Omar Di Monopoli (Bologna, 1971) è scrittore, grafico e sceneggiatore. Vive e lavora da sempre a Manduria, ha esordito come fumettista durante gli anni di studio trascorsi a Bologna, ha firmato la sceneggiatura del film La caccia di Edoardo Winspeare e finora ha pubblicato i romanzi Uomini e Cani (2007), vincitore nel 2008 del Premio Khilgren Città di Milano, Ferro e Fuoco (2008) e La Legge di Fonzi (2010), che compongono la sua cosiddetta Trilogia Western ambientata in Puglia, e suoi racconti compaiono in numerose antologie e riviste. Il suo blog è http://omardimonopoli.blogspot.com/.
Dei tanti scrittori pugliesi affermatisi negli ultimi anni, tu sei uno di quelli cha ha mantenuto più forte il legame con la terra d'origine, decidendo di vivere a Oria, piuttosto che trasferirti, per esempio, a Roma o Milano, come tanti tuoi colleghi “fuorisede” (Lagioia, Desiati, Lattanzi, Astremo, Carrisi, ecc.). È davvero così difficile vivere in Puglia, facendo lo scrittore?
Devo correggerti: vivo a Manduria, esattamente al centro tra Lecce, Brindisi e Taranto. E ho ripetutamente provato a lasciare la mia regione (sino a qualche mese fa ero di stanza a Roma per motivi di lavoro, ma il perpetuo scontro col Raccordo Anulare mi ha convinto a ritornare nei miei lidi).
Sicuramente però sono legatissimo alla mia terra, questo sì, anche se è difficile viverci per tutt'una serie di ragioni (che sono poi in fondo note a tutti), ma in questo momento è l'intera Penisola ad avere il fiatone, come se fosse diventata nell'ultimo decennio una sorta di Grande Immenso Sud. Fare lo scrittore in una terra complicata come il Meridione ha in ogni caso i suoi pregi: mi capita di continuo coi miei libri di visitare licei, penitenziari e istituti per malati psichiatrici, venendo a confronto con realtà che non conoscevo e che mi permettono di rivalutare i miei conterranei per la serietà e la professionalità.
Sei riuscito a inventare una scrittura particolarissima, lo “stile Di Monopoli”, che – piaccia o no – sicuramente è molto personale e originale, inconfondibile. Non ti sei mai preoccupato, però, del fatto che questo tuo mescolare italiano a dialetto, termini desueti con linguaggio parlato, potesse rendere i tuoi libri troppo ostici e risultare così un ostacolo alla lettura? E puoi raccontarci com'è nato questo tuo stile?
Il mio stile è frutto di una ricerca linguistica decennale, che assomma esperienze diverse come il fumetto, il cinema e ovviamente la letteratura. Sono inoltre convinto che uno scrittore debba crearsi un proprio vocabolario, e naturalmente per farlo deve però possedere una conoscenza perfetta dei canoni classici: ecco perché non faccio che studiare e leggere i grandi (anche i piccoli, se è per questo!), cercando d'imitarne lo stile, rielaborandolo e facendolo mio.
Forse è vero che il primo approccio coi miei libri può risultare ostico, però non si scardinano le regole attenendosi alle mode e al gusto del mercato. Poi, va anche detto, dopo tre romanzi lentamente sono riuscito a costruirmi un mio pubblico, una schiera sempre più numerosa di estimatori che mi scrive, mi segue e mi sostiene, e questo è un piccolo miracolo che non smette mai di stupirmi…
La legge di Fonzi, a differenza delle opere precedenti, si conclude con un finale che lascia spazio a un'interpretazione fantastica. Sarà questo il prossimo sviluppo che intendi seguire, abbandonando l'iperrealismo che finora ti ha contraddistinto?
No, cioè sì. Sono, infatti, intenzionatissimo a percorrere altre strade che probabilmente incroceranno il fantastico, ma il prossimo romanzo, quasi ultimato e in uscita credo dopo l'estate, narra ancora una volta di un meridione rurale e un po' western, solo che stavolta cambio l'ottica: il racconto sarà tutto guardato in soggettiva da un ragazzino…
I tuoi romanzi, oltre a essere influenzati dal cinema e in particolare dagli spaghetti western, sono anche di per sé molto cinematografici e potrebbero essere trasposti senza difficoltà sul grande schermo. Hai già avuto delle proposte a riguardo? Magari potrebbe pensarci il salentino Edoardo Winspeare, con cui hai già lavorato in passato…
Sento spesso Edoardo, perché dopo una nostra collaborazione siamo rimasti amici (oddio, sempre con Winspeare è una parola grossa, visto che è uno degli uomini peggio reperibili dell'intera Puglia), però la traduzione in pellicola della mia «poetica» da anni è in mano a un altro staff, molto attivo e del quale per scaramanzia non rivelo l'identità, anche se al momento, a causa della difficoltà di reperire i fondi, tutto sembra in stand-by. tuttavia sono ottimista e in fondo la crisi prima o poi finirà (almeno spero!)
Finora hai ambientato le tue storie nell'assolato Salento oppure sul selvaggio Gargano. A quando un romanzo sulle aride Murge, l'altra area geografica delle Puglie, che – a mio parere -sarebbe ideale per uno dei tuoi western?
Mi solletica l'idea di continuare questa sorta di mappatura western della mia regione e più volte ho immaginato che il barese e le Murge potessero (e dovessero) rientrare nei miei progetti futuri, ma è una zona che conosco poco e sono solito scrivere di cose che ho vissuto sulla mia pelle. Però chissà, in fondo ultimamente sono stato da quelle parti per presentare il libro, magari a breve deciderò di passarvi un po' di giorni in più…
Ultima domanda. Puoi anticiparci qualcosa dei tuoi prossimi progetti letterari?
Oltre al mio prossimo romanzo, di cui ho accennato, c'è la raccolta di racconti noir pugliesi che Manni darà a breve alle stampe e poi l'antologia “Meridione D'inchiostro”, un progetto ancora top secret (sperò di non ricevere rimproveri per averne parlato), che raccoglie scritti dei narratori del sud più significativi degli ultimi anni.
Valentino G. Colapinto
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