Il crimine per quanto lo si analizzi scientificamente, psicologicamente, sociologicamente, ha in sé qualcosa che sfugge, una variabile impazzita, una tara endemica, un cromosoma anomalo. Il crimine è sgradevole, puzza di cadavere decomposto, di sudore non lavato, di paura. E’ privo di mistero. Non appartiene all’universo perfetto che cita Durrenmatt nell’epigrafe tratta da La promessa, un requiem per il romanzo poliziesco che come un memento apre la raccolta di racconti che compongono Niente da capire. Capire, inquadrare ridimensionare è una smania che un po’ ci contraddistingue tutti, ci rassicura, ci anestetizza, pone dei confini a qualcosa la cui vastità ci spaventa, ci terrorizza. Ma a volte capire è l’ultima cosa da fare. Capire è inutile, dannoso, impossibile. La mente, la ragione arrivano fino ad un certo punto e non oltre. Viviamo in una realtà amputata, frammentaria, scaduta. Non è un gioco di società, un mistero da svelare, il crimine, il delitto, il male. Possiamo riunirci tutti davanti al fuoco di un televisore e vedere discutere criminologi, psichiatri, giudici, poliziotti, giornalisti, finanche assassini, li possiamo vedere scannarsi l’uno contro l’altro a colpi di tesi contrapposte, per non giungere a nulla. La moglie ha ucciso il marito perché un filo l’ ha avvolta e la ha mossa a farlo, un marito che magari amava, con cui aveva diviso giorni felici, figli, speranze, momenti tristi. E’ successo, non si può tornare indietro, rimediare, mettere a posto le cose come ci conviene. Soprattutto i moventi infatti di queste storie di sangue e di follia sono agghiaccianti: c’è chi uccide per un po’ di sale, chi perché i vicini sono rumorosi e non puliscono bene il pavimento, chi perché la figlia fuma troppo e non si sa come farla smettere, chi viene uccisa perché in una casa di riposo viene visitata dai figli, nipoti, pronipoti di più della compagna di stanza. Motivi che in una qualsiasi statistica brillerebbero per assurdità, per inconsistenza, motivi futili che non consentono attenuanti.
Ci sono storie, alcune visibilmente ispirate alla cronaca nera degli ultimi anni, che echeggiano i casi di Rosa e Olindo Bazzi, di Amanda Knox e Raffaele Sollecito, altre forse inventate, forse ispirate da sensazioni, mezze verità carpite per strada, odori, ricordi, ipotesi plausibili, storie che forse sono successe e non hanno raggiunto i clamori della cronaca o che forse succederanno. C’ un racconto soprattutto che mi ha colpito, ha superato la superficie della diffidenza, della repulsione, del è solo un libro, inchiostro e pagine di carta, si intitola Camilla senza mani, forse non è il più bello, se la categoria estetica ha un senso nel descrivere questi racconti di quotidiano orrore, ma è quello che mi ha più disturbato, disorientato, fatto riflettere. Il cadavere di un’anziana ottantenne con il collo tagliato da un orecchio all’altro viene rinvenuto con le mani tagliate. Un cadavere che non ispira pena come di solito succede verso le vittime. Un assassino che confessa. Senza movente, se non un attimo di inspiegabile follia. Ha tagliato le mani del cadavere perché l’ ha visto fare in un telefilm poliziesco americano, per non far trovare residui della propria pelle sotto le unghie della vittima. La sua unica preoccupazione è che cosa gli daranno da mangiare per cena, lui musulmano, non mangia carne di maiale.
Teso, fino quasi a strapparsi, Niente da capire è un mosaico di micro racconti legati da un unico filo conduttore, un’unica linea rossa, un’unica certezza infondo, le cose accadono perché così deve essere, non c’è niente da capire. Dal 26 gennaio in libreria.
Niente da capire, Luigi Bernardi, Perdisa Pop Arrembaggi collana diretta da Antonio Paolacci, pag 144 Prezzo E 10,00.
Lascia un commento