Traduzione a cura di Raffaella Marchese della redazione Longanesi
Grazie Ian e benvenuto su Liberi di scrivere. E’ per me un onore intervistare il padre dell’ispettore Rebus una delle voci più significative del poliziesco non solo europeo. Mi piacerebbe conoscere qualcosa su di te che non hai mai detto nell’interviste, qualche lato privato del tuo carattere.
Dunque, cosa posso dire che non ho mai detto a nessuno… sono ossessionato dall’idea di avere tutto sotto controllo. Sono una specie di “control freak”. Voglio fare tutto da me: e-mail, telefonate, andare in posta. Non ho mai voluto una segretaria che sbrigasse le cose pratiche al mio posto. Quando vado a fare la spesa mia moglie è terrorizzata perché sistemo tutti i barattoli e le lattine con l’etichetta rivolta all’esterno. Pensa che io sia totalmente matto!
Sei stato definito da James Ellroy "Il re incontrastato del giallo scozzese". Se dovessi descrivere il panorama del “Tartan noir” quali autori apprezzi di più e cosa vi caratterizza e vi differenzia dal restante poliziesco nordico?
Quando ho iniziato a scrivere crime fiction non c’erano molti scrittori scozzesi. Ora siamo in molti. C’è Chris Brookmyre, Denise Mila, Val McDermid, Allan Guthrie, tutti scrittori che amo molto. C’è sempre stata una tradizione in Scozia legata al Gothic Psychological Novel e anche oggi, nei gialli, c’è una certa predilezione per l’oscurità, la cupezza. Il che ci avvicina agli scrittori scandinavi forse. In Inghilterra è più tipico il detective gentiluomo, la vecchia signora arguta, l’assassinio senza sangue. Il tutto magari si svolge in un tipico villaggio inglese dove si gioca a cricket la domenica. L’equivalente scozzese è ambientato in un paesaggio fortemente urbanizzato ed è caratterizzato da un forte realismo sociale.
Edimburgo è per te più di una città, ma un vero e proprio personaggio con pregi e difetti, umori e umanissime debolezze. La luce di Edimburgo deve avere qualcosa di magico. Cosa ami di più della tua città e cosa te la rende così speciale tanto da ambientarci frequentemente le tue storie?
Non sono cresciuto a Edimburgo. Ho iniziato a viverci a 18 anni, da studente. Vivendoci volevo però capire questa città, le sue contraddizioni e allora ho cominciato a scrivere e continuo a farlo, è un processo ancora in corso. Edimburgo è una città molto strana, misteriosa, ancora oggi non l’ho capita. Sembra conservare dei segreti. Ci sono castelli, musei, opere d’arte, ogni volta che la visiti si sente il senso del passato, ma non si riesce mai a conoscere bene la superficie, il presente.
In un colpo perfetto tuo nuovo romanzo in uscita in questi giorni in Italia per Longanesi interrompi la serie di Rebus e ci presenti una banda un po’ bizzarra di aspiranti delinquenti alle prese con il colpo che dovrebbe cambiare la vita. Com’è raccontare il crimine dal punto di vista di chi lo compie? Ti sei divertito in questa nuova veste narrativa?
È stato molto molto divertente perché i personaggi, la storia sono molto diversi da quelli cui ero abituato, dalla serie su Rebus intendo. Sono uomini d’affari, sono ricchi, colti e annoiati e pensano che la rapina sia una cosa entusiasmante da organizzare, una sfida che valga la pena. Il problema sorge quando il furto viene portato a termine. Da quel momento la loro vita cambierà completamente.
Rebus tornerà? Attualmente stai scrivendo un nuovo capitolo della sua serie ? Parlaci dei tuoi progetti futuri.
Rebus tornerà, tranquilli. Ma non subito, non tra pochissimo. Ora mi sto occupando di una squadra speciale di poliziotti che esiste in Scozia, sono gli Internal Police Affairs. Sono poliziotti che si occupano di casi irrisolti e ho creato dei personaggi molto diversi, psicologicamente, da Rebus: loro seguono le regole, non le rompono. Scriverò 2 libri su questa serie. Poi forse Rebus tornerà: o da solo o a fianco di qualcuno dei personaggi di questa nuova serie.
Lascia un commento