:: Intervista con Alessio Iarrera

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alessioBenvenuto Alessio su Liberidiscrivere. Presentati ai nostri lettori come se fossi un personaggio di Stephen King.
Ciao mi chiamo Al, mio fratello Linoge ha un bastone con l’impugnatura d’argento a testa di lupo e un po’ di tempo fa ha messo in crisi le coscienze collettive di un paesino costiero con la sua tempesta del secolo, io invece, che son più vecchio di qualche migliaio di anni, ho un bastone nero con l’impugnatura d’argento a testa di drago. Quel furbacchione di mio fratello ha messo in giro la voce che sono più cattivo di lui e le profezie del 2012 dicono che si sta avvicinando una catastrofe di proporzioni bibliche. Io sono qui, sorrido e aspetto. E voi sapete che cosa voglio.
Dunque scrittore, critico cinematografico e sceneggiatore, spazi in vari campi tutti impegnativi. In quale ruolo ti senti più a tuo agio?
Sceneggiatore.
La scrittura per molti è una vocazione, per altri una maledizione per te cos’è?
Una maledizione altrimenti non sarei uno scrittore horror.
Hai dei maestri letterari, degli scrittori che ti sono stati preziosi nei tuoi anni di formazione?
Tantissimi, i primi che mi vengono in mente sono stati Giulio Verne, Emilio Salgari, Mark Twain, Jack London e Robert Louis Stevenson. Ho cominciato a scrivere giovanissimo ricopiando di mio pugno quasi tutti i loro romanzi a partire da Ventimila leghe sotto i mari e Il richiamo della foresta. Avevo dieci anni e volevo disperatamente diventare uno scrittore come loro.
Raccontami un aneddoto divertente, inquietante, bizzarro che ti ha visto come protagonista durante qualche rassegna cinematografica molto seriosa.
Una volta a Roma mi trovai a una conferenza in cui c’era il grande regista Luigi Comencini. Era lì per presentare un film della figlia maggiore, Cristina, di cui però non ricordo il titolo. Io ero in prima fila come critico del cinema d’Essai ma non avevo avuto modo di parlare con lui sebbene più di una volta Ugo Pirro avesse insistito per farmelo conoscere. La conferenza fu piuttosto breve e Luigi, abbastanza provato, s’alzò dalla sedia insieme a Cristina per andarsene alla chetichella dopo quella presentazione. Io gli ero vicinissimo e gli gridai: “Sei grande come Alberto Sordi!” al ché il regista si voltò e mi disse: “Grazie figliolo, spero di rivederti presto”. Purtroppo morì qualche mese dopo.
Te l’avranno chiesto in tanti: come è lo stato del cinema italiano? C’è qualcosa che vorresti che fosse detto?
Il cinema italiano sta languendo. A parte qualche buon film che conferma l’eccezione alla regola come ad esempio Vincere di Marco Bellocchio, Il Divo di Paolo Sorrentino, Gomorra di Matteo Garrone e l’ultimo film di Diritti siamo purtroppo fermamente ancorati al melodramma e al cinema neorealista che tanta soddisfazione ci ha dato negli Anni Quaranta e Cinquanta. L’Italia non ha ancora sviluppato una forte industria del cinema come invece avviene in Europa e in America ma soprattutto non ha ancora una logica della distribuzione e del mercato del cortometraggio che è un valido trampolino di lancio di molti registi non solo del cinema d’Essai e indipendente. Vorrei tanto che si superasse l’errore quanto mai pericoloso qui in Italia di considerare i film di genere come l’horror, il noir, il thriller e la fantascienza, film di serie b perché non sono affatto film di serie b ma una fiorente industria del cinema qui da noi caparbiamente sottovalutata.
Da critico che rapporto c’è tra cinema e letteratura? Ti è mai capitato di vedere un film migliore del libro da cui è stato tratto?
A mio avviso il cinema deve sempre superare la letteratura. Il libro deve diventare il supporto visivo di qualcosa che va oltre la pagina scritta. Il cinema ha infatti il pregio di avere quella marcia in più che è tutta concentrata nel movimento. Un romanzo s’immagina, il film invece si deve vedere. Valga come esempio l’eccellente lavoro visivo fatto da un regista come Frank Darabont con un altrettanto eccellente romanzo come Il miglio verde di Stephen King.
Che tipo di lettore sei, elitario, compulsivo, onnivoro?
Sono un lettore onnivoro e doppio. Leggo sempre due volte i libri e per questo motivo ci metto più tempo. Questo modo di leggere però mi permette d’imparare tante cose. La prima lettura è sempre un’emozione ma la seconda è più fredda, più tecnica e mi serve a scoprire come l’autore è riuscito a ottenere quell’effetto emotivo su di me.
Ti piacciono le gangster story anni 50’ americane. Se si quale preferisci?
Moltissimo. Parlando di cinema, che è l’argomento che mi riguarda da vicino, il più bel film che abbia mai visto è White Heat di Raoul Walsh e lo preferisco perché non solo è un film brillante ma contiene alcuni elementi che saranno poi ripresi nel cinema noir americano degli Anni Cinquanta. Adoro anche il “polar francese” che ha ispirato molti miei racconti di genere noir e thriller.
Ad un giovane che volesse diventare critico cinematografico che consigli daresti?
