Grazie Carlo di aver accettato la mia intervista e innanzitutto benvenuto. Presentati ai nostri lettori. Chi è Carlo A. Martigli?
Un uomo con due grandi passioni, leggere e scrivere. La prima rende liberi, la seconda felici.
Sei nato a Pisa ma presto ti sei trasferito a Livorno.Ora vivi a Rapallo e Bologna Parlaci della tue città. Due motivi per cui le ami e due motivi per cui ti rattristano.
Rapallo la amo d’inverno quando dalla finestra di casa mia sento solo il respiro del mare, mentre d’estate sento soprattutto il kunz kunz degli impianti stereo delle auto dei vacanzieri. Bologna è invece viva e feconda, d’estate e d’inverno, calda nei cuori ma gelida fuori.
Studi classici, una laurea in filosofia del diritto, una carriera in banca poi d’improvviso scrittore. Come è maturata questa tua scelta? Amavi scrivere fin da ragazzo? O è un amore tardivo?
Ho sempre amato scrivere. A 19 anni scrivevo per Il Tirreno di Livorno, mi offrirono di fare i 18 mesi di praticantato ma vicende familiari mi obbligarono a impiegarmi. Succede nella vita.
Da toscano avrai sicuramente un acuto senso dell’umorismo, raccontaci una barzelletta, la più divertente che conosci.
Le barzellette vanno raccontate a voce, sono come un testo teatrale. Rendono poco nella lettura. Al massimo posso dirti che “credere nella superstizione è stupido ma porta male”.
Quali sono state le tue prime letture? Hai amato i libri di Salgari, l’Odissea , l’Iliade, Plinio il vecchio?
Salgari è stato un maestro e un compagno di viaggio, così come Jules Verne. A Plinio preferivo Cesare e mi dilettavo con Aristofane. Dell’Iliade imparavo dei pezzi a memoria, mi mettevo davanti allo specchio e li recitavo immaginandomi nei panni dei vari eroi, brandendo righelli come fossero spade
Parliamo del tuo debutto letterario “Due castelli e gemelli” del 1995 favole in rima Giunti Editore. Come ti sei avvicinato alla narrativa per ragazzi? Hai amato Gianni Rodari?
L’ho fatto per mia figlia Sofia che da piccola, due o tre anni rideva come una matta quando mi inventavo delle rime. Così ho scritto due favole lunghe in perfetti endecasillabi con rima AA BB CC etc. Non tanto perché li leggessero i bambini quanto lo facessero i genitori, per educarli a stare con i figli. Luzzati lesse per puro caso le bozze e volle a tutti i costi essere l’illustratore di questo libro, un vero evergreen. Di Rodari ricordo una frase che più o meno suonava così: “con la poesia si possono comunicare cose che con la prosa è impossibile”
Dal 1997 sei iscritto all’albo dei giornalisti. La scrittura è diventata la tua vita. Quali sono le doti e le qualità di un buon giornalista? Senza entrare nella polemica attuale se in Italia c’è o no libertà di stampa, ti sei trovato mai davanti ad un redattore capo che ti sconsiglia di pubblicare un determinato articolo?
Ho sempre scritto tutto quello che mi è parso. E ho anche pagato per questo. Avevo una rubrica su un importante magazine e all’epoca, da esperto di finanza, facevo le pulci alle società che entravano in borsa, a mio avviso per fregare la gente con la complicità delle banche. Il direttore mi levò l’incarico perché alcune di quelle società o loro sodali avevano minacciato di levare la pubblicità dalla rivista. Oggi non c’è pericolo, non ci sono giornalisti che rischiano, salvo rarissimi casi.
Hai portato avanti corsi di scrittura creativa. Da cosa riconosci il talento? Ti è mai capitato di sconsigliare a qualcuno di intraprendere la carriera di scrittore?
