:: Protagonisti dell’Unità di Italia 6 saggi nel 150° anniversario.

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saffiNel 150° anniversario dell’Unità di Italia l’editore Carta Canta con il patrocinio del comune di Forlì ha realizzato una collana di monografie dedicate ai Protagonisti dell’Unità di Italia, sei saggi documentati e illustrati con foto d’epoca provenienti dagli archivi di collezioni private e musei in cui si narrano le gesta dei Forlivesi illustri che associarono il loro nome indissolubilmente al Risorgimento italiano: Aurelio Saffi, Giorgina Saffi, Alessandro Fortis, Antonio Fratti, Piero Maroncelli, Achille Cantoni e gli altri garibaldini. Tra questi saggi ne ho scelti due quello dedicato a Giorgina Saffi, l’unica donna del gruppo, e quello dedicato a Piero Maroncelli, di cui sapevo ben poco oltre all’ episodio della rosa che regalò al barbiere improvvisatosi chirurgo che durante la sua prigionia allo Spielberg gli amputò in modo impreciso e devastante una gamba, episodio piuttosto noto nei sussidiari e libri di storia di qualche generazione fa. Oggi questi nomi sono quasi del tutto scomparsi nell’immaginario comune e campeggiano solitari solo nelle targhe commemorative di qualche piazza, danno il titolo a qualche scuola o a qualche via. Ma chi furono veramente? Fare luce sulle loro vite è una sorta di dovere civico che fa si che analizzando il nostro passato si possa capire meglio e più approfonditamente il nostro presente. L’Italia di Mazzini, Garibaldi, Cavour non era un’ entità puramente astratta, oltre all’ideale romantico ci furono ragioni concrete  economiche, politiche, sociali che portarono alla dichiarazione del Regno d’Italia avvenuta il 17 marzo1861 attraverso i moti del 1848, celebri le cinque giornate di Milano, la prima e la seconda guerra d’Indipendenza contro maroncellil’Austria, la spedizione dei Mille. Iniziamo con il volumetto dedicato a Giorgina Craufurd Saffi, moglie del più celebre Aurelio Saffi, madre premurosa, amica di Mazzini, patriota devota alla causa Italiana non ostante fosse di nazionalità inglese.  Flavia Bugani, attiva nel campo della ricerca storica dal secolo XIX ai giorni nostri ci parla di una donna schiva e silenziosa, che non amava apparire anzi stralciò documenti, lettere che avrebbero potuto mettere più in luce il suo ruolo attivo nella sua causa di liberazione dell’Italia dal dominio straniero. Particolarmente attenta alla condizione della donna non senza coraggio e andando contro ai dettami dell’epoca lottò assiduamente contro la prostituzione femminile, lotta che prese le mosse dall’Inghilterra ad opera di Josephine Butler. Linee guida del suo pensiero furono che la missione della donna doveva svolgersi principalmente nel suo privato cosa non del tutto arbitraria se si pensa che nella concezione mazziniana il privato è preparazione dell’impegno pubblico, che ideali e azione dovevano essere strettamente correlati, che l’emancipazione femminile doveva considerarsi sia come il raggiungimento di virtù individuali e civiche sia considerando che uomini e donne in quanto creature umane senza distinzione hanno pari dignità, diritti e doveri di fronte alla legge eterna di Dio. Il saggio dedicato a Piero Maroncelli curato da Mirtide Gavelli vice-direttrice del Museo del Risorgimento di Bologna da ampio spazio alla biografia del forlivese descrivendo dettagliatamente gli anni della sua formazione, il suo impegno nella Carboneria, la sua lunga reclusione allo Spielberg e l’esilio che lo porterà a terminare i suoi giorni negli Stati Uniti poco più che cinquantenne. La vita del Maroncelli non fu facile anzi fu oscurata da numerosi fatti drammatici a partire dalle condizioni economiche non felici della sua famiglia d’origine, alla detenzione alla Spielberg che lo minò nel fisico e nello spirito, all’esilio più o meno volontario sempre amareggiato dalla miseria, dalla malattia e dalla lontananza dalla sua amata Italia. Musicista, poeta, amico di Silvio Pellico con il quale condivise il periodo di detenzione prima della grazia concessagli dall’imperatore d’Austria e Ungheria  Francesco I Maroncelli fu in un certo senso messo in ombra dall’amico che scrivendo Le mie prigioni in un certo senso lo obbligò moralmente per non mettersi in concorrenza a non scrivere le proprie memorie se non delle aggiunte al volume più celebre del Pellico. Ecco leggere uno di questi saggi è un modo partecipe e consapevole di partecipare ai festeggiamenti del 17 marzo, un modo per riflettere e farsi opinioni personali e proprie di un tema che per quanto ad alcuni possa sembrare fuori moda, ci coinvolge tutti in prima persona. Il prezzo non è eccessivo, 10 Euro, un invito alla lettura.         

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