Dovrebbe fare un passo indietro come spettatore, avere tanta passione e tanta umiltà. Fare il critico cinematografico è un po’ come fare il suggeritore al buio. Il mio unico consiglio per un critico esordiente è quello di mettersi nei panni dello spettatore ma non dare mai nulla, o quasi, per scontato. La recensione non si scrive infatti per se stessi o per i propri amici ma per un signor Lettore (e Spettatore) che non conosciamo e che non sempre condivide quello che scriviamo. Questo è il rischio del mestiere e bisogna accettarlo.
Ci sono errori che hai commesso durante la tua carriera che con l’esperienza non rifaresti più?
Sì, è  inevitabile che ci siano. Uno in particolare è stato quello di non aver preso un master in cinematografia quando avevo modo e possibilità di farlo. Ho però fatto un corso on-line della Scuola Holden che mi ha permesso di raggiungere una preparazione e una capacità analitica che non avevo.
Parlami del tuo lavoro di scrittore, descrivimi una tua giornata tipo dedicata alla scrittura.
Scrivo quasi sempre di notte e questo significa che dormo molto poco andando a letto alle due o alle tre di mattina. Tutto poi dipende dalla storia che sto scrivendo. Se è interessante e riesce a mantenermi sveglio scrivo volentieri anche trenta o quaranta pagine di sceneggiatura. In caso contrario lascio perdere e decido di tornarci a lavorare la notte dopo oppure di buttare tutto nel cestino se vedo che la storia non funziona proprio. Mentirei se non ti dicessi che ho passato molte notti insonni senza scrivere niente. Sono un maniaco della revisione e il mio numero fortunato è di dieci stesure e svariate versioni prima di ottenere qualcosa di decente. Mi piacerebbe provare a scrivere nella vasca da bagno come faceva Dalton Trumbo ma credo che stare dentro alla vasca con un pc portatile sia un po’ scomodo.
Definiscimi la parola “libertà”. Ti senti una persona libera?
La libertà è una fantasia culturale, politica e sociologica che tutti vorrebbero avere anche a costo della vita. Se l
e persone fossero veramente libere rischierebbero di non capirsi più. Per questo l’uomo ha inventato le leggi e lo Stato. Anche queste però sono cose da uomini, con tutti gli inevitabili errori che ne derivano. Devo dire che anch’io faccio parte del contratto sociale voluto da quel volpone di Jean Jacques Rousseau e quindi non sono libero, come del resto non lo sono tutti i contraenti che hanno firmato il patto per lo Stato sociale, e che al giorno d’oggi sono parecchi.
Ci sono difetti che immancabilmente non sopporti e che ti fanno arrabbiare?
Non mi piacciono le persone che dicono di saper fare cose che non sanno fare. Ci sono molti scrittori che dicono di saper scrivere ma poi non mi fanno leggere quello che scrivono e questo mi fa imbestialire parecchio perché non sono oneste con se stessi. Nessun scrittore è nato tale e tutti sono andati a scuola o a bottega da qualcuno per imparare il mestiere, non vedo che male ci sia a dire la verità. Anche molti miei amici scrittori già affermati si fanno aiutare quando ne hanno bisogno. In fondo è la cosa migliore, a chiedere consigli non è mai morto nessuno.
Fingi di essere un critico polemico e stroncami un ipotetico drammone giovanilistico. Che parole useresti?
Questo film è  così drammatico e avvincente che il pubblico s’è portato da casa le cipolle già tagliate per farsi venire subito le lacrime agli occhi.
Molti ti temono, mentre io so che sei una persona gentile e spiritosa. Da cosa pensi derivi questa fama così bizzarra?
Come dice il mio amico critico cinematografico Andrea Bruni, ho sempre una strana doppia personalità alla Nando Cicero, e per questo solo fatto a volte sono capace di farmi paura da solo.
Secondo te si può  vivere facendo i critici letterari o cinematografici in Italia?
Purtroppo no. Per farlo bisogna essere davvero bravi e spiritosi come il grande Bruno Fornara o arguti e attenti come Carlo Bordoni. Ma del resto, nemmeno fare gli scrittori consente di vivere nel nostro Paese. Umberto Eco ad esempio fa il professore. Uno solo c’è riuscito ed è il grandissimo e bravissimo Stefano Di Marino con le sue eccellenti spy story.
Hai un sogno nel cassetto, un progetto a cui tieni molto e vorresti vedere realizzato?
Spero di vedere un film che sia veramente di genere in Italia. Se poi l’ho scritto io o qualcun altro non importa, a me interessa solo che il cinema thriller, horror e noir diventi veramente importante e sia preso nella giusta considerazione anche nel nostro strano Paese.


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2 Risposte to “:: Intervista con Alessio Iarrera”

  1. Avatar di Sconosciuto utente anonimo Says:

    Stupenda intervista! Un vero tesoro da condividere anche su Facebook. T'abbraccio. Ales.

  2. Avatar di Sconosciuto utente anonimo Says:

    Stupenda intervista! Un vero tesoro da condividere anche su Facebook. T'abbraccio. Ales.

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