Ciao Giuseppe ” Dita amputate con fedi nuziali” come ti è venuto in mente un titolo così bizzarro per il tuo libro?
Ciao, ‘Dita amputate con fedi nuziali’, è la mia prima raccolta di racconti brevi, accompagnata da una postilla di un mio caro maestro, Luigi Bernardi. Il titolo del libro fa riferimento a un racconto nel quale il protagonista, un anatomo patologo colleziona appunto dita amputate munite di fedi nuziali in barattoli di formalina. E’ il suo hobby.
Sei redattore della rivista di esplorazione Argo come ti trovi?
Argo, è una rivista nata a Bologna nel duemila, è una rivista di esplorazione,
edita prima da Pendragon e ora da Cattedrale. E’ una rivista in cui credo molto e che sta facendo passi da gigante, vanta numerosissime collaborazioni in tutti i settori, media, arte, narrativa. Vi lascio l’indirizzo del sito: www.argonline.it Rispondo alla tua domanda: mi trovo benissimo, ho completa libertà d’azione.
Utilizzeresti mai il linguaggio dialettale tipico di autori come Camilleri?
Guarda, sto scrivendo un romanzo che parla del salento, io ho origini pugliesi e anche in quel caso non uso il dialetto, solo alcune parole che sono ovviamente intraducibili e non rendono in italiano. Ho frequentato però un corso di scrittura con Paolo Nori nel quale abbiamo trattato i semicolti, in questo caso si parla di linguaggio parlato, trasposto nella scrittura. Non sono contrario al dialetto, offre molte possibilità. Camilleri però non è uno dei miei autori preferiti…
Quale è il tuo metodo di scrittura per arrivare alla stesura finale?
Faticosissimo, mi perdo spesso e mi distraggo. A volte la scrittura dev’essere un esercizio zen.
Hai fatto fatica a trovare il suo primo editore?
Direi di no, ho mandato il manoscritto a una decina di case editrici e Giraldi mi ha risposto. Il tutto in poco tempo, qualche mese.
Preferisci scrivere racconti, novelle, poesie, saggi?
Ho scritto due raccolte di racconti, entrambe pubblicate: Dita amputate con fedi nuziali con Giraldi appunto e Aspettando gli squali che esce i primi dell’anno nuovo con la Coniglio editore con una prefazione di Marcello Fois; sono naturalmente portato a scrivere racconti, anche se adesso mi sto cimentando nella mia prima prova lunga, il romanzo quindi.
Quando hai deciso di diventare scrittore?
Mai, non l’ho mai deciso, è successo per puro caso.
Quale consigli daresti ad autori esordienti?
Oddio, io stesso sono un esordiente, quindi non saprei, forse di essere tenaci, ecco.
Cosa ne pensi delle case editrici a pagamento?
Non sono propriamente contrario, ci sono piccole case editrici che fanno fatica ad andare avanti, chiedono un piccolo contributo spese e allora ok, quando però ti chiedono migliaia
di euro, allora c’è puzza di truffa.
Hai un agente letterario?
No, al momento no.
Che libro stai leggendo attualmente?
Ho appena terminato di leggere la trilogia di Franck Bascombe, un personaggio del New Jersey creato da Richard Ford. I tre libri sono: The sportswriter, Il giorno dell’indipendenza e Lo stato delle cose: magnifici!
Quali sono i tuoi maestri letterari?
In primis Raymond Carver, poi David Foster Wallace, ma mi rifaccio anche a Kafka, sì.
Ti piace concedere interviste?
Bè, sì. Sono un egocentrico, tutti gli scrittori lo sono…
Per i tuoi personaggi ti ispira a persone reali o sono solo frutto della sua fantasia?
Mmm.. prendo spunto dalla realtà per poi trasfigurarla e fonderla con le mie nevrosi. Sono uno scrittore nevrotico, già…
Quanto c’è di autobiografico nei tuoi libri?
Tanto, tantissimo, ma sta al lettore scoprirlo.
Ti piacerebbe insegnare scrittura creativa, pensi che si possa insegnare a scrivere?
Guarda, collaboro con una mia amica giornalista e scrittrice, Eleonora Buratti e ogni anno mi invita a tenere una piccola lezione ai ragazzi del suo corso di scrittura, mi piace farlo. Penso che si possa aiutare a scrivere, ma fondamentalmente bisogna avere talento o almeno una parvenza di talento.
Qualcosa nella tua carriera che non rifaresti?
No, nulla, fin’ora son contento di me.
Frequenti fiere del libro, concorsi letterari ne hai mai vinto uno?
Mi capita di andare alla fiera del libro di Torino, c’ho anche letto un racconto. I concorsi invece mi piacciono meno, ci sono sempre degli interessi nascosti che non c’entrano nulla con la qualità dei libri in concorso.
Fai tour promozionali dei suoi libri come si usa fare in America?
Sì, quando esce un libro cerco di promuoverlo, anche se è una cosa che mi piace poco fare, sono fondamentalmente un timido.
Pensi che la gente ancora legga?
Sì, ma i libri sbagliati.
Hai un blog credi nella scrittura su internet?
Certo, ho un blog da tre anni, si chiama Scrivoeleggo, i miei primi racconti sono nati lì. Credo nella scrittura in tutte le sue forme, ben venga internet.
Ti interessi di giornalismo?
Mi piacciono le riviste, ho amici giornalisti, ma personalmente no, non mi interesso di giornalismo e invidio un po’ chi lo fa.
Parlami della sua città
Quale? Bologna, la città in cui vivo o San Pietro Vernotico, il paese in cui sono nato? La prima mi sta dando tanto, come speravo, la seconda la potete leggere nel mio romanzo, quando uscirà.
Hai mai fatto il ghost writer cosa pensi del fenomeno?
Penso che mi piace leggere un romanzo scritto dal nome che leggo in copertina.
Ti piace leggere in pubblico i tuoi lavori?
Preferisco siano gli altri a farlo, sono timido l’ho detto, mi tremano le mani e la voce; ogni volta è una forma di tortura.
Oltre al talento quali sono i requisiti necessari per avere successo come scrittore?
Un gran culo.
7 settembre 2009 alle 7:18 |
bella intervista.L’ultima risposta e’ molto vera !!!
7 settembre 2009 alle 7:23 |
Grande Merico, c’è qualcosa nella tua scrittura che emerge dalla pagina.
m.
7 settembre 2009 alle 8:20 |
Che bello trovare gente che conosco… Elisabhett (anche se da poco). Anneheche di cui, fra poco, pubblicizzerò il libro… Un po’ come casa mia. 🙂
Vedo che intervisti persone di vario genere… Professori, della rivista Argo… bene…
8 settembre 2009 alle 15:19 |
Bella intervista!