:: Recensione di “Bacchiglione Blues” di Matteo Righetto a cura di Valentino G. Colapinto

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Bacchiglione_BluesBacchiglione Blues” Matteo Righetto: 144 pp. brossura, prezzo di copertina €14,00 [Perdisa, 2011]. 

Dopo il sorprendente e sottovalutato Savana Padana (2009), Matteo Righetto (Padova, 1972) torna sul luogo delitto, ossia il pulp in salsa padana, con Bacchiglione Blues, un romanzo che lo conferma come una delle più interessanti nuove voci della letteratura di genere italiana.

In un panorama pieno d'inutili cloni, Righetto porta finalmente una ventata d'aria fresca. I suoi libri ricordano quei ganzissimi pulp d'oltreoceano, dove non c'è spazio per i buoni sentimenti e gli eroi senza macchia, ma tutti sono invece cinici, infami e violenti. Azione e dialogo, dialogo e azione, senza spazio per prolisse descrizioni o noiose seghe mentali.

A suo proposito, Giovanni Pacchiano ha scritto su Il Sole 24 Ore: “Roba da far sembrare i testi dei Cannibali o di Ammaniti letteratura per anime candide. Abbiamo anche noi il nostro Quentin Tarantino. No, non fa film, scrive. Si chiama Matteo Righetto.”

E in effetti da Bacchiglione Blues potrebbe venire fuori un ottimo film, se ancora esistesse in Italia un cinema di genere come nei gloriosi anni settanta, così lontani dai comici televisivi che vanno di gran moda oggi.

È questa una storia di balordi e di falliti, che non si rassegnano al loro misero destino e cercano disperatamente un riscatto, come Tito, Toni e Ivo. Tre scalcagnati delinquenti di periferia che sognano di essere gli eroi dei cartoni animati giapponesi o dell'A-Team e intanto cercano il colpo grosso, sequestrando la moglie di Primo Barbato, ricco e poco onesto proprietario di uno dei più grandi zuccherifici d'Italia.

Ma si sa come vanno queste cose e gli imprevisti spuntano ovunque. Si comincia con una nutria bianca, si continua con due testimoni di Geova e si arriva al casino più totale con una sanguinaria resa dei conti che vedrà tutti contro tutti armati. Sulle loro tracce, infatti, si muovono sia il colossale bosniaco Zlatan Tuco, desideroso di ottenere il compenso pattuito e mai ricevuto da Tito, e gli spietati El Carogna, El Muto e Mastegabrodo, sguinzagliati da Gino, il cocainomane braccio destro di Primo.

L'azione pirotecnica scorre lungo le sponde del Bacchiglione dentro luride trattorie dove si trincano ombre di bianco con uova e acciughe, tra paludi infestate di zanzare e rompiscatole o circondati da sterminate e ormai fuori mercato piantagioni di barbabietole.

Sembra quasi di stare nella Louisiana occidentale di un romanzo di Joe Lansdale o Victor Gischler, ma siamo in un Veneto oscuro e selvaggio. Un libro al fulmicotone, velocissimo ed esilarante, da gustarsi in un sol boccone. Questa è la via padana al noir. 

Valentino G. Colapinto


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