Hai voglia di parlarci della tua opera prima "ValeANA" (Elliot Edizioni)? Ragazzine anoressiche, madri frustrate, padri in odor di "mani pulte", alta borghesia, noia, perbenismo. Perché questi temi?
Perché sono realtà che nessuno vorrebbe vivere o vedere, invece esistono. Quando scrivo sono affascinata dalla realtà più che dalla fantasia.
In Italia c'è una forte crisi di lettori. Credi che per riacquistarli servano di più opere di fantasia o una trasposizione di una realtà ridondante?
Vai a sapere come riconquistare lettori, il pubblico è variegato e di umore ballerino. Bisogna osare. Credo che servano delle buone storie, originali.
Pensi che la narrazione del dolore sia un buon metodo per accaparrarsi una fetta di mercato?
No, credo che sia un pessimo metodo. Ma io ho un rapporto più forte con il dolore che con il pubblico
Prefersici storie autobiografiche (se pur parlano di un quotidiano conosciuto da tutti) o storie inventate che affrontino temi inusuali?
Non amo le storie autobiografiche, anche se in ogni storia c’è sempre qualcosa di autobiografico. Si scrive di altri mondi, ma poi inconsapevolmente si finisce a parlare del proprio. Io lascio qua e là fra le righe schegge autobiografiche.
Cosa stai leggendo?
Le onde del Mare di Yukio Mishima e una biografia su Mozart, sto provando a leggere Stephen King.
Ci sono autori esordienti che ti piacciono?
Sergio Nazzaro, Antonella Lattanzi. Poi altri ma non sono proprio esordienti.
Hai un metodo di lavoro?
Sì, consiste nel non avere un metodo.
Dai molta importanza al "mondo blog" per scrivere le tue storie?
No, do importanza al mio scavo interiore. Alle mie emozioni che devono essere filtrate. Come ho detto non amo l’autobiografia fine a se stessa.
Hai progetti per il futuro?
Scrivere una storia importante, un libro che lasci il segno.
30 giugno 2010 alle 9:39 |
Ottima intervista!