha un movente, ora ha dei sospetti, ora il caso non è più tanto oscuro. Grazie all’ostinazione del poliziotto e della vedova di Paul-François, che capisce che le parole del morente non sono solo una divagazione poetica, la verità, sotto gli occhi di tutti e molto più vicina di quanto si possa pensare, troverà le sue strade per manifestarsi e no Paul-François non è morto di una morte non sua, i killer non hanno sbagliato persona, il destino, per una volta, non centra. 
Bonifacio, una città in cui tutti spiano tutti,  uno squarcio pittoresco di Corsica ben lontano dalle iper tecnologiche metropoli del Continente, con ritmi antichi dove ancora la biancheria viene stesa ad asciugare in alto sui fili, le massaie vanno a spettegolare dall’ortolano, si cena in terrazza guardando il mare tra il grido dei gabbiani e il canto dei grilli e i ricchi vivono in case dalle imposte blu in lussuose tenute di famiglia circondate da vigneti e oliveti secolari, è sicuramente uno scenario inconsueto come dicevo all’inizio, che ricorda i borghi italiani antichi seppure la Corsica sia a tutti gli effetti Francia. L’autrice ce ne da un suo personale spaccato fatto di piatti tipici, come l’Agnellu corsu, l’agnello in salsa, con pomodori, cipolle, e olive servito con vino rosso, termini dialettali, rigorosamente in grassetto, di cui avrei gradito un piccolo glossario alla fine, odori, mentalità e usanze. Una società variegata e multicolore, nata da una mescolanza di culture, di tradizioni, pigra e dai ritmi sonnolenti e rilassati, una società isolana che conserva di questa peculiarità il carattere semplice e  schivo. Oltre al protagonista, forse più che Montalbano una sorta di Maigret meno sornione e più misogino, ho amato moltissimo il personaggio di Marie-Saveria, davvero ben caratterizzato e vitale, una giovane donna che pur nella sfortuna mantiene un piglio volitivo e una sua dignità e il personaggio di Nessuno, enigmatica figura un po’ sfuggente di cui nessuno mai si ricorda, che entra ed esce dalla storia in punta di piedi ed è in un certo senso il deus ex machina della narrazione. Davvero piaciuto, specie per il linguaggio creativo ed originale, la sottile ironia mai invadente e la leggerezza così morbida e garbata, un poliziesco mediterraneo in cui i personaggi scavalcano la trama e quello che conta è l’atmosfera, l’ambientazione, l’aria che si respira, e quell’impalpabile profumo casereccio e quotidiano che ti accompagna e ti fa venir voglia di ritrovarlo nella prossima indagine del commissario Pierucci. A dimenticavo Pamela ma questa è un'altra storia…

2 Risposte to “:: Recensione di Il destino non c' entra di Marie–Helene Ferrari”

  1. Avatar di Sconosciuto utente anonimo Says:

    grande emozione che la lettura di questo commento in italiano, paese dei miei amori, con questa analisi così fine. Andate, come direbbe Pierucci, ciò merita bene un bicchiere ed un buono piatto. Bene a voi e grazie

  2. Avatar di Sconosciuto utente anonimo Says:

    perdono, era Marie-Hélène Ferrari, L'autore,

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