:: Intervista a Valerio Varesi & Andrea Villani

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Benvenuti su Liberidiscrivere. Inizierei con le presentazioni. Ognuno descriva l’altro anche fisicamente.

Valerio Varesi: Be’, lui è senza dubbio più tondo di me, questo è indiscutibile. Ma piace più alle donne perché porta i capelli lunghi e fuma il sigaro. Siccome è molto permaloso dico anche (con assoluta sincerità) che ha una gran bella mano quando scrive. Sono anche consapevole che questo è un confronto impari: lui è un cabarettista e io no.

Andrea Villani: Valerio è uno sportivo oltre che un intellettuale. Non rinuncia alla corsa e tratta bene il proprio corpo. Ma i suoi lineamenti arguti, il sorriso che riesce a rimanere serio senza cadere nell’ossimoro, non tradiscono la fisiognomica che ne determina i tratti. Non ha un filo di grasso nel corpo. E neppure nel cervello.

Come vi siete conosciuti? Ditemi il primo ricordo che avete l’uno dell’altro.

VV: Ad una presentazione, di chi non ricordo più. M’è rimasto impresso perché non mi ha degnato per tutto il tempo benché mi fossi dato da fare per mostrare al meglio l’autore, il quale, se la memoria non mi tradisce, doveva essere un suo amico. Inoltre era l’unico in sala.

AV: Me lo trovai, una notte senza luna, vestito di una sola tutina nera, a rovistare tra i miei scritti dopo aver forzato la finestra del mio studio. Da quella volta non trovai mai più un mio vecchio manoscritto dal titolo “Le inchieste parmigiane del commissario Doveri”. Scherzo, in realtà lo chiamai per invitarlo a uno spazio letterario, di cui mi commissionarono la gestione a una Festa dell’Unità, qualche anno fa. Ero un po’ imbarazzato perché lui era già un nome altisonante a livello nazionale e io peggio di ciò che sono ora. La sua cortesia e serietà mi sorpresero. Passammo una serata incantevole con le nostre famiglie. Per quanto mi riguarda avvertii una sorta di amicizia e affetto, oltre che stima, subito, da quella sera.

Come vi siete avvicinati alla scrittura? E’ per voi più un lavoro o una malattia?

VV: Io da adolescente. Avevo una fantasia che faticavo a contenere e allora, per essere meno molesto, ho deciso di travasarne un po’ sulle pagine. Non mi sta bene né la definizione di lavoro né quella di malattia, ma delle due sceglierei quest’ultima perché scrivere è qualcosa che ha a che fare con un virus.

AV: Per quanto mi riguarda mi avvicinai alla scrittura, davvero, sin dalla più “tenera” età. Al di là del luogo comune mia madre conserva ancora scritti del’ 68. Avevo circa otto anni quando partecipai alla rivoluzione culturale sociale, artistica, e letteraria. Il mio maestro notò in quel materiale un che di Pasoliniano, al passo con i tempi, ma anche una goccia di Celine. Ora si tratta di uno stile di vita irrinunciabile probabilmente anche il sintomo di una malattia che però si cura solo con sé stessa.

Datemi una vostra personale definizione di “noir”.

VV: E’ quella narrativa che si occupa del lato oscuro della realtà e di fronte al male non si chiede tanto cosa è successo, ma perché.

AV: Oddio, questa si che è diventata una bella pippa: scuola di pensiero, corrente letteraria, stato d’animo, mera etichetta? Di certo non saprei scrivere in nessun altro modo e quando ho iniziato non avevo certo intenzione di scrivere noir. Soprattutto quando parlo della mia terra e della bellezza dimenticata della poesia e della strada. Io sono restato ancorato agli schemi psichici dell’”On the road”. Da lì tutto il resto. Poi oramai siamo arrivati al “Post noir” che ce ne facciamo dei noiristi già scavalcati, in vita, nel proprio genere?

Quale è il libro più bello che avete letto in assoluto , quello che vi ha commosso, segnato, aiutato, sconvolto.