Il talento esiste di natura ma solo se viene coltivato e coadiuvato dalla tecnica può riuscire a esprimersi. Lo riconosci da un lampo di comunicazione, perché scrivere è comunicare, ma può durare un secondo o una vita intera. Comunque non ho mai consigliato a nessuno di smettere di scrivere. Scrivere è come vivere.
Parlami ora della saga fantasy ambientata nell’Antica Roma: il primo libro “Lucius e il diamante perduto” viene pubblicato nel 2007, il secondo libro della saga “Thule l’impero dei ghiacci” nel 2008. E’ previstoo un terzo capitolo?
Questo andrebbe chiesto all’editore e al mio agente. Non escludo che il prossimo anno possa uscire un terzo capitolo.
Per Mondadori con lo pseudonimo di Johnny Rosso hai pubblicato diversi libri nella collana Superbrividi. Perché uno pseudonimo? Ti ha divertito questa esperienza?
Mi diverte moltissimo. E’ uno sfogo evocare le paure, anche se nei libri di Johnny Rosso c’è sempre un pizzico di ironia pur all’interno del terrore vero, di quello che non ti fa dormire la notte. Lo pseudonimo nasce da due esigenze, la prima è perché solo quando sei affermato puoi permetterti di scrivere verso target diversi e con stile diverso (Stephen King il re dell’horror per adulti scrive manuali di giardinaggio e libri per bambini, la seconda riguarda prettamente il “marketing”, Rosso è il colore del sangue e fa molto più paura di Martigli.
“Miracolo!” per le edizioni de Agostini tratta dei miracoli nelle religione diverse dal cattolicesimo. L’uomo è assetato di mistero e di soprannaturale? Il fanatismo molto spesso offusca la ragione?
L’uomo è di per se stesso un mistero, e il fanatismo di chi pretende di avere in mano la verità assoluta offusca non solo la ragione ma anche la libertà. Con “Miracolo!” ho voluto far vedere alla gente come in tutto il mondo i miracoli si ripetono e si sono ripetuti nel corso dei secoli, dovunque esista un afflato di spiritualità. Nessuna religione ha in mano la verità, nessuna può dire Dio è mio. Quanto al credere ai miracoli è una pura questione di fede.
In un altro tuo libro molto interessante che hai scritto “La Resa dei conti” racconti le vere ragioni della crisi finanziaria che sta colpendo l’Occidente. Pensi che l’Occidente sia una civiltà in declino o è solo una tappa di passaggio? Questa crisi ha qualcosa in comune con quella del ’29? Usciremo da questa nuova “Grande Depressione”?
La Resa dei Conti è il canto del cigno di un costruttore di strumenti finanziari, di un pentito, se preferisci. Ho cercato di fare capire in questo libro che se la Finanza riuscirà a cavarsela (e non è detto, basta che un paese anche piccolo fallisca e si avrebbe un effetto domino) l’Economia ne soffrirà ancora a lungo. La Finanza sono le istituzioni finanziarie, l’Economia è la gente. Noi siamo decadenti perché non lottiamo per nulla cerchiamo solo di tenerci quello che abbiamo, mentre all’est, tra Cina, India e Russia quasi tre miliardi di persone hanno l’obbiettivo di vivere come noi adesso. L’economia nei prossimi anni viaggerà così a due velocità e non c’è scampo: dovremo dividere con loro le nostre ricchezze.
Per Castelvecchi Editore hai pubblicato “L’Ultimo custode” una storia del rinascimento un romanzo storico esoterico con protagonista Pico della Mirandola puoi parlarcene.
Intanto consiglio tutti di andare a vedere il sito http://www.999lultimocustode.com/. E’ un thriller storico, un romanzo basato su fatti veri, come il desiderio rivoluzionario di Pico della Mirandola di unificare le tre religioni monoteiste, sulla difesa della chiesa tedesca che, unica, si opponeva alla divinizzazione di Hitler negli anni ’30, sui costumi sessuali dei papi (non di Papi), sul mistero di Giovanni Paolo I che disse che occorreva pensare a Dio come a una madre e morì misteriosamente pochi giorni dopo. Un romanzo, è vero, ma che mette molti dubbi e che ho la soddisfazione di vederlo leggere da tutti, donne e uomini, di ogni cultura, e del quale non ho ricevuto ancora una sola critica. Anzi sembra che proprio critica e pubblico questa volta si siano messi d’accordo.
