Recensione de “Peter & Chris. I Dioscuri della Notte” di Franco Pezzini e Angelica Tintori a cura di Valentino G. Colapinto
“Peter & Chris. I Dioscuri della Notte” Franco Pezzini e Angelica Tintori: 416 pp. illustrato e in brossura, prezzo di copertina €16,00 [Gargoyle Edizioni, 2010].
Il cinema horror, per quanto ingiustamente ghettizzato e malvisto da taluna critica, è sempre stato fecondo produttore di icone, attori simbolo assurti all'immaginario popolare. Basti pensare a Lon Chaney jr. (1883-1930), Bela Lugosi (1882-1956), Boris Karloff (1887-1969), Vincent Price (1911-1993) e, infine, all'indimenticabile e irripetibile coppia-horror costituita da Peter Cushing (1913-1994) e Christopher Lee (1922).
Proprio questi due sono i protagonisti dell'ultimo dottissimo saggio di Franco Pezzini e Angelica Tintori, che già avevano dato dimostrazione della loro preparazione nel precedente “The Dark Screen. Il mito di Dracula sul grande e piccolo schermo”, pubblicato nel 2008 sempre dalla Gargoyle.
Cushing e Lee, sono stati attori per molti versi antitetici e, quindi, complementari. Nelle ventidue pellicole (quasi tutte orrorifiche ma anche fantascientifiche o comiche) girate assieme, soprattutto per la mitica Hammer Film Productions ma anche per altre case di produzione come la rivale Amicus, il primo rivestiva solitamente il ruolo dello scienziato puritano e il secondo del mostro e divoratore di donne. Nella vita reale i due eterni nemici erano invece grandissimi amici, per quanto dotati di un carattere parecchio differente: umanissimo e sensibile Peter, altero (almeno in apparenza) e ironico Lee.
Dopo una sintetica ma completa biografia di entrambi, I Dioscuri della Notte passa a esaminare la collaborazione tra i due, a partire dal formidabile The Curse of Frankenstein-La Maschera di Frankenstein (1957) diretto da Terence Fisher e sceneggiato da Jimmy Sangster, il film che rilanciò l'horror gotico (in anni in cui era di moda la sf) e che permise alla piccola e britannica Hammer di fare concorrenza ai grandi studios d'oltreoceano e in particolar modo l'Universal, famosa per i suoi mostri in b/n tra cui proprio Frankenstein.
Nacque un nuovo tipo di horror, che abbandonava il bianco e nero espressionista usato fino ad allora, restituendo al sangue il suo colore reale, e che spingeva il pedale sulla violenza, il sottile sadismo, l'allusione sessuale e il cinismo delle trame (addio, happy end hollywoodiani!), il tutto accompagnato da una certosina professionalità sia nella recitazione che nella messa in scena, con grande cura per i dettagli e pragmatismo tutto britannico, che consentono di superare i limiti imposti da budget ridicoli in confronto a quelli americani.
Il neovittoriano Fisher raccontava in forme di volta in volta diverse l'eterna lotta tra il Bene e il Male. Non c'era quindi spazio per l'ironia o l'humour nero di un Vincent Price; tutto era maledettamente serio.
Produzioni artigianali e popolari, quindi, ma che riuscirono a raggiungere picchi di qualità impensabili. E buona parte del merito era proprio loro, dei due leggendari protagonisti-antagonisti: Cushing vs. Lee, cui è da aggiungersi il contributo dei già citati Fisher e Sangster.
L'impatto sugli spettatori e la critica dell'epoca fu scioccante, e mentre i primi accorsero a riempire le sale, i secondi si scandalizzarono per il ricorso al colore, la violenza esagerata e la sessualità prominente (in realtà, promessa sulle locandine ma solo allusa sullo schermo e, proprio per questo, molto più conturbante).
Seguirono capolavori come Dracula il Vampiro (1958), il film del successo definitivo della coppia e della consacrazione di Christopher come il Conte Dracula più fedele e fortunato di tutti i tempi.
Nei Dioscuri della Notte vengono analizzati approfonditamente anche altri grandi classici Hammer come The Hound of the Baskervilles-La Furia dei Baskerville (1959), The Mummy-La Mummia (1959), The Gorgon-Lo Sguardo che Uccide (1964), l'avventuroso She-La Dea della Città Perduta (1965) e poi le collaborazioni con l'Amicus nei suoi splendidi film a episodi come Dr. Terror's House of Horrors-Le Cinque Chiavi del Terrore (1965) oppure The House that Dripped Blood-La Casa che Grondava Sangue (1971).
Il duo ritornò a collaborare con Fisher e la Hammer nel fantascientifico Night of Big Heat-La Notte del Grande Caldo (1967) e recitò per la prima volta con l'eterno amico-rivale Vincent Price in Scream and Scream Again-Terrore e Terrore (1970), per arrivare alla doppietta di Dracula AD 1972 e The Satanic Rites of Dracula, con cui la Hammer cercò (senza successo di botteghino) di trasportare il celebre succhiasangue nella Londra contemporanea tra hippy e magnati industriali. Lee e Cushing interpretarono per l'ultima volta i loro due alter ego più celebri. Fu un canto del cigno, che si consumò assieme alla fine della Swinging London.
Nel corso della lunga collaborazione con la Hammer, Christopher Lee ha interpretato per sette volte Dracula, mentre Peter Cushing per sei volte è stato Viktor Frankenstein e per cinque Abraham Van Helsing. E così come quello di Lee è il Dracula cinematografico per eccellenza, così Cushing è probabilmente il più iconico Sherlock Holmes e Van Helsing di sempre.
Ma nei più problematici anni '70 il gotico passa di moda a favore dell'exploitation, che fa ricorso a dosi sempre più massicce di sesso e violenza, un cambiamento di gusti che Cushing e Lee deplorano apertamente – e del resto i due, assieme a Price, detestano lo stesso termine “horror”, preferendo definire la loro produzione con aggettivi come gotica, macabra o fantastica, e prediligono film in cui si lascia spazio all'immaginazione dello spettatore e si dà priorità all'approfondimento dei personaggi.
La fine di un'epoca venne celebrata da House of the Long Shadows-La Casa delle Ombre Lunghe (1983), dove i nostri dioscuri recitavano assieme ad altre due icone del “vecchio horror” come Vincent Price e John Carradine.
Gli autori non tralasciano le tante partecipazioni a serial TV di culto come The Avengers o Spazio 1999 oppure a kolossal come la saga di Guerre Stellari e del Signore degli Anelli, né i documentari e le autobiografie.
L'approccio multidisciplinare di Pezzini e Tintori – che va dall'antropologia alla semiologia e alla sociologia – permette loro, inoltre, una rivisitazione innovativa e interessante di tanti film più o meno noti, che hanno fatto la storia del cinema di genere.
“Peter & Chris. I Dioscuri della Notte” è, quindi, un'opera impeccabile – uno di quei libri che fanno la felicità sia dell'appassionato cultore sia del neofita alle prime armi -, giacché riesce a coniugare una ricchissima documentazione e un gustoso apparato fotografico a uno stile narrativo sapiente e scorrevole, rendendo così la lettura piacevole e appassionante come quella di un romanzo.
Al termine della lettura, anche il lettore meno cinefilo sarà conquistato dall'insopprimibile pulsione a riscoprire gli storici cult della Hammer e dell'Amicus, lontani anni luce dallo splatter per teenager dei nostri (tristi) giorni.
Valentino G. Colapinto
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