:: Intervista a Gianni Simoni autore di “Lo specchio del barbiere”(TEA) a cura di Cristina Marra

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Simoni_Lo_specchio_del_barbiere_PICCOLACol romanzo “Lo specchio del barbiere”(TEA, pagg. 320, euro 12,00) di Gianni Simoni ritorna la celebre coppia del commissario Miceli e del magistrato in pensione Petri già protagonista di “Un mattino d’ottobre” e “Commissario, domani ucciderò Labruna”. Simoni ex magistrato con la passione della scrittura stavolta crea un plot in cui si intrecciano tre casi apparentemente autonomi ma che riservano grandi colpi di scena. Un omicidio in una nota tabaccheria del centro di Brescia, un neonato trovato morto in un cassonetto e la proprietaria di una pensione sul lago d’Iseo vittima di strane persecuzioni assorbono completamente Petri che, vittima di un violento raffreddore, decide di smettere di fumare sigarette e si compra una pipa. Miceli è fuori sede per una breve vacanza e affida alla giovane Grazia Bruna la direzione delle indagini. L’esperienza di Petri e l’irruenza della Bruni conducono il lettore alla verità sui fatti. Vincenti per chiarire le dinamiche ed i moventi dei tre casi si rivelano come sempre le intuizioni e le ricerche personali dell’ex magistrato che supportato dalla paziente e comprensiva moglie Anna giunge alla ricostruzione dei fatti.
 
Simoni, nel suo romanzo ci sono tante donne con ruoli diversi. I personaggi femminili hanno la meglio su quelli maschili?
 
“Effettivamente nei miei romanzi vi sono molte figure femminili: Anna, la moglie di Petri; Lucia, la moglie del commissario Miceli e l'ispettrice Grazia Bruni della Squadra mobile. Queste le figure "positive". Ma vi sono anche quelle che potremmo definire "negative", anche se preferisco non nominarle perché correrei il rischio di anticipazioni per coloro che i miei romanzi non hanno letto. In entrambi i casi ci troviamo tuttavia di fronte a personalità "forti", sia nel bene che nel male, personalità che raramente accusano le debolezze di molti protagonisti maschili. Non saprei dire se "abbiano la meglio" su questi ultimi. Mi limito ad osservare, semmai, che sono in grado di dare il meglio ( o il peggio ) di sè, muovendosi con sicurezza in una società che da maschilista sta presentando una rapida evoluzione, Ma questa ( che piaccia o no, e a me piace ) è la realtà che stiamo vivendo”.
 
Petri, le sigarette e i quotidiani. Mi tratteggia brevemente la figura dell’ex magistrato?
 
“Petri, le sue sigarette, i quotidiani e, aggiungerei, il gusto di un buon bicchiere di vino, incurante dei danni che alla sua salute possano derivare. Non rinunzia a nulla, ma non è certamente un "bon vivant" disposto ad adagiarsi nelle comodità di un quotidiano che la sua situazione di pensionato ( che ha scelto anzitempo ) pur potrebbe offirgli. Tutt'altro. E' pronto a "sbattersi" dal mattino a sera, quando si trova di fronte a una storia intrigante, per il desiderio di capire e di arrivare alla soluzione di un caso.
Due cose gli sono rimaste dentro: l'amore per Anna, l'amore per la giustizia e l'esigenza di continuare a "provarsi" intellettualmente”.
 
Miceli e Petri, una coppia di professionisti affiatata. Cosa li accomuna e cosa li distingue?
 
“Sia Petri che Miceli, il commissario, sono anzitutto due galantuomini. Quello più dotato di "acume poliziesco" è Petri ( che lo sa, ed è un po' narciso ). Miceli è forse un po' più lento, ma anche lui è certamente intelligente e sa fare, con capacità ed onestà, il proprio mestiere. Ed è dotato di una grande umanità, che non manca a Petri, il quale, però, a volte pare nasconderla, forse per "orsaggine", forse per pudore”.
 
Perchè e quando ha deciso di scrivere gialli?
 
“Andato in pensione, dopo un saggio su Michele Sindona ( "Il caffè di Sindona" ) del quale ebbi occasione di occuparmi, la voglia di scrivere, che evidentemente mi ero sempre portato dentro, si è tradotta nella produzione di polizieschi, cosa abbastanza conseguenziale per una persona che abbia passato un'intera vita ad occuparsi professionalmente di crimini grandi e piccoli. Può darsi che inconsciamente vi sia stato anche il desiderio di appagare una voglia di giustizia e di chiarezza ( e il pensiero corre inevitabilmente a Petri ). Nel mio caso, tuttavia, confesso che quello che prevale è il divertimento, in una dimensione che non ti impegna troppo, che non ti impone di metterti in gioco più di tanto, ma che nello stesso tempo ti permette anche di far capire da che parte stai, cosa che in un Paese come il nostro, soprattutto in questo momento, mi pare quasi obbligatoria. E anche il più modesto dei polizieschi può servire allo scopo che, per usare un termine forse un po' impegnativo, potremmo anche definire didascalico”.
 
Cosa legge? C’è qualche giallista italiano o straniero che preferisce?
 
“In questo periodo della mia vita i polizieschi preferisco scriverli che leggerli. Prediligo di gran lunga una rilettura dei classici ( qualche nome: Cechov, Gogol, Turgeniev,
Dickens, Austen, Sthendal ecc.). Coi capelli bianchi non si può venire a patti e il tempo che ti resta per le letture ( e le riletture ) credo debba essere impiegato al meglio.
Giallisti? Uno su tutti. L'inarrivabile Ed Mcbain”.
 
Qualche anticipazione sul prossimo romanzo?
 
“Il prossimo romanzo della serie uscirà a marzo, sempre edito da TEA. Qui la vicenda, pur complessa nel suo divenire, sarà costituita da un sola, lunga, storia che
si risolverà con un finale abbastanza imprevedibile, quantomeno per il lettore meno scafato. Posso anticiparne solo il titolo: "La morte al cancello".

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