Recensione di Giovanni Valenti: L’arte di correre di Haruki Murakami

l_arte_di_correreQuando leggo un libro, do per scontata una cosa che nella vita normale scontata non è: l’onestà di chi mi sta davanti, in questo caso di chi scrive. E’ un patto tra me e lui: io gli metto a disposizione il mio tempo liberato più bello, più intimo, a volte anche più  onirico, e lui si mette a nudo attraverso i suoi personaggi o addirittura sé stesso. A volte ho preso anche io le mie fregature, ma ho sempre trovato più onestà nei libri che nella vita. Dico questo perché ho apprezzato l’onestà di un grande e conosciutissimo scrittore, Murakami Haruki, nello scrivere qualcosa di sé.
“L’arte di correre” , di Murakami Haruki, Einaudi, trad. di Antonietta Pastore, 157 pg, non è un romanzo, ma un piccolo spaccato della vita dello scrittore. Sono appunti che Murakami ha sistemato per circa tre anni, dal 2005 al 2007 e che infine ha fatto pubblicare.
Non si pensi che l’autore di “Kafka sulla spiaggia” e di tanti altri splendidi romanzi, abbia intenzione di convincerci a correre, né tantomeno di insegnarci a fare un atto apparentemente semplice. Ma il dubbio verrebbe certamente meno se la traduzione del titolo, parafrasi di una bellissima raccolta di racconti di Carver (per il quale Murakami stesso ha chiesto il permesso alla vedova di R. Carver), fosse stata più fedele all’originale, avrebbe suonato più o meno così: “Quando parlo della corsa parlo di me”.
Infatti è questo lo spirito del libro, che non perde nulla della prosa asciutta e essenziale dello scrittore giapponese. Si tratta infatti di un percorso morale e spirituale nella parte più intima dello scrittore.
Se all’inizio del libro cerca di dare una risposta al motivo che lo spinge a correre almeno un’ora al giorno, dopo poche pagine Murakami si accorge che durante quell’ora non pensa a qualcosa di particolare, anzi non pensa del tutto. E’ sé stesso, nudo di fronte al lettore.
Sente il ritmo del passo, la fatica, la lotta contro il suo fisico e spesso le intemperie. Fa qualcosa senza motivo, per disciplina, per metodo, ma senza un fine particolare.
Murakami spiega, e qui si riconosce una pennellata di limpida autobiografia, che l’attività  di scrittore è supportata solo in poca parte dal talento. Il talento stesso va allenato, accudito. Molta dell’attività dello scrittore si basa sul metodo, sulla capacità di scrivere tutti i giorni. La corsa, mossa da motivazioni simili a quelle della scrittura consente al nostro romanziere di espellere tutte le tossine, emotive e non, che “L’arte dello scrivere” impone. Scrivere è un’attività  che richiede molte energie, soprattutto se nella tua vita vuoi scrivere tutti i giorni.
Quando corri tutti i giorni, non c’è sempre sole e la primavera non sempre ti bacia. Il primo folle tentativo di compiere la canonica distanza della maratona, 42 km e spicci, Murakami la fa da solo da Atene a Maratona, compiendo al contrario la prima mitica maratona della storia.
Ha nessuno sfugge cosa possa significare partire d’estate, luglio mi pare, da Atene, per arrivare, attraverso una strada statale, fino a Maratona e per di più  da soli. Bene, questa è la disciplina, in parte un po’  folle, che muove la famosa “ora di Murakami”.
Certamente la lettura del libro è piacevole, anche se all’inizio si ha paura di lasciare, per chi ha già avuto la fortuna di leggere i suoi romanzi, lo splendido territorio onirico della prosa di Murakami. Ma si viene accompagnati in un percorso autobiografico molto piacevole.
Murakami non cerca di dare spiegazioni che nemmeno lui riesce a trovare. Si descrive mentre compie un atto che è di piacere e sofferenza al tempo stesso. Ci consente cioè di entrare, accompagnati da un particolare Virgilio, nell’intimità e nell’oscurità del pensiero dello scrittore giapponese, che quindi compie con noi un doppio percorso: nella giornata dello scrittore, nell’intima ora in cui si dedica religiosamente alla corsa.
Murakami svela la sua intimità , ma sempre in punta di piedi, non aggressivamemente, davvero alla giapponese nella discrezione, nella pacatezza dei toni, direi quasi nella sua pudicizia. Il libro, attraverso una narrazione non priva di ritmo, anche se spesso volutamente ripetitiva, narra come Murakami abbia deciso di diventare scrittore (si, è vero, c’è un momento in cui si “decide”), di comprare una penna per scrivere, chiudendo il “Peter Cat”, un jazz bar che aveva gestito per sette anni, di come abbia smesso di fumare. Del suo annuale appuntamento con la maratona di New York.
Murakami non rinuncia però ad uno dei motivi per cui è più amato: lo splendido uso della metafora. Se non siamo in quel limbo che sta tra sogno e realtà  onirica, ma siamo nella vita di un normale scribacchino, l’uso della metafora ci apre sempre mondi e visioni nuove.
E una volta ancora ci si rende conto che Murakami è uno di quelli scrittori in grado di scorgere, nel mare delle vicissitudini che ci circondano, quelle che noi gente comune consideriamo il rumore di sottofondo, le trame infinite di storie, sogni, viaggi che si dipanano senza sosta. Mentre noi non le degnamo di uno sguardo, perché viviamo ad una velocità  troppo sostenuta, Murakami, scrutando l’affollato orizzonte delle banalità, individua trame, protagonisti e ce li racconta, svelandoci un universo di storie che vive e pulsa proprio accanto a noi. Nella fattispecie di questo libro “L’arte di correre”, lo fa con una pennellata autobiografica di rara efficacia e in una maniera molto preziosa, esattamente come nei sui romanzi.
L’edizione è  inoltre arricchita da alcune foto che ritraggono Murakami impegnato nella varie attività sportive.
Insomma, che sia il primo approccio alla lettura del romanziere giapponese, o vi siate finora nutriti dei suoi romanzi più belli, questo è un sincero invito alla lettura.
NB Siano clementi i maratoneti veri, quelli per cui finire una maratona in tre ore è  un traguardo quasi mortificante. La corsa è solo una metafora e la metodologia di allenamento di Murakami è piena dei più  marchiani errori. Ma le sensazioni più belle le ha sapute sicuramente raccontare.

2 Risposte to “Recensione di Giovanni Valenti: L’arte di correre di Haruki Murakami”

  1. utente anonimo Says:

    Bravo Giovanni, ottima recensione! :-)Mi sa che comprerò il libro, mi hai incuriosito…Luca.

  2. yumiyoshi Says:

    Io di Murakami ho letto “kafka sulla spiaggia” e “dance dance dance” che ho trovato uno più intrigante dell’altro.
    Ho scritto un parere su uno dei due,se ti va dacci un’occhiata 🙂
    http://noiblogghiamo.it/libri-2/dancedancedance/

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