VV: Urca! E’ difficilissimo. Ne cito due tanto per trasgredire: “Lo straniero” di Camus e “Il processo” di Kafka.

AV: Continuo a essere affezionato al ricordo delle strabilianti emozioni che mi suscitò a suo tempo “Cent’anni di solitudine”, ma non sono mai arrivato a capire se è davvero merito di Marquez oppure del momento magico in cui lo lessi e rilessi a Londra, a Baker Street, a soli vent’anni. E allora tutto sapeva di buono, di nuovo, di illuminante. Persino il sesso.

Ditevi una cosa che non vi siete mai detti prima. Senza ridere e non mettetevi a parlare dialetto come l’altra volta.

VV: Sensa ridor lé dificil! Sai, Andrea, che la prima volta che ti ho visto non mi sei sembrato simpatico? Avevi l’aria di uno di quegli sbruffoncelli di sinistra un po’ fighetti. Però ho cambiato subito idea eh!

AV: Certo che sarebbe molto meglio il dialetto in questi casi. E io, che sono un guitto di natura, non riuscirei però a trovare nulla da ridere nel bene che voglio a Valerio Varesi. Non rimane che dire: Valerio, quando a Parma ti intitoleranno una strada, tra cent’anni, vorrei che capitasse una sera in Piazza Garibaldi la seguente conversazione: “Ci vediamo domani per l’aperitivo all’enoteca nuova in Viale Varesi” “Va bene” risponderà l’altro “a che altezza? ” “Proprio all’incrocio con Borgo Villani”

L’aneddoto più curioso della vostra carriera, il più insolito, imbarazzante o divertente?

VV: Uno l’ho vissuto con Andrea: a una rassegna che non dico, l’organizzatore aveva invitato tanti autori e intervistatori che non stavano tutti sul palco. L’altro è relativo al mio primo approccio con l’editor di Frassinelli che mi segue da sei anni: quando mi ha telefonato per annunciarmi che avrebbe pubblicato il mio libro l’ho chiamata per tutto il tempo Lisa invece che Ilde.

AV: Ne avrei uno interessante vissuto con il nostro collega parmigiano Davide Barilli che mi tamponò in auto subito dopo una presentazione da Feltrinelli. Scese un signore dalla casa di fronte, si avvicinò e fece: “Non sono mica venuto giù perché mi incuriosiscono gli incidenti d’auto, sapete? Sono sceso perché è la prima volta che vedo due che si tamponano, scendono dall’auto e si abbracciano”. Ricordo che Valerio voleva scrivere un pezzo su La Repubblica dal titolo: “Scontro di correnti letterarie a Parma”. Oppure quella volta che io e Andrea G. Pinketts finimmo in un canale con una cassa di lambrusco appoggiata sul sedile di dietro che si mise a scoppiettare e inondare di vino l’abitacolo. C’era una ragazza seduta di fianco alla cassa che rischiò di affogare. Pinketts come se non fosse successo nulla, nell’auto rovesciata, riuscì a dare una boccata di Antico Toscano, come se fosse al bar, e nonostante “l’inclinazione particolare della prospettiva” fece con un’espressione tranquillissima: “Beh, questa non ci voleva proprio”.

varesiScrivereste mai un romanzo insieme? Vi piacerebbe essere la nuova coppia Fruttero&Lucentini del giallo italiano?

VV: Perché no? Altroché se mi piacerebbe! Ma temo che ci ingozzeremmo troppo di strolghino e ci ubriacheremmo di malvasia tutti i giorni.

AV: Non esageriamo, Valerio Varesi non ci guadagnerebbe nulla dal connubio.

Quali sono i vostri scrittori preferiti, italiani e stranieri, viventi o no?

VV: Ovviamente Villani (spero che lui mi ricambi). Poi Gadda, Sciascia, Calvino e Fenoglio per gli italiani (butto lì i primi nomi che mi vengono in mente), Chandler, Simenon, Izzo, Marquez, MacCarthy, Dostoevskji, Balzac… E numerosi altri.

