Valentina benvenuta su Liberidiscrivere. Presentati ai nostri lettori. Chi è Valentina Maran?
Ciao! Valentina Maran è una copywriter (una cioè che scrive per la pubblicità), che vive tra Varese e Milano e si dedica, tra le altre cose, alla letteratura erotica.
Parlaci del tuo lavoro di copywriter, ti appassiona, ti concede tempo libero per scrivere, ti permette di incontrare persone interessanti?
Il mio lavoro è bellissimo e difficile al tempo stesso: è un mestiere inebriante perché ti permette di parlare a tantissime persone mostrando il tuo talento… quello che di solito sfugge ai pubblicitari, però, è che è un mestiere che si fa con i soldi degli altri. E bisogna capire che i veri obiettivi non sono quelli personali ma sono quelli in funzione del successo del cliente. Questa è una questione che i pubblicitari travisano, sbagliando obiettivi, mettendo prima l’interesse personale rispetto a quello del cliente. E’ comunque un lavoro privilegiato che ti mette in contatto con tantissime persone interessanti: cantanti, registi, scrittori… spesso si arriva ad avere contatti con gente di altissimo livello senza meritarselo davvero. Per quel che riguarda la scrittura nuda e cruda, dipende dai periodi: se uno ha voglia di scrivere il tempo lo trova indipendentemente dal lavoro. Certo è che- facendo un lavoro creativo che ti occupa la mente 12 ore al giorno, una volta arrivati a casa è difficile aver voglia ancora di scrivere.
Parlaci dei tuoi esordi perché hai iniziato a scrivere?
Ho iniziato a scrivere per pura necessità: scrivo per gli altri, per farmi ascoltare, per avere un pubblico. E’ un desiderio innato. La necessità del racconto. Insieme c’è anche la presunzione di raccontare le cose come nessuno ha ancora fatto.
“L’uomo che mi lava” come è nato? Nove racconti accomunati dall’obbiettivo di stupire, intrigare far riflettere? Quali scrittori ti hanno particolarmente influenzato?
Il libro ha una strana gestazione: un amico si trovava in Germania e non aveva con sé nulla da leggere… mi ha chiesto un racconto lungo “di quelli che so scrivere io”. Quasi per scherzo mi ha dato delle consegne mensili e da lì è nato un libro. Diciamo che uscito dal piacere di far leggere qualcun altro. Non ha l’obiettivo di far parlare… non ho scelto l’erotismo come facile soluzione alle vendite: semplicemente è stato un bel banco di sfida. Era un argomento che mi interessava. Per il resto non ho scrittori di riferimento. Leggo molti autori italiani contemporanei, quello si.
Hai fatto fatica a trovare un editore? L’hai proposto a molte case editrici? Raccontaci il percorso che hai seguito per arrivare alla pubblicazione.
Degli amici autori mi hanno dato un paio di contatti per alcune case editrici che però hanno risposto picche. Poi Raul Montanari mi ha segnalato quella che poi è diventata la mia validissima agente: Agnese Incisa. Lei all’inizio è stata molto dura, mi ha detto che sarebbe stato difficile, poi per fortuna la PIEMME si è innamorata del libro… ed eccomi qui! C’è voluto quasi un anno. Mi rendo conto che comunque sia molto difficile.
Su Tina di Matteo Bianchi c’è il racconto Diritto alla meta che ha vinto il premio chiara della narrativa per autori giovani, scrittura veloce, folgorante, un pizzico di ironia, è questa la ricetta per un buon racconto breve?
Come in tutte le cose, più che l’ironia credo che sia il talento la vera chiave per un buon racconto. E’ importante stupire, scavare sotto la soglia della realtà, andare dove gli altri non si spingono. Scardinare l’ovvio e trovare nuovi punti di vista.
Abbiamo letto le recensioni dei lettori su ibs per “L’uomo che mi lava” niente mezze misure o ti amano o ti odiano, perché pensi di suscitare reazioni così nette e contrastanti?
E’ un libro difficile che tratta argomenti “fastidiosi”: alcuni hanno visto una scorciatoia per la pubblicazione… in realtà per me è stata una sfida raccontare le cose in un modo così saturo di carne e sudore. Ho voluto calare i lettori in una realtà palpabile. Quando vai a far leva in maniera così forte sulla sensibilità, è normale che capiti.
Chi preferisci tra Charles Bukowski e Banana Yoschimoto?
Bukowsky. Amo la gente sporca
Valentina e l’erotismo. Cosa ti intriga di più, sei consapevole che spesso il non detto ha valenze erotiche maggiori che il palese. Perché hai scelto un genere così controverso per il tuo libro d’esordio?
Perché era un bel banco di sfida: il sesso è un argomento che tutti conoscono. Non puoi barare: scrivi di cose che tutti fanno, sanno e praticano. Se riesci a far vedere cose nuove, a far percepire le cose come nessuno ha ancora fatto… beh, allora hai fatto un buon lavoro. L’importante è che non diventi una gabbia. Se succede, un genere ti può anche soffocare. E io vorrei evitarlo.
Valentina e Facebook. Cosa pensi dei social network?
