Ambigue utopie – Autori Vari (a cura di G. F. Pizzo e W. Catalano), Bietti, 2010, pp. 400, € 22.
Nei paesi anglosassoni la fantascienza è detta “science fiction” o, più opportunamente, “speculative fiction”: un tipo di narrazione che, come poche altre, sa speculare sulle possibilità del Reale e della Storia, attraverso il Fantastico e gli sviluppi della tecnologia, adottando modelli e suggestioni dalla scienza, dalla filosofia, dalla psicologia, dall’antropologia, e dalle teorie fenomenologiche. In tal senso, la fantascienza è il più teorico tra i generi che nacquero dalla tradizione narrativa ottocentesca e mentre (data la sua carica rivoluzionaria e spettacolarizzante) si impadroniva di ogni mezzo disponibile sul panorama mediale, attenuava la propria carica escapista (trasferita al fantasy), calandosi sempre più, come un termometro, tra le increspature della realtà, parlando di “guerre del futuro, manipolazioni genetiche, problemi religiosi, tecnologia e società totalitarie”: producendo una “social science fiction”.Oggi, il bilico del mondo tra progresso tecnologico e il baratro dei confitti, delle crisi economiche e delle catastrofi climatiche, sta ingenerando una rinnovata sensibilità verso un genere che negli ultimi anni ha sofferto una crisi di idee e di mercato. Due i sintomi: autori rinomati e non avvezzi al genere (il McCarthy di “The Road”, su tutti) che si (ri)appropriano degli stilemi della fantascienza per elaborare inquietudini sul presente, e il proliferare di operazioni antologiche. In quest’ultimo settore, spicca per qualità e portata storica “Ambigue utopie”, recente antologia che raccoglie “19 racconti di fantaresistenza”, vecchi e nuovi, corredati da puntuali interventi storico-critici dei curatori Gian Filippo Pizzo e Walter Catalano. Il titolo è un chiaro riferimento al sottotitolo de “I reietti dell’altro pianeta” di Ursula Le Guin, romanzo cardine della cultura libertaria degli anni ’60, nonché a “Un’ambigua Utopia”, pubblicazione che nel ‘77 per prima diede vita a quella che fu definita come un’invasione di “MarxZiani” ! – il promotore di quell’avventura, Antonio Caronia, chiude questo volume con un saggio. In effetti, a dispetto di quanti negarono che l’arretratezza sociale e culturale del nostro paese potesse permetterne uno sviluppo (“A Lucca mai!”, sostennero all’epoca, con piglio sarcastico, due intellettuali come Fruttero e Lucentini), in Italia la fantascienza fiorì eccome, e non evitò di trattare i rivolgimenti di quei decenni, compresa la lotta ideologica. Dunque, proprio in un momento di deriva per il nostro paese, “Ambigue utopie” giunge, come un affondo, a mappare mezzo secolo di narrazione avveniristica italiana “a sinistra”, “una sorta di inventario delle tematiche e degli autori che hanno agitato in senso ribellistico, critico, politicizzato il Fantastico dagli anni Settanta ad oggi”. Un rivolo della nostra letteratura che per molte stagioni ha prodotto piccoli e grandi gemme di scrittori ormai tradotti e considerati anche fuori dai patri confini. Su tutti: Vittorio Curtoni, tra i padri fondatori della fantascienza nazionale (il suo profetico racconto risale alla storica “Fant’Italia”, antologia del ‘72, in cui il tema della fantapolitica portò alla prima grande divaricazione tra scrittori di sinistra e di destra nel nostro paese) e lo storico militante e scrittore Valerio Evangelisti, che ipotizza una guerra preventiva a Marte. Claudio Asciuti riscrive il tragico G8 di Genova in una immaginifica metafora sulla Memoria e sul sentimento di lotta. Bellissimo il racconto di uno dei curatori, Walter Catalano, quel “Nekropol” in cui il sogno del collettivismo diviene incubo che moltiplica il deliri del dottor Frankenstein… “E’ piacevole sentirsi insieme a condividere la ‘visione’ di una possibile rinascita politica e culturale di questo paese. La fantascienza traccia mappe, prospetta possibilità, lancia allarmi…”.Registriamo, infine con vivo interesse la presenza dei due nostri conterranei: si tratta di Vittorio Catani, scrittore leccese tra i più audaci e innovativi del genere, con l’utopia di “Area 52” (un uomo osserva il mondo che muore, ma basta uno sguardo vero, voluto, necessario, per capire che un mondo nuovo è possibile) ed Enzo Verrengia, giornalista culturale e scrittore, presente con la geniale e inquietante burla cospirazionista, ai confini della realtà, de “La sindrome di Casablanca”. Un libro necessario.
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