AV: Esclusi i presenti, perché poi cadiamo nel ridicolo, ho raccontato mille volte di avere un debole per Francesca Mazzucato, mi piace Ammaniti e mi diverte da impazzire Andrea Pinketts che trovo sia un bell’incrocio tra Jean Claude Izzo e Daniel Pennac. Tengo d’occhio il giovane Gabriele Dadati. Per il resto non ho scrittori, ma libri preferiti. Kafka mi ha colpito in diverse occasioni. Poi tutta la produzione artistica, non solo letteraria, della beat generation che, come ho ripetuto spesso, riesce a farmi battere ancora il cuore.

img_5653Parlatemi del libro che avete scritto a cui siete più legati e ditemi almeno due buoni motivi per convincere un ipotetico lettore che non l’avesse letto a leggerlo.

VV: Sono tutti figli miei! Come potrei preferirne uno anziché un altro? Vabbé, dirò “Le imperfezioni” visto che non è un poliziesco e rischia per questo di essere trascurato. Perché leggerlo? Perché è un viaggio dentro l’animo umano e affronta il mistero dell’arte.

AV: Sono molto legato a “La notte ha sempre ragione” (Todaro) dove opero sulla metafora del rapporto tra Bellezza e Orrore (non spaventatevi è piuttosto scorrevole) cercando dimostrare che la bellezza non può essere uccisa dall’orrore quanto piuttosto dell’idea falsata che abbiamo oggi della stessa idea di bellezza. Il primo motivo per il quale un lettore dovrebbe leggerlo è che credo di esserci riuscito, almeno in buona parte. Il secondo è che ho un mutuo da finire di pagare.

C’è un esordiente che vi ha particolarmente colpito, quale consiglio gli dareste lo stesso che avreste voluto ricevere all’inizio delle vostre carriere.

VV: Non ho letto esordienti negli ultimi tempi. Consigli? Ne ho bisogno io, come faccio a darne agli altri? Ho avuto la fortuna di incontrare un grande letterato come Raffaele Crovi che mi ha condotto per mano nel mondo non facile dell’editoria.

AV: Allora erano altri tempi e bastavano consigli di laboratorio. A uno scrittore giovane dei tempi d’oggi direi invece: “Prima di tutto non cominciare a rompere i coglioni con il sito da scrittore, la pagina su facebook da scrittore, non chiedermi di diventare tuo fan, e non cominciare a farti stampare i biglietti da visita con scritto su scrittore”. Poi possiamo cominciare a parlare.

Parliamo di “tropical nor” termine che mi è entrato nella testa e mi fa pensare a cuba libre, tramonti infuocati, camicie a fiori e cucaracha. Come lo definireste, vi piace, pensate ci siano dei buoni tropical nuaristi in Italia?

VV: Temo di non essere competente abbastanza per rispondere. Di tropical noiristi conosco solo Villani che però ha smesso subito.

AV: A me, chissà perché, ma il Tropical Noir fa tanto venire in mente uno di quei cocktail dolciastri con la frutta e gli ombrellini piantati sopra con dentro la liquirizia. E io sono uno da grappa secca. Cioè tu dici che se si legge un romanzo di Gianni Biondillo a Panama bisognerebbe chiamarlo Italian Noir? O meglio Italian Post noir?

Che rapporto avete con la televisione?

VV: Non la guardo quasi mai. Tranne alcuni programmi, la trovo insopportabile. Ho guardato poco anche “Nebbie e delitti” nella terza serie appena andata in onda.

AV: Quando mi pagano per farla: un rapporto splendido.

La cosa più difficile che vi è toccata di fare durante le vostre carriere.

VV: I racconti a comando. E’ uno di quei momenti in cui scrivere da malattia, diventa veramente lavoro.

AV: Presentare gli autori che soffrono il pubblico. Lo trovo disarmante, ho vissuto situazioni in cui sono dimagrito un paio di chili a presentarei libri di gente che rispondeva a monosillabi del proprio lavoro. Davvero, ragazzi, se siete timidi state a casa.

