Recensione – Il sangue del Vampiro- di Florence Marryat- prefazione di Barbara Baraldi- traduzione di Alberto Frigo-pp328- 18,00 euro
di Stefano Di Marino
In un mondo perfetto i narratori scriverebbero ciò che ‘sentono’ e gli editori pubblicherebbero i libri più belli al di là di mode e conveniente. Di fronte all’onda di piena di romanzi gotico-adolescenziali diffusi come una vera peste vampirica in modo esponenziale,creatori di una confusione in cui conta solo una vago ‘ flavour’ e si discerne con difficoltà la qualità di una racconto da un altro, la proposta del romanzo di Florence Marryat è una boccata di… sangue fresco. Basta scorrere la biografia della sua autrice, una donna indipendente, coraggiosa, capace di interessi e passioni in un’epoca(quella vittoriana in cui visse tra il 1833 e il 1899) per rendersi conto di trovarsi di fronte a una sorgente narrativa fuori dal comune. Come ci racconta Barbara Baraldi- autrice moderna ma di acuta e personalissima ispirazione gotica – Il sangue del Vampiro uscì lo stesso anno del Dracula di Stoker e si colloca in quel romanticismo gotico citato solo alla lontana nei romanzi d’oggi più influenzati da mode comportamentali giovanili che sostenuti da una base solida di conoscenza dell’argomento. Harriet , fugge dalla Giamaica con un’amica del convento delle Orsoline. Ha in sé una strana fascinazione, una dolcezza inquietante. A tratti si rivela in quell’ingordigia a tavola, nello sguardo che non ha nulla della brava fanciulla vittoriana, nella sfacciataggine quasi violenta con cui cerca l’approvazione e la compagnia di altri. Harriet cerca l’amore, un po’come il conte Dracula. In maniera ossessiva, vampirica appunto, con una ferina voluttà di cui sembra inconsapevole. Eppure riesce a diffondere intorno a sé un alone di tristezza, la consapevolezza di portare disgrazia a chi la circonda. Un sortilegio appunto, o solo un caso. Esperta di spiritismo di tradizioni extra europee la Marryat inserisce i suoi interessi il suo sottile gusto morboso in un palcoscenico in costume perfettamente coerente con la sua epoca. Dame, nobiltà più o meno ipocrita, rivalità gelosie, l’essenza della falsità vittoriana sono fotografati da pagine scritte con uno stile limpido, ottimamente reso nella traduzione,moderno. Una vecchia teoria recita che quando in un ecosistema penetra un elemento estraneo questo mondo ordinato e sino ad allora capace di sopravvivere a ogni tempesta, crolla su se stesso. L’arrivo del vampiro, del diverso, di Harriet che è una creatura assolutamente estranea alle convenzioni dell’Inghilterra di fine Ottocento, porta la catastrofe per gli altri e in ultima analisi per se stessa.. Se mi si permette il paragone come i Mostri di Jerrold nella saga degli Chtorr. Ma qui non parliamo di fantascienza e, forse, neppure di orrore fine a se stesso. Harriet è un personaggio tragico, modernissimo nei tempi ed efficace, avvincente. Forse perché non nasce a tavolino per copiare un ‘trend’ editorial-cinematografico ma è la riscoperta di una narratrice di talento conosciuta in tutto il mondo. Ne vogliamo ancora.
27 luglio 2010 alle 7:26 |
lo comprerò sicuramente…..buona giornata