Che libri stai leggendo attualmente?
Top secret per alcuni saggi che sono alla base del mio prossimo grande romanzo. Per il resto ho appena finito La Trilogia Sporca dell’Avana di Gutierrez. Splendido. Mi dispiace non averlo scritto io.
Raccontaci un aneddoto bizzarro che ti piace ricordare legato al tuo passato di bancario o al tuo presente di scrittore.
E’ amaro, perché denuncia la pochezza umana. Ma molto bizzarro. Il capo del personale di una nota banca (forse oggi ex capo) con il quale ebbi uno scontro di fuoco mi ha rintracciato sul mio vecchio cellulare e mi ha fatto i complimenti per il mio successo, aggiungendo che in fondo era merito anche suo perché mi aveva fatto prendere in schifo la banca. Veramente una faccia di bronzo.
Ci sono errori nella tua carriera che con l’esperienza non rifaresti? Quale è il tuo più grande rimpianto?
Non avere completato i miei studi di musica. Per il resto ho fatto molti errori ma preferisco avere più rimorsi per cose che ho fatto piuttosto che rimpianti per cose che non ho fatto
Qualche progetto di film tratto dai tuoi libri? Affideresti a Ron Howard la realizzazione di un film tratto da “L’Ultimo Custode”?
Dopo aver fatto Il Codice da Vinci e Angeli e Demoni, credo che sarebbe il regista perfetto per 999 L’Ultimo Custode, anche perché troverebbe molti meno errori nel testo dal punto di vista storico…
Un tuo difetto e un tuo pregio.
Sono del tutto sincero ma un gran bugiardo, e viceversa
Che consigli daresti ai giovani scrittori in cerca di editore?
Di provare con un agente letterario, non mandare i manoscritti agli editori che tanto non li leggono, nel 999/1000 dei casi (ormai non dico più 99 su 100 ma 999 su 1000). L’agente valuta e se c’è ingegno aiuta. Se non c’è lasciate perdere. E diffidate da chi si fa pagare per pubblicare, non sono editori sono…mi censuro da solo.
Una tua giornata tipo. Preferisci scrivere al mattino, la sera o di notte?
Partiamo dalla notte. Mi addormento pensando a una scena o a un’idea, mi arrabbio perché mi addormento ma per fortuna la mattina mi ricordo ciò che ho pensato. Leggo quindi i giornali on line e mi metto a scrivere, magari un’ora di tennis, poi scrivere, rispondere alle email, scrivere scrivere scrivere. Un buon film la sera e poi scrivere ancora se mi è rimasta qualche idea da buttare giù. Otto giorni alla settimana. Sono sette? Non me ne sono accorto, quando scrivi il tempo passa con un immenso piacere, come una donna che ti incanta con la sua bellezza, la sua intelligenza e la sua dolcezza.
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15 ottobre 2009 alle 20:01 |
Come posso competere con tali scrittori… Oltretutto è pisano come me, ma pubblica per la Mondadori… 🙂
Come posso far finire la mia intervista qui… Vi farei sfigurare! Non credete?
Meglio se faccio l’intervistatore. La mia parte d’intervista a Sergio Maffucci, l’ho finita, ora tocca a lui rispondere…
15 ottobre 2009 alle 20:01 |
Come posso competere con tali scrittori… Oltretutto è pisano come me, ma pubblica per la Mondadori… 🙂
Come posso far finire la mia intervista qui… Vi farei sfigurare! Non credete?
Meglio se faccio l’intervistatore. La mia parte d’intervista a Sergio Maffucci, l’ho finita, ora tocca a lui rispondere…