Se doveste vincere alla lotteria e guadagnare tanti ma proprio tanti soldi, cosa fareste? Quale è il vostro sogno nel cassetto?

VV: Poter rinunciare alla necessità di un lavoro e starmene tranquillo a casa a scrivere e leggere.

AV: Niente di particolare, andrei a vivere vicino al mare e ricomincerei tanti viaggi, ma davvero tanti, e poi comprerei un bell’attico a Roma in un posto dove si possono tenere molti bassotti. Ma in realtà non farei altro che scrivere. La felicità, per ciò che mi riguarda, è solo nell’arte e nell’amore. Per ora li ho entrambi e sono felice da vergognarmene. Ognuno dei miei guai, e maledizioni, e tristezze, me li sono sempre cercati, nutriti, e scovati da solo. Con inaudita perizia. Il denaro sarebbe un eccellente amplificatore se inteso come libertà. Mai come potere.

Avete mai litigato? Cosa avete fatto per fare pace?

VV: Macché! Siamo una coppia affiatatissima!

AV: Neanche per sogno, io sono un libro spalancato e Valerio è troppo sensibile per arrivare sino al malinteso. Ma se dovesse succedere, e in una bella amicizia ci sta pure quello, lo porterei a fare pace alla salsamenteria di Busseto, tra strolghino, lambrusco, parmigiano d.o.c. , noci e grappino. Con musica di Verdi, leggera leggera, in sotto fondo. Voglio vedere se mi resiste.

Vi piacerebbe presentare il libro uno dell’altro con che parole esordireste nel presentarvi?

VV: L’abbiamo già fatto, mi pare. Villani ha esordito così: “Questo libro è come quelle osterie dove si mangia male ma si ride molto e vale la pena andarci.

AV: Farei come nell’ultima presentazione de “La casa del Comandante” al Caffè Letterario di Parma. Esordii dicendo “Signore e signori, permettetemi di anticipare una cosa essenziale: io, Valerio Varesi, lo odio”. Ci fu un momento di panico.

A che libro state lavorando in questo momento?

VV: Sto scrivendo un racconto per un’antologia Guanda.

AV: In attesa dell’uscita del nuovo romanzo per Mursia nel 2010 e del racconto per Giallo Mondadori che sarà in edicola in dicembre, sto terminando il romanzo biografico sulla vita del famoso bandito Luciano Lutring. Sarà una biografia autorizzata, introdotta dallo stesso Lutring, ma raccontata secondo gli schemi della narrativa e non quelli biografici giornalistici.

E ora in dialetto salutatevi e promettetevi amicizia eterna.

VV: Andrea, anca pri ‘ncò jema dit al nostri cojonedi! As vedemà adma’ Sta bè.

AV: Ciao Vale, a tal se belà cat voj ben, ca ghe pù bisogn ca tal ripètà tuti il volti. Oramei con cl’intervista chì a paremà dabon Stanlio e Ollio. Col cam dispies le ca col megor, di dù, at tsi tì. E tal sarè par sempor. E par sempor, mi, at vrò ben. Bon ben.

4 Risposte to “:: Intervista a Valerio Varesi & Andrea Villani”

  1. sergiopaoli Says:

    molto simpatica e interessante. grazie.

  2. fabiosuraci Says:

    Davvero una chiacchierata divertente e interessante. È palpabile il profondo legame di amicizia che vi lega e Andrea, lasciatelo dire: sei spassoso!
    Grazie a entrambi per questa intervista fuori dagli schemi e grazie anche a Liberi di scrivere ^_^

  3. utente anonimo Says:

    Bella intervista, l’ho letta d’un fiato! Emerge il rapporto carnale e rispettoso che vi lega alla scrittura. Che bello leggere queste cose… Grazie! Alessandra Locatelli

  4. valtergiraudo Says:

    Interessante duetto amichevole, che rende l’intervista piacevole… mi fa pensare molto come sia bello ed importante avere legami… quello che Michele ed io stiamo costruendo…

    ciao

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