Mi divertono. Sono la soglia di inizio di relazioni di qualsiasi tipo. Sono dei bacini di trame pazzeschi. Hanno annullato le distanze tra le persone, ma allo stesso tempo stanno mettendo alla prova il livello di intimità e di consapevolezza di ciascuno.Mi incuriosiscono.
Sul tuo blog c’è un post sul caso di Roman Polaski, uno stupro è un crimine a prescindere da chi lo commette, essere artisti non è un alibi perché pensi ci sia tanta opinione pubblica innocentista?
Credo che sia dovuto soprattutto all’immagine che il regista porta con sé: lo si vive molto come vittima, prima per i trascorsi della famiglia ebrea perseguitata, poi per il massacro della moglie incinta… in più c’è anche l’inattaccabile talento filmico. Questo però secondo me non deve alleviare il punto di vista della colpa. Non si va a credito con quello che ti capita nella vita. Se hai sbagliato devi pagare. E’ un uomo che da trent’anni sfugge alla giustizia in modo pubblico. Questo mi fa orrore. Non mi interessano i giochi di potere che ci sono tra Svizzera e America. Questi sono solo fatti a traino della situazione. E’ sbagliato il principio primo: un uomo commette un delitto, scappa all’estero e non viene punito. Non va bene.
Cosa stai leggendo attualmente?
Trilogia di K.
Sei di Varese, parlami della tua città cosa ti piace e cosa invece ti rattrista?
Varese è una sorta di paesone: non ha ancora deciso che identità avere. Soffre la vicinanza con Milano e non riesce a trovare gli spazi per ritagliarsi un diritto alla notorietà. Vedo troppo spesso i soliti noti alla guida di iniziative autoreferenziali e poche idee nuove.Le cose più interessanti capitano invece dalle aggregazioni spontanee: il centro città sta riscoprendo la movida… chissà che da quella non si riesca a far nascere un fenomeno come Torino… ma per quello servono più artisti affermati, capaci di dare nuovi stimoli, aggregare persone che arrivano dall’estero.Ho molta fiducia nei musicisti e nei graffitari. Vedremo.
Che consigli daresti ai giovani narratori in cerca di editore?
Di non aver paura nel cestinare i lavori. Un buon lavoro trova sempre un editore, prima o poi. Il vostro scopo deve essere prima di tutto scrivere. E’ inutile intasare le case editrici con plichi di carta stampata. Affidatevi ad agenti e agenzie letterarie. E quello che ripeto sempre è di fare un’attenta analisi critica verso sé stessi: la voglia di scrivere spesso non coincide con un vero talento. E’ importante capire se si hanno le carte per diventare un narratore oppure no. Io, nonostante abbia già pubblicato, continuo comunque a chiedermelo.
Hai una scrittura personalissima, cosa ti ispira, usi spunti autobiografici, fai molte stesure?
Una sola stesura e una correzione definitiva. Uso di tutto: spunti personali, racconti sentiti, storie rubate ai tavolini del bar.
Fai parte di una generazione di trentenni, affermata, consapevole informata, cosa ami di più della tua generazione e quali sono i suoi limiti?
Quello che amo nella mia generazione è la caparbietà. Stiamo attraversando un periodo difficile è il momento giusto per mettere alla prova le persone. Credo più ai momenti di stenti perché aiutano a tirare fuori il meglio e il tragico in ogni persona. Sono i momenti di dramma e non quelli di quiete, quelli che innescano i sistemi creativi migliori. Mi aspetto grandi artisti dalla mia generazione.
Stai scrivendo? Sempre racconti? Quando inizierai la stesura di un romanzo?
In realtà scrivo molto poco. Sto lavorando alla stesura di un romanzo, ma in genere sono molto avara: tendo a scrivere poco, con parsimonia e solo quando sono certa che sto scrivendo la cosa giusta.
Pensi siano più brave le donne o gli uomini a parlare e scrivere di erotismo?
Le donne. Abbiamo per natura un tipo di approccio multisensoriale al sesso. Gli uomini sono molto visivi. Il nostro percorso d’ascesa dell’erotismo è più complicato. Siamo in un periodo dove stiamo rimettendo in discussione i nostri ruoli, i nostri nuovi obiettivi.
Ti piacciono i libri di Anais Nin?
Ne ho letto qualcuno, ma come ti dicevo non ho autori di riferimento.
Hai un innato talento comico hai pensato di scrivere sceneggiature per cortometraggi, chi immagineresti come regista?
No. Scrivo già spot, che in un certo senso sono delle microstorie. Amo molto Tarantino e Gondry. Ma non credo di avere nulla nelle loro corde.
Ti piace la poesia? Quale è il tuo poeta preferito?
Onestamente non ne capisco molto, ma un po’ di tempo fa ho letto la raccolta “Tema dell’addio” di Milo de Angelis e l’ho trovato meraviglioso.
“Contare i secondi, i vagoni dell’Eurostar, vederti scendere dal numero nove, il carrello, il sorriso, il batticuore, la notizia, la grande notizia. Questo è avvenuto, nel 1990. È avvenuto, certamente è avvenuto. E prima ancora, il tuffo nel Ticino, mentre il pallone scompariva. È avvenuto.”
Bello, no?
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